

LE DIMISSIONI DI APICELLA
E’ proprio vero : “il lupo perde il pelo ma non il vizio”.
Nel caso del Dott. Apicella quel detto di saggezza popolare andrebbe rimodellato nel senso che”il Procuratore perde il posto ma accusa ancora”.
“L’ex capo dei PM contro Anm , stampa e istituzioni” recitava il titolo di un articolo di ieri apparso su tutti i giornali ; “Il Procuratore lascia ed accusa” ; “silenzi su fatti gravissimi” ed altri titoli ancora simili.
Un vero e proprio campionario di “superbia”.
Eppure caro Dott. Apicella sarebbe bastato seguire il consiglio di un grande pensatore e scienziato del passato , Blaise Pascal , per non cadere in questa tentazione : “se vuoi che la gente pensi bene di te , non parlare bene di te stesso” raccomandava il grande Pascal ,un invito alla modestia e all’umiltà , la qualità che si possiede veramente quando si è convinti di non averla.
Le invettive contro tutto e tutti , ingiustificate dopo che i Giudici hanno deciso a seguito di contraddittorio , finiscono per apparire patetiche e ridicole . Chi ha giudicato questi fatti non rilascia dichiarazioni per sponsorizzare verso l’opinione pubblica la bontà e la giustizia della decisione adottata , si comporta in maniera professionale , distaccata , tecnica.
Il dott. Apicella invece vuole convincerci “per forza” di avere ragione lui perché ha “servito lo Stato per 45 anni con lealtà e trasparenza”.
Dovrebbe invece forse cambiare parere , un impegno in realtà scarsamente praticato.
Ci sono due realtà che si assomigliano nel comportamento ma sono antitetiche nella loro qualità morale : da un lato , c’è la tenacia che è perseveranza nel bene e coerenza nei valori scelti anche a costo di subire svantaggi che con le dimissioni, nel nostro caso,invece si eliminano ; dall’altro lato , c’è invece l’ostinazione che è la pervicacia di una scelta sbagliata , così giudicata definitivamente nel nostro caso, pur di non ferire il proprio orgoglio.
Alla radice c’è sempre quel vizio capitale principe , la superbia , che riesce a renderci simili ad un mulo , incaponiti fino all’ultimo nel tutelare la propria scelta , anche quando essa si rivela come nel caso in esame , palesemente errata.
Sapientis est mutare consilium , dicevano gli antichi latini.
Tuttavia il “mutare consiglio” non è indice di sapienza ma di viltà quando lo si fa solo perché la nuova opzione è più comoda e vantaggiosa.
Ma anche quando si fanno scelte dolorose come la dimissione del Dott. Apicella da cui però discendono conseguenze pratiche , utili , “è più facile rinunciare alla propria felicità che al proprio orgoglio “ come diceva Paul Claudel.
Pur di non riconoscere di essersi sbagliato , ledendo così il suo orgoglio , il Dott. Apicella è precipitato in questa situazione difficile , faticosa e persino amara.
Eppure questa tentazione di sentirsi “immune” , “superiore” , “infallibile” , avvolge gli interessati in un manto dorato trascinandoli in tanta infelicità.
Si pensi all’ansia per il successo , alla disperazione per un fallimento , alle vili bassezze che si commettono per la carriera , alla perdita di dignità a cui ci si sottopone pur di raggiungere un po’ di visibilità , alle umiliazioni che si affrontano per conquistare un posto più in alto nel proprio ambiente , al ridicolo a cui si va incontro nell’illusione di farsi lodare e ammirare.
E’ lunga la lista delle fatiche , delle pene che bisogna accettare per raggiungere forse solo un bagliore di gloria e di successo. La via della semplicità è troppo lineare per chi ama l’ostentazione ; l’umiltà , dote che più volte è stata riconosciuta al Dott. Apicella in questi ultimi tempi , e che ora sembra essere smentita dallo stesso interessato con le sue esternazioni sulla stampa, è una parola ormai polverosa da manuale ascetico , sbeffeggiata dalla scienza altezzosa e persino dalla psicologia. Eppure a tanto orgoglio corrisponde una dose parallela e sostanziosa di insoddisfazione e infelicità.
Aspettiamo prima o poi di sentire dal Dott. Apicella una parola distensiva nei confronti di quella Giustizia che “ha servito per 45 anni” , una parola di educazione alla Giustizia con la G maiuscola che va servita anche quando ci condanna.
Giovanni Falci