domenica 21 marzo 2010

LE POESIE DI MIO NONNO GIOVANNI

Il portalettere del borgo
a Mario Martino

Messaggero di un mondo lontano
s'aggira , pensoso , tra le case
del minuscolo borgo montano.
Ad una porta batte , discreto ;
una fanciulla accorre felice:
ad un amico confida un segreto.
Dall'ampia sacca sale un vagito:
pare la casa un verde giardino
di rose e gigli tutto fiorito.
Il nunzio va : un brivido l'assale.
Una giovane madre è sparita ,
travolta da un orribile male.

In alto delira una campana.
Giocano i fanciulli sil sagrato ,
nella piazza canta la fontana.

Il nunzio va : di tutti fratello
porta nel cuore la gioia e il dolore
dell'atra amarezza il fardello:
la gente guarda come sospesa:
egli saluta e presto scompare ,
come un fantasma , dietro la chiesa.

LE POESIE DI MIO NONNO GIOVANNI

Vecchi al sole

Il tempo si è fermato
su questi volti di creta.

Come foglie d'autunno
dalle scarne labbra ,
sulle vie del passato
cadono rade parole.

E immobili ,
come pietre terminali
d'un lungo cammino ,
attendono trepidi
che si spalanchino
le porte
della notte che avanza.

LE POESIE DI MIO NONNO GIOVANNI

La croce sul muro

Nel dedalo
delle umane vicende
solo , tra la folla ,
senza nome ,
un viandante
cerca invano un amico
cui confidare le sue pene.

Cammina , cammina ,
come nelle favole
e un vuoto abbissale
gli grava sul cuore
e l'opprime.

Gtida e nessuna eco
risponde al richiamo ;
fino a quando ?

Fino a quando
una provvida mano
lo guida di là del chiuso
e apre ai suoi passi
un sentiero rupestre.

Un muro lo affianca
e sul muro una Croce
di fresco tracciata.

Come putride muraglie
ruinano le barriere
della sua prigione
e nella recente luce ,
accanto al Santo segno ,
l'amico che cercava:
un grido di gioia
gli sale dal cuore:
"ho trovato !"

Da un arbusto vicino
vestito di bianco
guarda commosso
e canta
un cardellino.

venerdì 5 marzo 2010

LE POESIE DI MIO NONNO GIOVANNI

La lucertola in croce

Ti rinvenni supina,
inchiodata
sulla via rupestre,
piccola lucertola
in croce.

Le agili braccia protese
verso un cielo stupito,
socchiusi gli occhi,
tiepidi ancora di sole.

Al dolce invito
della primavera
volesti lasciare
la siepe ospitale,
per passare
di là del sentiero
e balzasti tra i sassi.

Più di te rapida una mano
calò sulla tua corsa,veloce,
e ti crocifisse in croce.

Non dicesti parola
e supina ti ponesti,
poc'anzi innocuo
frammento della vita
del tutto,
ora dilaniato
relitto nel nulla.

Creatura innocente,
tu forse in quell'istante
conoscesti il segreto
del male che ci abbruta,
a te fu forse nota
la fonte
della follia
che solo l'uomo porta
e non sa.

LE POESIE DI MIO NONNO GIOVANNI

INVERNO

Come un branco
di immondi sciacalli
calò lo squallore
sulle opulenti convalli
e fu inverno.
Un grave pallore
cancellò terra e cielo
e un manto di gelo
le sorgenti della vita
sommerse.

Singhiozzò il ruscello
tra i sassi del greto
e si spense.

Un uccello pianse
in segreto
sulla nuda betulla;
un grido osceno
di scherno
lanciò il corvo
nell'aria,
e più nulla.

LE POESIE DI MIO NONNO GIOVANNI

IL DONO

Ci aspetta
all'angolo della via,
in veste dimessa,
chiuso
in una parentesi di sole,
o nascosto
nel cono d'ombra
disegnato da una casa.

Fiorisce,nell'aria,un sorriso.
Due mani s'incontrano
per celebrare un rito
di fraternità.
E' la perla di rugiada,
che ho deposto
sull'arido steli,
si frange in una pioggia
di stelle,
dono celeste
di Colui che aspetta
all'angolo della via
in veste dismessa,
nell'ombra o nel sole.

LE POESIE DI MIO NONNO GIOVANNI

IL DIVINO SEGRETO

Siamo sospesi
a una bava di ragno
sul mare dell'ignoto,
gli occhi perduti
dietro orizzonti astrali,
ansiosi di una luce
che perennemente dilegua.
Finchè un brivido d'aria
non spezzi l'esile stelo
e la notte disveli
il divino segreto,
che la vita del cosmo
ai mortali nasconde.

LE POESIE DI MIO NONNO GIOVANNI

LUCCIOLE

Lucciole,fiori di luce,
sbocciati nella notte,
in danza festosa,
al ritmo d'una orchestra
invisibile.

Occhi aperti
nelle tenebre del mistero,
che ci circonda,
messaggeri vaganti
dell'universo stellare.

Immagine
di sogni inconsistenti
fuochi fatui dell'aria,
testimoni viventi
della caducità.

LE POESIE DI MIO NONNO GIOVANNI

SOLITUDINE

Landa sterminata
ai lidi ancorata
d'un silenzio astrale.

Vuoto abbissale
in cui l'anima s'annulla
e prova l'orrore
della inconsistenza.

Poi ........... nel cielo stupito
un uccello in volo:
ritorna la vita,
l'anima si ridesta,
la natura è in festa:
l'incubo scompare.

Sorridono i colli,
canta il mare lontano.
Nell'umida sera
la fosca brughiera
dilegua e si perde
nel buio più nero,
più cupo,spettrale.