mercoledì 30 dicembre 2009

IN DIFESA DI FILIZOLA 2


In difesa di Filizola 2

Come accennavo nel mio precedente articolo , il “processo politico” di Daniele Filizola , è formato da “capi d’accusa” ben specifici mossi , alle spalle , nei suoi confronti dagli avversari :
disprezzo per i cittadini , manipolazione di denaro pubblico utilizzato per opere non produttive , “intrallazzi” con imprenditori e amministratori , uso “illecito” di società municipalizzate , distruzione paesaggistica e urbanistica di Torraca , responsabilità dell’abbandono “selvaggio” delle campagne , e infine , oltre a tutto il resto , distribuzione borbonica di cariche ed incarichi ad adulatori.
Tutto falso , tutto non attribuibile al sindaco Filizola.
Quel capo di accusa è l’elenco “morale” dei reati commessi da tutti coloro che hanno governato l’Italia negli ultimi 15 anni e quindi non può rappresentare una “colpa” del solo sindaco di Torraca.
Chi lo accusa avrebbe fatto altrettanto , allineandosi al sistema in vigore.
Perciò insisto nel contestualizzare l’accusa negli “ultimi 15 anni” , perché è appunto negli ultimi 15 anni che un modo di governare non solo tipico ma , direi naturale , di tutta la storia italiana dall’unità in poi , si è configurato come un reato o come una serie di reati .
La colpevolezza dei potenti amministratori della c.d. seconda repubblica non consiste nella loro immoralità (se e quando c’è) , ma consiste in un errore di interpretazione politica che sta avendo conseguenze disastrose nella vita del nostro paese.
Filizola è innocente perché ha agito nel rispetto e nel vigore della Legge , egli è quindi nella legalità anche se poi è dubbio che sia nella giustizia.
Se hanno cambiato la Legge elettorale del Sindaco , se hanno ampliato a dismisura i poteri di questa carica , non è mica colpa di Daniele Filizola.
Bisogna comprendere , una volta per tutte , che è finita l’epoca millenaria di un “certo” potere ed è cominciata l’epoca di un certo “altro” potere.
Quello attuale si fonda su una massa ignorante (e lo dico col più grande amore per questa massa ) e una oligarchia di volgari demagoghi dalla fame insaziabile , e questa miscela non può costituire un partito con un’anima.
Quando con “mani pulite” si sono fatti fuori i politici di una volta non si è voluto raggiungere il risultato di infrangere il malcostume del passato , si è dato invece “continuità” e si è rafforzato il malcostume e il malgoverno ; consentendo con Leggi un certo modo di governare e amministrare si è costituita una serie di reati-non reato in quanto consustanziali alla realtà del paese e , quindi ( come quelli mussoliniani ) perpetrati in fondo nel suo ambito e con il suo consenso .
Oggi si governa un popolo storicamente incapace di dissentire : esattamente come durante il ventennio fascista , come durante l’Ottocento pontificio o borbonico e addirittura come durante i secoli feudali.
La nuova classe politica ed amministrativa dovrebbe capire che governare e amministrare bene non significa più governare e amministrare bene in relazione al vecchio potere , bensì in relazione al nuovo potere che però si è costruito una elite di persone.
Andare quindi ad accusare Filizola della realizzazione di una piscina fallimentare oppure di una ristrutturazione del convento delle suore incomprensibile non ha senso perché queste opere si collocano nello stesso contesto del ponte di Messina o della piazza della Libertà di Salerno ( tutte non volute dai più ma realizzate dai meno ) . Esse non perseguono alcun interesse della collettività , o per meglio dire vengono “vendute” come socialmente utili , ma in realtà sono l’espressione di una dilagante ambizione.
Perciò c’è grande godimento nel vedere “processati” questi personaggi assolutamente bipartisan tra cui , nel suo piccolo , trova posto Filizola ; c’è un comprensibile piacere da assaporare nella caduta dell’individuo arrogante che ha messo a repentaglio verità e integrità per farsi strada e guadagnare l’attenzione del pubblico . Un proverbio birmano recita : “chi fa grandi passi lascia grandi spazi”.
D’altra parte l’ambizione è un padrone spietato , e i suoi seguaci dimenticano o ignorano facilmente il buon senso che potrebbe altrimenti salvarli.
Chi ha fretta di diventare famoso o ricco , o entrambe le cose , tende a prendere scorciatoie , e una delle prime cose a soffrire è la verità.
Forse questa dell’ambizione è l’unica vera “accusa” del mio “cliente” Filizola che mette in crisi la mia difesa ; certo so bene che spesso l’ambizione è madre di virtù , ma quando questa ambizione positiva diventa avidità allora le cose si mettono male.
E allora io penso che ci sono persone che dicono di “voler essere il sindaco” e altre invece di “voler amministrare il paese” ; le prime desiderano essere additate ai cocktail party , le seconde sono pronte a lunghe ed estenuanti riunioni con tutti i cittadini della sua comunità ; le prime cercano uno status , le seconde desiderano un processo ; le prime vogliono essere , le seconde vogliono fare.
Mettete voi Filizola in una di queste due categorie.
Credo quindi che Filizola vada assolto perché comunque rischia , come diceva Tacito : “ chi punta ai vertici del comando non ha alternative tra il massimo successo e la completa rovina”.
Giovanni Falci

IN DIFESA DI FILIZOLA


In difesa di Daniele Filizola

Il titolo di questo mio articolo è la classica frase che l’avvocato scrive sulla cartella del proprio cliente , ed in effetti rende bene quello che mi riprometto : assumere la difesa di Daniele Filizola , Sindaco di Torraca , balzato agli “onori” della cronaca in questi ultimi giorni per una indagine giudiziaria a carico suo e di altri consiglieri .
Premetto comunque , come è ovvio del resto , che non affronterò alcun argomento strettamente processuale , sia perché non sono il vero difensore di Filizola , sia perché ritengo che i processi “veri” si debbano svolgere solo in Tribunale e non sui giornali.
La mia sarà allora una difesa di questo sindaco “dalle accuse” che in questo frangente gli vengono mosse dai suoi avversari .
Sarà dunque una difesa nel processo umano e politico che sempre si accompagna a quello giudiziario , una difesa più difficile di quella che si fa nelle aule di giustizia perché nel mio processo non ci sarà una sentenza che bene o male deciderà la questione , ma il giudizio sarà solo e sempre di colpevolezza.
Ed infatti il vero problema di Daniele Filizola come di chiunque sbattuto in prima pagina è quello di evitare il giudizio,non il castigo. Il castigo senza giudizio è sopportabile,ha persino un nome,sventura,mentre qui si tratta di evitare d’essere sempre giudicati senza che venga mai pronunciata la sentenza.
Allora come in ogni processo che si rispetti c’è bisogno di una accusa , di uno o più capi di imputazione sui quali muoversi per potersi difendere ; è questo un principio di civiltà giuridica , il diritto di difendersi provando sancito dalla Costituzione ed anche dalla Convenzione dei Diritti dell’Uomo .
Basterebbe questo per assolvere Filizola dalle “accuse” dei suoi nemici : costoro lo giudicano con un processo non giusto perché gli parlano dietro , alle spalle .
Per lo più sono “sentito dire” , “pettegolezzi” che non hanno neanche la dignità del sospetto , in poche parole sono argomenti che non convincono perché sono stati per ben due volte bocciati dalla Giuria popolare che ha eletto questo signore sindaco del proprio paese .
Diciamo allora che l’accusa è quella di essere un leader , di avere una leadership che essi non condividono , non con motivazioni logiche , ma per invidia , oserei dire per borbonica convinzione .
Allora incominciamo a dire subito che Filizola merita la leadership perché in politica i principi sono di impaccio e l’ipocrisia è una virtù !
Certo mi si potrà obiettare che il mio “cliente” non ha la caratteristica che Aristotele e Cicerone ricollegavano al leader e cioè che non si può essere un buon capo senza aver imparato prima a obbedire , ma anche questo è sbagliato.
Filizola infatti non ubbidirà ai suoi denigratori ed avversari , e onestamente mi sembra umano , ma sa ubbidire a chi di dovere .
Loro , i nostri accusatori lo vedono solo in Paese dove è il numero uno , ma che ne sanno delle anticamere , delle borse portate al potente di turno , dei rospi che deve ingoiare in ambienti diversi dal suo paese ?
Egli è leader perché sa circondarsi di gente che è fin troppo contenta di farsi guidare ; spinte da debolezza , ignoranza e pigrizia –soprattutto pigrizia- ,moltissime persone preferiscono lasciare ad altri il compito di prendere decisioni ; i suoi avversari evidentemente non sono altrettanto capaci ed oggi cercano di sostituirlo non con l’aiuto del popolo , ma con l’aiuto di un singolo , il Pubblico Ministero di Sala Consilina .
Ma a questo punto sorge spontanea una domanda perché i nostri accusatori vogliono la punizione del mio “cliente” ?
Vogliono punire per correggere chi ha sbagliato , o vogliono la punizione per vendicarsi?
Voglio esortare i nostri accusatori a riflettere che occorre avere una gran fiducia in se stessi per poter sempre essere sicuri che la propria percezione del misfatto e della punizione sia davvero corretta .
Eppure siamo tutti colpevoli questo sì che è certo , anche voi accusatori .
Spesso il “nemico” è costruito a tavolino e riceve non di rado quei caratteri che odiamo in noi stessi , dentro di voi allora sappiate che vi augurate una punizione uguale : la sentenza che uno pronuncia sugli altri finisce con il rimbalzargli prima o poi in faccia,non senza danno.
Mi avvio comunque a concludere per motivi di spazio , questa mia prima parte della difesa “eccependo la carenza di legittimazione” di alcuni accusatori .
Mi riferisco ai traditori.
Tra chi inneggia alla condanna c’è anche chi ha tradito Daniele Filizola , chi cioè è stato con lui a condividere successi ed obiettivi , è salito sul suo carro del vincitore , e poi si è tirato indietro .
Non importano le ragioni del tradimento , se però si è cambiata casacca per opportunismo o per vantaggio personale (inteso anche come non raggiungimento di un vantaggio) non sono ammissibili questi traditori sul banco dell’accusa .
Se l’editore vorrà “il processo a Filizola” potrà continuare in un prossimo scritto , quello vero però di “processo” , quello politico.
E forse lì ci converrà patteggiare!
Giovanni Falci

Di Pietro e l'Inquisizione

L’Inquisizione e Di Pietro

Finalmente nell’ultima puntata di Anno Zero l’On.le Di Pietro è uscito allo scoperto svelandoci la sua strategia politica che parte da lontano , per intenderci dal periodo di “mani pulite”.
Essa è molto semplice anche se ben occultata : la conquista del potere politico attraverso l’uso distorto dei processi penali.
Questa strategia ha un suo precedente storico nella famosa inquisizione del XIV secolo.
Anche allora come oggi si cercò di raggiungere risultati politici attraverso l’uso di processi e attraverso una “piccola” modifica del diritto sostanziale e del diritto processuale.
L’inquisizione di allora nacque dalla esigenza avvertita dalla Chiesa di riappropriarsi di un ruolo e di una importanza che una nascente nuova classe sociale , quella dei mercanti e dei banchieri , stava minando .
Per riappropriarsi quindi del ruolo centrale nella vita politica e sociale , i giuristi di allora pensarono bene di introdurre nel diritto sostanziale un nuovo e grave reato , l’eresia , e nel diritto processuale un nuovo istituto , la procedibilità senza accusatores.
Nacque così quel triste fenomeno che va sotto il nome di “santa inquisizione” che con il terrore ridiede un ruolo a quelle persone , il clero , che la società civile stava emarginando.
Quel sistema per cui uno “scomodo” avversario poteva essere tolto di torno con una semplice denuncia anonima e con un processo preceduto da una cruenta tortura , generò i maxi processi dell’epoca con le 160 esecuzioni capitali di Davos e con migliaia di roghi in tutta Europa.
Savonarola , Giordano Bruno , Galilei e tanti altri illustri personaggi , senz’altro più famosi e conosciuti di quei Giudici che li processarono e condannarono sono state le vittime di quelle grandi ingiustizie , però legali , nel senso di consentite dalla Legge.
Oggi stiamo rivivendo quello stesso periodo.
Mani Pulite è stata possibile con l’introduzione nel nostro sistema di una modifica di diritto sostanziale , il concorso esterno in associazione mafiosa , e con la possibilità di indagare chiunque a prescindere da una notizia di reato.
Questo secondo aspetto è quello maggiormente praticato da Di Pietro ; “datemi Berlusconi e ve lo girerò come un calzino” è la dichiarazione di un uso politico del processo e niente più.
“ Bisogna vedere il capitale di partenza di Berlusconi “ incalzava il novello Torquemada ad Anno Zero , continuando in quella tecnica che lo ha reso famoso.
Ma come caro Di Pietro allora vogliamo stravolgere il nostro sistema processuale ?
Il nostro sistema è semplice , su di una notizia di reato il PM deve procedere ad indagare , ma deve comunque esserci una notizia di reato .
E tu invece cosa fai ? vuoi indagare senza notizia di reato ?
Perché si dovrebbe andare a fondo sul capitale di partenza di Berlusconi ? esiste per caso una denuncia in qualsiasi forma che adombri la possibilità di intravedere un fatto che costituisca reato?
Allora caro Di Pietro tu sei alla ricerca della notizia di reato , tu pretendi che si indaghi senza fatti denunciati , tu vuoi in buona sostanza processare una persona solo per “vincere” politicamente.
Diciamola proprio alla Di Pietro : tu vuoi un processo ad personam non ad reatum.
Certo è triste vedere in quella trasmissione ammettere questo fatto , se Berlusconi fosse nato nel 1500 oggi sarebbe già sul rogo ; l’esposto anonimo avrebbe fatto partire l’inquisizione , l’arresto e la tortura avrebbero fatto il resto e solo perché è scomodo , ha troppo successo , non perché abbia commesso niente.
Travaglio e Donadi a latere e Di Pietro Presidente questo è il Tribunale di Berlusconi condannato anche senza accuse e denunce.
A dire il vero quella triade anche nell’aspetto fisico è perfetta ; immaginateli per un attimo con neri mantelli parrucche e cordoni con il crocefisso e vedrete che nel ruolo ci stanno benissimo con i loro ghigni di soddisfazione verso il male altrui.
Anche nel modo di gesticolare tradiscono questa loro repressa aspirazione , un misto tra Huria Hipp e Robespierre .
Purtroppo per loro però , con tutti gli sforzi possibili , non riusciranno nel loro intento , solo dichiarato , di superare il “male” rappresentato da Berlusconi e questo per il grande insegnamento di Platone che affermava che “Il superamento di tale male non è unicamente un problema soggettivo, ma dell'intera società, in quanto l'ignorante non può "autoinsegnarsi" quella sapienza che non ha per conoscere e fare il bene.
Ho detto tutto!
Giovanni Falci

martedì 15 dicembre 2009


IL PANTALONE GRIGIO


Oggi ho indossato un pantalone grigio di “lana fredda” con il quale mi sento ridicolo e goffo.
In effetti l’ho dovuto fare per poter essere “avvocato”,altrimenti non sei interessante nonostante dici cose e concetti interessanti.
Chi vale in questa,ma anche in altre società,è il pagliaccio con il suo vestito di scena.
Se infatti mi sento goffo significa che in quel vestito non mi vedo bene e quindi sono il pagliaccio di me stesso.

AVEVA RAGIONE DANTE


AVEVA RAGIONE DANTE

E capirai sì come sa di sal lo pane altrui e come è duro calle lo scendere e il salir per l’altrui scale.

E’ esattamente quello che faccio in questo periodo,mangio il pane altrui e salgo e scendo l’altrui scale.
Del resto non poteva essere diversamente,è il destino dell’esiliato di ieri di oggi e di domani che Dante,da quel genio che è ha immortalato.
Io sono condannato come Dante e quindi mangio il pane di Sergio e salgo e scendo le scale di Marco e Sergio. Ogni giorno che prendo quegli ascensori mi ridico in mente mia quei versi;ogni giorno che firmo un atto insieme a Sergio mi ridico i versi;ho notato addirittura che la mia firma su quei ricorsi è diversa da altre ma non per mia volontà.
La cosa spiacevole è che io sconto una pena non per qualcosa che avrei fatto,ma per la divulgazione di notizie sulle mie presunte colpe.
La mia condanna all’esilio non è legata ad una colpevolezza,ma all’essere sotto processo.
Il paradosso è che mentre la pena per i fatti commessi è temporanea,che so 1,2,3,10 anni di carcere,quella di essere processato è perpetua:un ergastolo.
Questa pena pesa ancora di più perché la scontano con me i miei cari,i miei figli:è dunque ingiusta,iniqua,illegale.
La responsabilità penale è personale e dunque la pena che segue l’accertamento della responsabilità è anch’esso personale;ma la pena per essere processati,l’esilio dalla civiltà,viene scontata anche da persone che non hanno commesso niente.
La prima pena oltre che giusta viene applicata da un Giudice dopo che ti è stata data la possibilità di difenderti,di dire la tua;la seconda invece viene data dalla stampa,senza processo, contraddittorio e senza poter dire niente in tua difesa.
I miei figli sono in esilio con me senza essere stati interrogati,sono in esilio senza neanche essere conosciuti dai loro giudici aguzzini.
Stanno scontando una pena enorme che è la loro stessa esistenza cambiata da un fatto mai commesso. Essi non sono stati penalizzati da un padre delinquente,arrestato,condannato;essi sono penalizzati da una società che “informata” di questo padre li ha subito qualificati o per lo meno li ha fatti sentire colpevoli.
Con questo non voglio sottrarmi alle mie responsabilità,voglio solo affermare che la pena che sconto mi sembra sproporzionata perché è troppo essere stato condannato a vedere i propri figli infelici e innocenti.
In un certo senso mi sento come i condannati in quei miti greci che per l’eternità devono soffrire un tormento che si rinnova ogni giorno,penso a Sisifo,a Prometeo.
La situazione quindi in cui sono è quella dell’ansia del mio presente-non so come e cosa fare per uscire da questa situazione che coinvolge i figli-;nemico del mio passato-vorrei cancellare tutto quello che ha determinato la condanna dei miei cari-;privo di futuro-non riesco ad immaginare per loro il futuro che avrebbero avuto senza questa pena-.
In una parola sono disperato.
Io devo mangiare lo pane altrui,io devo salire e scendere l’altrui scale ma loro no

L'ANGOSCIA


L’ANGOSCIA


Sono veramente angosciato per mio figlio.
Il suo smarrimento attuale mi intristisce;ha “deciso” di vivere male.
Sento il senso di colpa di aver contribuito in modo determinante a questa “decisione”.
Non so cosa fare!
Il solo periodo della nostra vita in cui l’ho visto bene è stato quando,seppure forzosamente,abbiamo dialogato,ci siamo detti un sacco di cose,ci siamo sentiti molto spesso ed intensamente.
Ora invece non parla più con me,non mi abbraccia,non mi guarda negli occhi.
Sicuramente avrò di nuovo fatto io qualche errore ma non lo riesco ad individuare e questo fatto mi da angoscia.
Non puoi dire e chiedere ad una persona di esserti amico,ma se tu lo desideri ci resti male.
Sono tutte belle chiacchiere ed alibi le varie analisi pseudopsicologiche: immaturità,viziato ed altre cazzate simili.
Il problema sei tu non è lui;se desideri un rapporto diverso devi impegnarti per ottenerlo non aspettare che lui ti assecondi.
E’ facile “criticare” gli altri perché così ti assolvi;diverso è invece la critica a te stesso perché ti “condanna”.

CANOTTIERI


CANOTTIERI

Sono diventato invisibile!
Tanta gente che prima mi vedeva ed era contenta di conoscermi non mi vede più neanche quando incrocia il mio sguardo e si sofferma ad osservarmi.
In effetti devo ammettere di avercela fatta;ed in un certo senso è stato difficile scomparire così come lo è apparire;sono entrambi stress.
C’è anche da dire che molti ti “vedono” in determinate circostanze e “non ti vedono” in altre.
Generalmente scompari quando c’è il pubblico;lì c’è paura di conoscerti,o,per lo meno,non vale la pena conoscerti;in privato,senza contesti sociali,è diverso:se ci sei “esisti”;in società “non esisti” anche se ci sei.
Comunque,sia “scomparire” che “comparire” hanno un prezzo:il primo è economico,il secondo esistenziale.
Per scomparire bene non devi essere ricco,interessi subito poco da povero;per comparire invece devi sempre agire in funzione degli altri,di chi in effetti deve “vederti” e quindi passi l’esistenza a fare anche cose che non ti piacciono e a privarti di alcune che gradisci.
Davanti al mio pastis sulla terrazza dei Canottieri gremita da gente in cravatta e signore con scarpe scomode io “non c’ero”,mi vedevano solo i camerieri perché con loro “parlo” solo io in quella immensa moltitudine di persone per bene.

VERITA' E GIUSTIZIA




VERITA’ E GIUSTIZIA


Verità e giustizia non sono mai interamente realizzabili e conoscibili.
Appartiene alla natura umana agire con prove e controprove, esercitando la virtù del dubbio e l’arte del dialogo per avvicinarsi alla verità e alla giustizia (con le iniziali maiuscole).
Tuttavia, la capacità di dialogo equivale alla disponibilità dell’automodificazione in base ai buoni argomenti.
Se non è così il dialogo si trasforma in monologo tra sordi.

POVERTA?


POVERTA’


Mi rattrista molto vedere i venditori ambulanti.
La loro speranza di vita è racchiusa in quelle piccole cianfrusaglie che rappresentano il loro futuro.
La loro speranza di vita è nell’incontro occasionale.
Essi oltre che pochi soldi hanno pochi sogni.
Secondo me non leggono perché non hanno tempo,perché non si possono concentrare su qualcosa che non produce.

ARCHITETTURA


ARCHITETTURA


Tesi:natura;antitesi:fabbrica;sintesi:architettura.
Tesi:architettura;antitesi:natura;sintesi:città.
Senza natura non può esistere architettura essa infatti è ciò che la natura non è più e ciò che la fabbrica non è ancora.
Di questa dialettica evolutiva il motore è la storia intesa come tradizione da conservare per superare.

SONO FELICE O INFELICE?



SONO FELICE O INFELICE?


A 51 anni e 10 mesi,con 4 figli,alle ore 18,50 di lunedì 16 aprile,guardo il cielo seduto su di una panchina a via S. Calenda.
Il cielo e le nuvole,tra un palazzo ed un ciuffo di verde.
La cosa sorprendente è che non è per caso che questo mi succede;io penso spesso di dover correre a vedere il cielo e le nuvole e lo faccio prima di altre cose “importanti”.
Perdo il tempo o lo guadagno?

LA VITA


LA VITA

La è una lunga partita di poker.
Come in quel gioco, ci vuole abilità, tecnica, pazienza, bluff e soprattutto, bisogna sapere fare “passo”.
Se si giocano tutte le mani si perde di sicuro.

LA LOGICA


LOGICA.

La separazione fra Verità e Falsità è il primo contributo che la logica dà al pensiero:senza questa distinzione ogni affermazione varrebbe quanto qualunque altra e non avrebbe neppure senso discutere o argomentare.
Infatti una buona parte dei discorsi degli illogicici non consiste di ragionamenti,ma di proclami e perorazioni:più che cercare di convincere esibendo fatti,essi intendono persuadere proclamando opinioni.
Qualcuno lo fa incosciamente,ma molti si ispirano consciamente al motto di Nietzche “non ci sono fatti,solo opinioni”.
Per coloro che decidono di interessarsi dei fatti invece che delle opinioni il passo successivo è cercare di classificare questi fatti attraverso un’analisi logica del linguaggio:ad esempio,notando che la distinzione tra sostantivi,aggettivi e verbi corrisponde a una classificazione della nostra esperienza in oggetti,proprietà ed azioni.

L'UMANITA'


L’umanità e quindi l’umanesimo ha due significati:il primo risulta dal confronto tra l’uomo e ciò che è meno dell’uomo;il secondo dal confronto tra l’uomo e ciò che è più dell’uomo.
Nel primo caso con umanità si intende un valore,nel secondo un limite.
La differenza tra le discipline umanistiche e la scienza consiste nel fatto che la seconda si occupa di ciò che accade ed osserva i processi della natura cercando di cogliere le leggi che li regolano fuori dal tempo;la prima invece non hanno la caratteristica di arrestare quello che altrimenti fuggirebbe ma di richiamare in vita ciò che altrimenti resterebbe morto.
Anzichè fermare il tempo le discipline umanistiche cercano di rimettere in moto il tempo che si è arrestato.

L'ARMONIA



L’armonia è sempre un rapporto tra due entità,non può esistere questo concetto con un solo elemento .
Per quanto riguarda gli esseri umani l’armonia consiste nel rapportarsi con loro stessi e con gli altri.
E’ quindi molto difficile trovare l’equilibrio tra tutte le componenti esistenziali dell’individuo.
Lavoro,famiglia,studio,amicizia,impegno sociale,sesso etc. vanno tutti coltivati perché l’annullamento di una qualsiasi componente determina uno sbilanciamento che non produce armonia.
Orbene,questa premessa necessita di un ulteriore elemento per cercare di tendere ad una felicità esistenziale,e questo è il fine della vita.
Sicuramente è di facile intuizione capire che il fine che ci rende più felici non può essere un fine materiale perché per quanto si possano avere successi economici questi non ci apparterranno mai completamente. Qualsiasi bene infatti si può vendere,perdere,locare,deperire,distruggere etc;ed inoltre si può condividere,si può averlo identico ad un altro;in più qualsiasi bene materiale non sarà mai esaustivo perché ci sarà sempre l’esigenza di averne altri.
Bisogna perciò puntare su qualcosa di immateriale che possa essere quanto più esaustivo per farci vivere felici.
Sicuramente questo qualcosa non può essere la religione perché questa si interessa di ciò che accade dopo la vita terrena e quindi si disinteressa di quelle che sono le problematiche dell’esistenza.
Allora ritengo che l’unica cosa che possa farci essere felici sia la conoscenza. Solo attraverso essa noi siamo in grado di avere cose veramente personali che non ci possono essere prese ne usurpate da nessuno.
La conoscenza di una determinata cosa,la più varia,è certamente solo nostra;il sapere le tabelline o il conoscere un brano di letteratura è un bene esclusivo che non si perde mai e che non ha bisogno di essere relazionato a niente altro
Conoscere perciò,in qualsiasi modo il mondo sul quale viviamo è sicuramente qualcosa che ci avvia ad essere felici.

IO NON PREFERISCO LE LINEE CURVE



Io non preferisco le linee curve.
Mi danno e comunicano un senso di insicurezza.
Su di esse si scivola,non ci si può aggrappare.
E’ molto meglio la linea diritta che incontra altre linee e forma angoli sicuri.
Del resto,per dare un giudizio estetico negativo,di una persona si dice “ha gli occhi a palla”.
L’angolo retto, poi ,dà l’idea della perfezione.dell’armonia e dell’equilibrio.
Come si può parlare di equilibrio con i cerchi e le curve che rotolano e dondolano.

IL POSSEDERE RENDE GLI UOMINI INFELICI


Il possedere corrompe e rende infelici.
Per poter possedere infatti si deve per forza di cose competere e cercare di sottrarre ad altri quello che si vuole.
Quando poi tutto questo possesso non è neanche il frutto di una scelta intima e convinta,ma è il risultato di un indotto sociale subdolo e strisciante,allora l’infelicità è ancora maggiore.
Non si è infatti infelici nel lottare per una ideologia o per una propria intima convinzione;quegli sforzi appagano,in un certo senso non si “sentono”. Ma quando la competizione ha per oggetto qualcosa scelto da altri,qualcosa che non ha niente di ideale,allora lo sforzo si” sente “ e tutto diventa oneroso se non per il corpo sicuramente per lo spirito.
Gli occhi ridenti di un vecchietto di 72 anni incontrato una notte a Lungomare che vende per strada castagne e pannocchie mi hanno ancor più convinto di questa tesi.
Questi era un uomo felice che comunicava con le persone,che viveva la natura all’aria aperta,che non doveva confrontarsi né competere con nessuno,non doveva apparire in nessun altro modo,in una parola non dipendeva che da se stesso.

L'EQUILIBRIO PSICO-FISICO


L’equilibrio psichico delle persone potrebbe essere paragonato ad un elastico in tensione.
Da un punto di vista rappresentativo e grafico la psiche si può visualizzare come l’elastico che,sottoposto ad una continua spinta nelle due direzioni opposte,resiste deformandosi talora verso un punto e tal’altra verso quello opposto.
E’ quindi evidente che quando le spinte sono troppo forti l’elastico può spezzarsi e ciò può avvenire in due modi:
1)il continuo logorio incomincia ad incidere piano piano un punto dell’elastico,il più debole,fino a quando questo cede;
2)un evento traumatico diretto ed istantaneo colpisce l’elastico ancora intatto e lo rompe improvvisamente.
A questo punto bisognerà vedere in che direzione i resti dell’elastico si muoveranno,ovvero,per meglio dire,quale dei due capi risulterà più grande rispetto all’altro e quindi quale dei due punti opposti riceverà l’elastico con più potenza e profondità.
Se consideriamo i due punti di partenza del segmento elastico preso in considerazione come la nascita e la morte dell’uomo,bisognerà vedere,dopo la rottura se ci sarà più elastico che procederà verso la morte oppure più elastico che procederà verso l’origine,l’infanzia,la purezza.
La crisi dell’infarto dell’elastico si risolverà pertanto in qualcosa di assolutamente dannoso ed autolesionistico nel primo caso,in qualcosa di costruttivo e puro nel secondo.
Senonchè questi eventi non devono essere considerati nella loro specificità e relazione con l’individuo che li subisce,ma vanno analizzati nel contesto dell’individuo tra gli altri individui.
Pertanto quel giudizio negativo ricollegato all’elastico che,rotto l’equilibrio precipita verso il polo della morte,se può essere vero per l’individuo analizzato avulso dal contesto sociale e familiare in cui vive,può essere addirittura positivo se letto nell’ottica inversa e cioè dell’uomo sociale e non individuale.
Lo stesso dicasi ovviamente anche nel caso inverso e cioè per il giudizio inverso.
Per chiarire con un esempio,la persona che a seguito della rottura del suo equilibrio psichico si rivolge a commettere azioni indegne e delittuose fa qualcosa che a lui come singolo non giovano ma che potrebbero giovare a chi gli sta intorno tipo la sua famiglia ed i suoi amici etc..
Al contrario,se dopo la rottura questa persona,il cui elastico in questo caso va verso l’inizio,si mette a vivere in modo puro e semplice,starà bene come individuo ma potrà recare danni e disagi ai suoi familiari amici etc.
Questa ultima riflessione dimostra la difficoltà dell’esistere:quello che ti appaga potrebbe non essere condiviso e non appagare chi ti stà vicino e viceversa.
OPPOSTI: NASCITA-MORTE : POSITIVO-NEGATIVO
VERSO LA MORTE SI VA IN MODO STRESSATO:SI ESISTE PER STANCARSI.
RESPONSABILITA’ E STRESS.

L'ALTERNARSI DELLE STAGIONI


L’alternarsi delle stagioni e la vita della natura si coglie nelle prime ore del mattino.
In quei momenti,quando si esce da casa e si ha la “sorpresa” del tempo e della temperatura, mi viene da pensare alle piante che hanno trascorso l’intera notte fuori.
Allora capisco perché fioriscono in primavera, si stancano d’estate ,si addormentano in autunno, si nascondono d’inverno.

L'EROE BERLUSCONI

L’eroe Berlusconi

Le esternazioni di Berlusconi alla bocciatura da parte della Consulta del Lodo Alfano lo fanno entrare , a mio avviso , nella categoria degli Eroi di greca memoria.
Tutti i benpensanti che hanno aspramente criticato il premier non hanno ricordato quello che ci è stato insegnato a scuola allorquando si studia l’Iliade.
L’Ira Funesta di Achille è un valore , è la condotta di un eroe , è una caratteristica da ammirare.
A ben vedere il Berlusconi oggi può essere paragonato all’Achille di allora.
Entrambi questi personaggi hanno avuto una vita costellata di contraddittorie esperienze , contrassegnata da luci ed ombre , egoismi e generosità , scandita da repentini mutamenti drammatici che si risolvono in un contrappunto di “ire funeste” e abbandoni infantili , di amori spenti sul nascere o sbocciati fuori tempo o insidiati da tragici contrattempi o sfociati in morbose passioni mal corrisposte.
Voglio subito chiarire che mi riferisco al Berlusconi politico e non uomo in privato ; gli amori , pertanto , le morbose passioni e quant’altro si riferiscono alla sua vita ed esperienza politica .
Lascio a Travaglio ed altri del suo rango la vita privata del premier , io la rispetto nella sua privacy troppe volte violata.
Tornando al parallelismo con Achille , l’”ira” per antonomasia , bisogna riflettere che comunque quel comportamento venne giustamente giudicato con affetto e ammirazione. I suoi contemporanei lo elessero ad eroe e lo collocarono nel loro paradiso l’Olimpo.
Più che giudicarlo per l’ira lo ammirarono per le gesta , per il coraggio di affrontare il nemico in battaglia a viso aperto , senza sotterfugi , senza inganni , ma con fierezza.
Ulisse invece , che pure aveva vinto la Guerra di Troia , che pure ne aveva passato di tutti i colori , non fu mai considerato eroe ne tantomeno messo nell’Olimpo.
Ulisse invece che affrontare il nemico con la spada in pugno e rischiare la vita tenta di non partire per la guerra fingendosi pazzo e sconfigge gli avversari colpendoli nel sonno , in unica parola cerca sempre e solo di sfruttare le persone e le situazioni che gli si presentano.
Oggi gli Ulisse dell’ultima ora stanno tramando , cercano inganni ovviamente politici per vincere perché sanno che nella battaglia elettorale a viso aperto il novello Achille non ha rivali ; il nuovo cavallo di Troia sono i processi che dovrebbero vedere condannato Berlusconi per tentare di riprendersi un ruolo , quello del comando del paese , che diversamente , per via diretta non riuscirebbero ad ottenere.
Questa inversione di valori per guadagnarsi l’immortalità si è avuta con l’avvento del Cristianesimo ; in Paradiso paradossalmente ci puoi andare se non fai niente , all’Olimpo ci andavi solo se avevi dimostrato gesta che ti facevano assurgere ad eroe.
Si tratta quindi di un comportamento assolutamente umano , quello dell’ira , che ci appartiene , che tutti prima o poi proviamo ; umano nel senso di umanità e non di umanesimo.
L’umanità e quindi l’umanesimo hanno due significati:il primo risulta dal confronto tra l’uomo e ciò che è meno dell’uomo;il secondo dal confronto tra l’uomo e ciò che è più dell’uomo.
Nel primo caso con umanità si intende un valore,nel secondo un limite.
Vorrei proprio vedere chi si diverte quando perde una causa ; sarebbe da sottoporlo ad una lunga ed approfondita analisi ; io personalmente preferisco essere governato da un uomo che si incazza come me se non gli danno ragione ( e poi in che modo !) invece che da un masochista che si diverte quando gli danno torto.
Ma poi chi sono questi che mantengono l’aplomb in caso di insuccessi ?
Fassino coinvolto nella vicenda Unipol non mi sembrava affatto divertito , Prodi dopo le dimissioni di Mastella mica sorrideva tanto e così via di seguito.
Ma qui si dice da parte di bigotti ipocriti che si tratta del Presidente del Consiglio che quindi non può avere un simile comportamento.
Ci si dimentica che Berlusconi è prima che Presidente del Consiglio un uomo fatto di carne ed ossa , di sentimenti , di spirito .
Io così me lo sento più vicino , lo ergo ad eroe del nostro tempo come Achille allora ; non mi riconoscerei in un algido e gelido individuo che non rivela i suoi sentimenti umani o peggio ancora li nasconde : non lo riuscirei a comprendere.
Quella di Berlusconi è stata una grande lezione di laicità e di sincerità.
Nonostante tutto quindi l’eroe è e resta Berlusconi perché nell’inconscio noi sappiamo ed aspiriamo a fare gesta di cui gli Altri parlino e restano ammirati a bocca aperta e Berlusconi ci ha fatto vedere come si fa.
Giovanni Falci

lunedì 3 agosto 2009

IL LUPO PERDE IL PELO MA NON IL VIZIO



LE DIMISSIONI DI APICELLA



E’ proprio vero : “il lupo perde il pelo ma non il vizio”.
Nel caso del Dott. Apicella quel detto di saggezza popolare andrebbe rimodellato nel senso che”il Procuratore perde il posto ma accusa ancora”.
“L’ex capo dei PM contro Anm , stampa e istituzioni” recitava il titolo di un articolo di ieri apparso su tutti i giornali ; “Il Procuratore lascia ed accusa” ; “silenzi su fatti gravissimi” ed altri titoli ancora simili.
Un vero e proprio campionario di “superbia”.
Eppure caro Dott. Apicella sarebbe bastato seguire il consiglio di un grande pensatore e scienziato del passato , Blaise Pascal , per non cadere in questa tentazione : “se vuoi che la gente pensi bene di te , non parlare bene di te stesso” raccomandava il grande Pascal ,un invito alla modestia e all’umiltà , la qualità che si possiede veramente quando si è convinti di non averla.
Le invettive contro tutto e tutti , ingiustificate dopo che i Giudici hanno deciso a seguito di contraddittorio , finiscono per apparire patetiche e ridicole . Chi ha giudicato questi fatti non rilascia dichiarazioni per sponsorizzare verso l’opinione pubblica la bontà e la giustizia della decisione adottata , si comporta in maniera professionale , distaccata , tecnica.
Il dott. Apicella invece vuole convincerci “per forza” di avere ragione lui perché ha “servito lo Stato per 45 anni con lealtà e trasparenza”.
Dovrebbe invece forse cambiare parere , un impegno in realtà scarsamente praticato.
Ci sono due realtà che si assomigliano nel comportamento ma sono antitetiche nella loro qualità morale : da un lato , c’è la tenacia che è perseveranza nel bene e coerenza nei valori scelti anche a costo di subire svantaggi che con le dimissioni, nel nostro caso,invece si eliminano ; dall’altro lato , c’è invece l’ostinazione che è la pervicacia di una scelta sbagliata , così giudicata definitivamente nel nostro caso, pur di non ferire il proprio orgoglio.
Alla radice c’è sempre quel vizio capitale principe , la superbia , che riesce a renderci simili ad un mulo , incaponiti fino all’ultimo nel tutelare la propria scelta , anche quando essa si rivela come nel caso in esame , palesemente errata.
Sapientis est mutare consilium , dicevano gli antichi latini.
Tuttavia il “mutare consiglio” non è indice di sapienza ma di viltà quando lo si fa solo perché la nuova opzione è più comoda e vantaggiosa.
Ma anche quando si fanno scelte dolorose come la dimissione del Dott. Apicella da cui però discendono conseguenze pratiche , utili , “è più facile rinunciare alla propria felicità che al proprio orgoglio “ come diceva Paul Claudel.
Pur di non riconoscere di essersi sbagliato , ledendo così il suo orgoglio , il Dott. Apicella è precipitato in questa situazione difficile , faticosa e persino amara.
Eppure questa tentazione di sentirsi “immune” , “superiore” , “infallibile” , avvolge gli interessati in un manto dorato trascinandoli in tanta infelicità.
Si pensi all’ansia per il successo , alla disperazione per un fallimento , alle vili bassezze che si commettono per la carriera , alla perdita di dignità a cui ci si sottopone pur di raggiungere un po’ di visibilità , alle umiliazioni che si affrontano per conquistare un posto più in alto nel proprio ambiente , al ridicolo a cui si va incontro nell’illusione di farsi lodare e ammirare.
E’ lunga la lista delle fatiche , delle pene che bisogna accettare per raggiungere forse solo un bagliore di gloria e di successo. La via della semplicità è troppo lineare per chi ama l’ostentazione ; l’umiltà , dote che più volte è stata riconosciuta al Dott. Apicella in questi ultimi tempi , e che ora sembra essere smentita dallo stesso interessato con le sue esternazioni sulla stampa, è una parola ormai polverosa da manuale ascetico , sbeffeggiata dalla scienza altezzosa e persino dalla psicologia. Eppure a tanto orgoglio corrisponde una dose parallela e sostanziosa di insoddisfazione e infelicità.
Aspettiamo prima o poi di sentire dal Dott. Apicella una parola distensiva nei confronti di quella Giustizia che “ha servito per 45 anni” , una parola di educazione alla Giustizia con la G maiuscola che va servita anche quando ci condanna.
Giovanni Falci

lunedì 20 luglio 2009

LA DIFFICILE DEFINIZIONE DI "GIUSTIZIA"


Ho letto con attenzione l’articolo “la crisi della giustizia e i mali del processo penale “ dell’Avv. Aurelio Taiani ed ho tratto l’ennesima conferma di quanto aleatorio sia il concetto della giustizia e del processo penale.
Io personalmente,infatti,la penso in modo diametralmente opposto all’Avv. Taiani che ha evocato alcuni principi ed alcuni concetti a mio avviso non al passo con la storia.
Mi riferisco in particolare al concetto di morale e al principio della pretesa punitiva dello Stato in materia penale.
Lo Stato poliziotto che cerca di punire il colpevole appartiene ad un passato caratterizzato da una politica autoritaria e dittatoriale.
Compito principale della norma penale deve infatti essere quello della prevenzione così come compito della pena non può essere quello della retribuzione ma bensì quello del reinserimento sociale attraverso il recupero del trasgressore.
Dichiarare “nobile” il nostro sistema giuridico perché “punisce” mi sembra un assurdo sia giuridico che morale.
Così come mi sembra un errore affermare che le parti del processo siano l’imputato e la parte offesa in quanto quest’ultima,come è giusto che sia,nel rapporto processuale penale,è una parte solo eventuale ma non necessaria in quanto il rapporto di processo penale si instaura correttamente quando siano presenti l’imputato e il Pubblico Ministero e non già la persona offesa che non a caso non si chiama “parte”.
Ma la censura più tecnica va ,a mio avviso ,mossa a quella parte dell’articolo in cui si invoca l’art. 3 della Costituzione per le riforme operate in materia di falso in bilancio,rogatorie e immunità processuali.
A me sembra che l’art. 3 della Costituzione non sia affatto violato da tali riforme che si applicano a tutti i cittadini italiani che dovessero trovarsi nelle condizioni previste dalle nuove norme. L’uguaglianza dei cittadini davanti alla Legge non è violata da una legge che si applica in casi sporadici e marginali ma da leggi che prevedessero discriminazioni tra le persone a parità di situazioni.
Quelle norme dunque potranno essere criticate da un punto di vista politico ma sicuramente non da un punto di vista giuridico.
Che dire poi della sfiducia dell’Avv. Tafani nei confronti dell’Autorità Giudiziaria che traspare da quel passaggio critico sulle norme della remissione dei processi per legittimo sospetto. Se l’imputato infatti riesce a “sfuggire ad un PM o a un Giudice” questo non avviene per la Legge che stabilisce in astratto i casi di legittimo sospetto ma avviene con un provvedimento di un Giudice che applica quella Legge nel contraddittorio delle parti.
Chi leggesse quell’articolo da non addetto ai lavori potrebbe pensare che un qualsiasi imputato ha facoltà di chiedere automaticamente ed immotivatamente la “trasmigrazione” del suo processo presso altro giudice o pm mentre invece questo avviene,come è giusto che sia,solo nei casi espressamente previsti e provati.
Ma l’aspetto più singolare dell’articolo è quel richiamo alla moralità ed anzi alla presunta “attuale crisi radicale della moralità”.
La moralità non può coincidere solo con un sistema di regole.
La comunità morale dipende anche da altri fattori:dipende dai sentimenti di quelli che la costituiscono,dalla capacità di fare gesti spontanei e di sacrificio per il bene altrui.
La gente ha bisogno della sicurezza promessa dalla legge ma anche di legami affettivi e di simpatia che li lega ai propri vicini.
Quando si prende in considerazione una persona molto accorta che adempie a tutti i suoi doveri,che non pretende niente di più di quanto non abbia diritto di avere e che rispetta meticolosamente i diritti degli altri,non si riesce a volerle bene finchè non la si riconosce capace di avere dei sentimenti.
Ed allora quella affermazione categorica che la dignità di una azione risieda in una norma è errata! Così come è errato pensare che attraverso le norme si possa sconfiggere l’egoismo dell’uomo.
E’ il sentimento che ci distingue dagli animali che operano solo in virtù di norme seppure naturali.
La rabbia di una persona incapace di provare compassione deve essere temuta così come l’amicizia di una persona senza gioia.
E’ questa la morale di sempre che non ha niente in comune con processi o norme penali e che è di tutti come lo sono i sentimenti e non solo dei politici e degli “uomini colti”;quest’ultima affermazione dell’articolo è sicuramente in contrasto con l’Art. 3 della Costituzione e propone un modello di società classista che ripugna la coscienza civile attuale.

Giovanni Falci.

DIGNITA' DELL'UOMO E MOSCHETTONI


Ritengo che il concetto di dignità della persona sia uno di quei diritti umani inalienabili posto a fondamento di ogni ordinamento giuridico democratico.
Questo sacrosanto diritto però viene tutti i giorni violato sistematicamente proprio all’interno di quei luoghi deputati al riconoscimento del diritto:i Tribunali.
La scena infatti dei detenuti tradotti presso gli uffici giudiziari è quanto di più lesivo possa esistere della dignità dell’uomo.
Nei corridoi del Tribunale ci si imbatte in quelle mini-carovane di guardie penitenziarie che portano attaccati con catene,imputati ammanettati.
Tra la folla di avvocati,parti in causa,testimoni e quant’altro,si aprono la breccia questi novelli negrieri che,sebbene per ragioni diverse,si comportano nei fatti come quei reclutatori di schiavi del XVII secolo.
Si potrà obiettare che queste guardie carcerarie perseguono lo scopo di assicurare alla legge un presunto innocente e non sono mossi da idee razziste,ma la scena cui danno origine è la medesima e la sensazione dell’imputato in vinculis che cammina ammanettato tra altri esseri umani liberi non deve certo essere piacevole.
Ma io aggiungo di più:non è piacevole questa scena neanche a quelle persone libere che incontrano lo sguardo del detenuto.
Per carità se si è commesso un reato per il quale è prevista la privazione della libertà personale,questa deve avvenire,ma da qui a negare la dignità a queste persone ce ne passa. Perché il problema è proprio questo:nel bilanciamento tra il diritto alla dignità dell’essere umano e il diritto della sicurezza della collettività e della pretesa punitiva dello Stato,non può cancellarsi il primo per perseguire il secondo.
Si può raggiungere lo scopo attuando entrambi i diritti.
L’imputato,oltre che presunto innocente è un essere umano; tutte le Carte Costituzionali che hanno dato vita agli attuali regimi democratici affermano solennemente l’esistenza di diritti inviolabili dell’uomo.
Solo che per il detenuto sembra applicarsi un diritto umano di II livello.
La privacy così attuale nello sviluppo del diritto contemporaneo non viene prevista per l’arrestato incatenato per il quale sembra applicarsi la legislazione medioevale che prevedeva la gogna,l’esatto contrario della privacy.
Sono state emanate e vengono anche applicate con rigore e severità norme a tutela della privacy per cui è punito l’avvocato che tiene esposto nel proprio studio privato un fascicolo da cui si evince il nome del proprio cliente,ma non succede niente per il cliente ammanettato che nel Tribunale,luogo pubblico,va in giro per gli uffici al “guinzaglio”. Perché mai mi domando è grave che si sappia che il Sig. Tizio o Caio ha in corso una causa di cui non si sa neanche l’oggetto e non è invece grave che il Sig. Mevio pubblicamente,con la sua persona,informi tutti che ha un processo in corso?
Nel 2007,in coerenza con la legislazione così attenta al diritto alla dignità degli esseri umani,e nell’epoca dei c.d. “beni nomadi”,telefonini,personal computer,iPod etc,si dovrebbe e potrebbe adottare un sistema che contemperi il diritto pubblico del processo penale all’arrestato e il diritto privato e personalissimo della dignità umana.
Il collegamento in rete dei computer tra carcere e Uffici Giudiziari potrebbe essere la soluzione per far vivere anche all’arrestato che non è un cittadino di serie B i benefici della tecnologia. Attraverso la web camera ci sarebbe la possibilità del collegamento video tra giudice e imputato tra l’altro ad un costo economico di gran lunga inferiore alla tradizionale “traduzione”.
Non è difficile operativamente ma lo è senz’altro culturalmente.
Se non si ha la sensibilità di pensare al disagio che prova un proprio simile a camminare come un “animale” al guinzaglio non si potrà mai giungere all’adozione di rimedi assolutamente praticabili.
Se ci sarà sempre il falso alibi che comunque “quello se lo merita”,”che è colpa sua se si trova in quelle condizioni”,allora non ci resta che concludere che quelle affermazioni dei diritti dell’uomo sono una mera enunciazione astratta di pensieri,un colto gioco per intellettuali e non un concreto principio di crescita sociale.
Giovanni Falci

I FINI E I MEZZI DEL P.M.


L’opinione pubblica,specie dopo tangentopoli,identifica nel PM il paladino della Giustizia,colui che combatte il crimine e ci aiuta a vivere in una società giusta improntata al rispetto delle leggi. Ed invero questo è in massima parte vero.
Purtroppo però le luci della ribalta a volte condizionano l’operato di alcuni PM che,dopo essere apparsi sulla stampa con titoli trionfanti,non riescono a gestire un eventuale errore in cui sono incappati e neanche il risultato di una indagine che smentisce la premessa di una inchiesta.
Può infatti capitare,ed è assolutamente naturale,che l’ipotesi accusatoria che ha dato impulso ad una indagine finita sui giornali con tanto di foto degli indagati e del PM,nel corso delle indagini preliminari non trovi un adeguato supporto probatorio e quindi dovrebbe concludersi in una archiviazione.
C’è però un certo tipo di PM che non riesce a digerire “l’affronto” ed allora decide che deve vincere e basta;si tratta di quello che non sa chiedere l’assoluzione.
Questa non è Giustizia ma non si dice mai.
Innanzitutto non è morale perché la moralità di una scelta sta nelle considerazioni che se ne possono fare a priori e non nelle sue causali conseguenze a posteriori. Se dunque ho agito secondo coscienza quando ho arrestato un tizio non devo preoccuparmi di ammettere che,dopo,le prove non sorreggono quella mia scelta iniziale. Non è scritto da nessuna parte ed in nessuna legge che il PM debba vincere per forza ad ogni costo. Anzi nella legge c’è una norma che impone al PM di dover ricercare anche le prove a favore dell’indagato,ma è una norma il più delle volte disattesa anche perché priva di sanzione e come tale non produce nessuna nullità.
E’ però davvero brutto per un addetto ai lavori che conosce gli atti del processo assistere a dibattimenti in cui il PM vuole vincere e basta;il PM che passa nell’opinione pubblica per un carro armato capace di sgretolare tutto e tutti che non è in grado di rintracciare un testimone e quindi laconicamente conclude che “purtroppo è irreperibile”.
Ma come mai non sono mai irreperibili quei testi che accusano?
Come si ricercano quei testi irreperibili che servono all’accusa?
Può applicarsi il detto famoso il fine giustifica i mezzi? Quando il fine è vincere a discapito della ricerca completa della verità?
E’ facile farsi prendere la mano in certi casi in cui si è convinti di avere ragione sebbene non si hanno le prove giudiziarie del proprio teorema e della propria intuizione.
Ma la morale impone un imperativo categorico che è quello che la morale stessa non può fare a meno della valutazione delle circostanze e delle conseguenze.
Direbbe Kant,e a ragione,”non usare mai gli altri solo come mezzi ma considerali anche come fini”. Il solo e l’anche sono importanti.
Kant non è così cieco da non sapere che,praticamente in ogni rapporto con gli altri,noi ci usiamo reciprocamente anche come mezzi per i nostri fini,pur non dimenticando che gli altri sono essi stessi fini.
Ed allora caro PM prima di recitare la parte dell’invincibile chiediti quali sono i fini morali del tuo operato e quali i mezzi per raggiungerli e ti renderai conto così che puoi usare la pg anche per cercare il teste irreperibile utile alla difesa e non solo quello utile all’accusa.
Se poi si uscisse meno sui giornali con proclami e foto allora sarebbe anche più semplice e più professionale.
Giovanni falci

UMANITA' E UMANESIMO



L’umanità e quindi l’umanesimo ha due significati:il primo risulta dal confronto tra l’uomo e ciò che è meno dell’uomo;il secondo dal confronto tra l’uomo e ciò che è più dell’uomo.
Nel primo caso con umanità si intende un valore,nel secondo un limite.
La differenza tra le discipline umanistiche e la scienza consiste nel fatto che la seconda si occupa di ciò che accade ed osserva i processi della natura cercando di cogliere le leggi che li regolano fuori dal tempo;la prima invece non hanno la caratteristica di arrestare quello che altrimenti fuggirebbe ma di richiamare in vita ciò che altrimenti resterebbe morto.
Anzichè fermare il tempo le discipline umanistiche cercano di rimettere in moto il tempo che si è arrestato.

ACHILLE O ULISSE ? OVVERO EROE O BUROCRATE ?



La vita di questi due personaggi può essere presa a modello di due concezioni diametralmente opposte di intendere l’esistenza terrena.
Achille ebbe infatti una vita oltre che breve anche infelice mentre l’altro ebbe una vita lunga seppur travagliata.
Achille pagò un prezzo caro per la gloria cosa questa sicuramente giusta:la sua vita fu costellata di contraddittorie esperienze,contrassegnata da luci ed ombre,egoismi e generosità,da ire funeste ed abbandoni infantili,di amori spenti sul nascere o sbocciati fuori tempo o insidiati da tragici contrattempi o sfociati in passioni mal corrisposte.
Ulisse invece ebbe una vita lineare,sposo felice di una moglie fedele che lo attese 20 anni;regnante mai detronizzato,padre di un figlio che potremmo definire l’emblema del bravo ragazzo.
A fronte di tutto ciò però l’eroe è e resta Achille che si precipita in battaglia che affronta i nemici e li sconfigge con la spada in pugno guardandoli negli occhi e non già Ulisse che tenta di non partire per Troia fingendosi pazzo e che sconfigge i nemici con l’inganno e colpendoli nel sonno.
L’eroe è sempre Achille che dovette partire per la guerra subito dopo aver scoperto per la prima volta la gioia dell’amore e del sesso con Deidamia ,che dovette dare Briseide ad Agamennone per volere di Apollo,che potè possedere Elena di cui si era innamorato solo in sogno,che si innamorò di Pentesilea solo dopo averla uccisa in combattimento e che possedette nel mentre esalava l’ultimo respiro.
Egli morì addirittura perché tradito da una donna di cui si era innamorato e a cui aveva confidato il segreto della sua immortalità;fu infatti Polissena a confidare a suo fratello Paride il segreto del tallone e ad attirare Achille nel tempio di Apollo per celebrarvi le nozze dove invece trovò la morte.
Ulisse invece oltre che fortunato con la moglie lo fu in generale con tutte le donne che incontrò dalle quali però invece che dare ha sempre e solo ricevuto,sfruttando la situazione.
Così per Circe,per la figlia del re che lo trovò nudo in spiaggia etc..
Nonostante tutto questo successo però l’eroe è e resta Achille perché nell’inconscio noi sappiamo ed aspiriamo a fare gesta di cui gli Altri parlino e restano ammirati a bocca aperta.

venerdì 17 luglio 2009

GLI AVVOCATI "IMPARINO" DAI MAGISTRATI




GLI AVVOCATI IMPARINO DAI MAGISTRATI


Per una di quelle ironie della sorte il 22 dicembre del 2002 il Procuratore della Repubblica di Salerno,il Dott. Apicella,veniva fotografato “mentre si recava personalmente a Napoli con il Sostituto Dott. Spiezia a portare il fascicolo processuale dell’indagine su alcuni avvocati di Salerno agli arresti domiciliari” e il 22 dicembre 2008 lo stesso Procuratore della Repubblica sarà sentito dal CSM in ordine al suo trasferimento per incompatibilità ambientale.
Il Dott. Apicella cioè è “accusato” di non essere gradito,se ne deve andare in poche parole.
Ora a me la vicenda personale del Dott. Apicella mi è assolutamente indifferente,non sento nessuna incompatibilità con lui;se dovessi votare per il provvedimento da adottarsi voterei scheda bianca.
Non posso però non notare che Il Procuratore è un uomo fortunato:egli ha avuto la solidarietà dei suoi colleghi,per lo meno quelli del Distretto di appartenenza,che hanno rilasciato alla stampa dichiarazioni di stima ed affetto anche senza conoscere i fatti.
Gli avvocati del 2002 invece furono letteralmente trucidati sulla stampa dai loro stessi colleghi.
Il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati,convocando conferenze stampe “condannò” i propri colleghi iscritti all’Albo prima ancora degli stessi Giudici del processo che,ancora oggi,non hanno condannato gran parte di quegli imputati.
Imparate allora Ordine degli Avvocati di Salerno dai Magistrati come ci si comporta.
Cercate di fare vostra la lezione di stile cui assistete.
Che poi,oltre che di stile,è anche una lezione giuridica atteso che vige nel nostro ordinamento il principio di non colpevolezza che significa che una persona,fino alla condanna definitiva,va presunta innocente.
Vedete Onorevole Presidente e Consiglieri il problema è soprattutto di evitare il giudizio;il castigo senza giudizio è sopportabile,e d’altronde ha un nome che garantisce la nostra innocenza:sventura. Invece si tratta di sfuggire al giudizio,di evitare di essere giudicati senza che venga mai pronunciata la sentenza.
Voi con i vostri colleghi siete stati pronti a giudicarli come a fornicare. Con questa differenza che nel giudicarli in piazza,in pubblico,sui giornali, non c’è il timore di non riuscire.
Chi accetta una legge non teme il giudizio che lo ristabilisce entro un ordine in cui crede. Ma il più grande tormento umano è quello di essere giudicati senza legge come avete fatto voi sui giornali.
Bisogna essere giudici-penitenti solo così si può comprendere veramente e soprattutto giudicare il prossimo.
D’altronde se ci riflettete bene non possiamo affermare con certezza l’innocenza di nessuno mentre possiamo affermare con sicurezza che tutti sono colpevoli;perfino Gesù sapeva di esserlo;i bambini di Giudea massacrati mentre i suoi genitori lo portavano al sicuro,perché erano morti se non per causa sua?
Quando saremo tutti colpevoli ci sarà la democrazia.
La sentenza che uno pronunzia sugli altri finisce col rimbalzargli in faccia,non senza danno.
Giovanni Falci

IL......TRAVAGLIO DI APICELLA






TRAVAGLIO,APICELLA E DI PIETRO



Ormai la Corte di Cassazione si è pronunciata : Il Procuratore Apicella è stato definitivamente sanzionato , i suoi colleghi di Catanzaro invece hanno avuto in gran parte ragione ed hanno visto accogliere i loro ricorsi.
“Tutti i nodi vengono al pettine:Quando però c’è il pettine.” Scriveva Leonardo Sciascia e finalmente in questo caso il pettine c’è stato.
“E’ ormai difficile incontrare un cretino che non sia intelligente e un intelligente che non sia cretino…… .I cretini ora sono adulterati , sofisticati . Oh i bei cretini di una volta! Genuini , integrali : Come il pane di casa , l’olio o il vino dei contadini.” Scriveva sempre Sciascia in “nero su nero” nel 1979.
Sono passati 30 anni da allora ma quel pessimismo che pervade quelle pagine che bollano tanti vizi e vezzi della società italiana appaiono sempre di grande attualità.
Travaglio ha passato mesi in televisione da Santoro ad “Anno Zero” a “difendere” l’operato di Apicella a suo dire irreprensibile e “legale” ; con quell’alone sofisticato e quel sorrisetto adulterato ha cercato di convincere l’opinione pubblica che era “ingiusto” il trattamento riservato al Dott. Apicella e che invece erano i Giudici di Catanzaro ad aver agito in modo sbagliato . Un continuo richiamo alle Leggi e alla Giustizia violata .
Ma caro Travaglio come la mettiamo ora che Giudici , professionisti , non pseudo intellettuali adulterati e sofisticati , hanno deciso chi ha ragione?
In questo caso non è mancato il pettine del giudizio severo , intransigente , rigoroso.
In questo caso la mancanza , per una volta , dei percorsi lenti della giustizia che fa uscire i colpevoli indenni non c’è stato e quindi non è calato il senso etico.
Chi veramente crede in quei valori della Giustizia e della Legalità con le maiuscole non può nutrire dubbi oggi su come sono andati i fatti , dovrebbe , per coerenza , indire un sit out per bilanciare il sit in organizzato a favore di un colpevole ormai definitivamente accertato.
Caro Travaglio , caro Di Pietro e perché no , caro Santoro c’è sempre il rischio di giudicare l’esteriorità e Voi ci siete caduti . Ammoniva Gesù Cristo “non giudicate secondo le apparenze , ma giudicate con giusto giudizio” ; i vostri sono stati giudizi delle apparenze o peggio ancora di ciò che vi siete sforzati di voler far apparire , quello della Cassazione è stato invece un giusto giudizio , se non altro perchè applicato con regole che valgono per tutti.
E’ tanto universale questo concetto del giudizio feroce nei confronti di un avversario che lo si ritrova in ogni religione : affermava infatti Gandhi nei suoi “pensieri” che “la nostra natura è incline a vedere solo il male dell’avversario , ad attribuirgli solo il male , forse anche quello che non c’è. Il male che vediamo in lui dipende spesso dal nostro modo affrettato e meschino di vedere l’uomo”.
C’è stata in Travaglio , in quei suoi ripetuti e ripetitivi show sul caso Apicella , una tale faziosità nel definire le persone coinvolte nella vicenda – in particolare il Ministro della Giustizia e Berlusconi – da renderlo ridicolo per il furore e l’eccesso con cui ha voluto liquidare chi gli sembrava di ostacolo o semplicemente gli risultava odioso..
Io sarei preoccupato nei panni del trio Travaglio-Di Pietro-Santoro , perché di solito si detesta chi ci assomiglia e i nostri stessi difetti , visti dal di fuori , ci esasperano.
Ma fa che questi tre hanno gli stessi difetti di Berlusconi e quindi come dice Oscar Wilde “nessuno di noi riesce a sopportare negli altri i suoi stessi difetti”?
Quanto siamo tolleranti con noi stessi , per i nostri vizi , tanto siamo implacabili e sferzanti quando li vediamo praticati da altri.
E’ il famoso appello di Gesù alla pagliuzza nell’occhio del fratello e alla trave conficcata nel nostro di occhio ; è questo , caro Travaglio , un esercizio faticoso ma necessario se non si vuole vivere da ciechi a livello morale.
Alla radice c’è una virtù spesso ignorata , l’umiltà.
Essa non è umiliazione di sé , non è masochismo spirituale.
E’ invece lo sforzo di tenere fisso lo sguardo su quella realtà debole e limitata che è in noi , senza andare a cercare altrove per giustificarsi e magari condannare ipocritamente l’altro.
Per questo è indispensabile riflettere più su se stessi che esaminare al microscopio i comportamenti degli altri.
Potrai dire caro Travaglio di conoscere bene te stesso quando ti scoprirai più difetti di quanti gli altri riescano a vedere in te.
Certo per raggiungere questa meta c’è sempre un muro da abbattere , quello dell’orgoglio.
Ma , per tornare alla frase iniziale di Sciascia , l’umiltà di cui parlo è difficile trovarla in un adulterato e sofisticato pseudointellettuale , l’orgoglio invece… .
Giovanni Falci

TRAVAGLIO E DI PIETRO IN TRANS AGONISTICA



TRAVAGLIO E DI PIETRO IN TRANS AGONISTICA


Le esternazioni di Travaglio e l’avallo e condivisione delle stesse da parte di Di Pietro,mi hanno ingenerato un senso di disagio e disorientamento politico.
Costoro infatti si definiscono di sinistra ed io sono e mi sento di sinistra fin dai tempi del liceo e cioè dal 1968;dovrei pertanto identificarmi teoricamente con queste due persone che dovrebbero strare,per così dire,dalla mia parte.
E invece mi accorgo che la loro collocazione è solo di facciata ed è legata a scelte puramente opportunistiche perché chi ragiona in quel modo non può condividere i valori e gli ideali di un socialismo inteso come cultura della libertà e della pace.
Travaglio in particolare con le sue due apparizioni da Fazio e da Santoro mi ha dato l’impressione di essere in trans agonistica.
Lo sguardo disorientato,il sorrisetto ironico e maligno,sono segnali fisici come quelli che si vedono sui volti di alcuni atleti nello svolgimento di una competizione sportiva.
Questa situazione porta ad essere poco lucidi e riflessivi,irruenti fuori misura,in una parola porta ad essere fallosi e quindi espulsi con il conseguente danno all’intera squadra costretta a pagare per lo sbaglio di un suo componente.
Ci ricordiamo tutti lo sguardo di Zidane nella finale mondiale dopo la testata a Materazzi:era in trans agonistica fu detto il giorno dopo ed era vero. Fu espulso e la Francia perse il mondiale.
Travaglio è in una condizione simile; la sua competizione consiste nella necessità che sente di fare notizia,di scandalizzare,di apparire a tutti i costi. E nella ricerca di questa “notorietà” fa pressing su tutti e commette falli come quello su Shifani e sul Sindaco di Verona;però dopo due ammonizioni c’è l’esplulsione dal campo di gioco,in televisione no. Ma come caro Travaglio,tu proprio che fai politica con le sentenze dei Giudici,tu proprio che fai morale con le sentenze dei Tribunali,tu proprio tradisci il senso della legalità dimenticando l’art. 27 della costituzione che è così cauto verso il prossimo da affermare che solo dopo una sentenza passata in giudicato dopo i tre gradi di giudizio è lecito parlare di condanna.
Il povero Schifani nella vicenda esposta da Travaglio merita una medaglia invece che il sospetto infido maligno. Un uomo che entra in società con persone allo stato non mafiose e che,dopo la loro accertata mafiosità,non rimane implicato in niente è sicuramente da apprezzare di più di altri che per lo meno non hanno avuto neanche l’occasione del contagio.
Il povero sindaco di Verona che dopo due condanne ha avuto l’annullamento in Cassazione di questa sentenza e deve quindi ancora celebrare il processo di rinvio alla Corte di Appello non è un “condannato”,è un imputato.
Ma il massimo il nostro Travaglio lo ha raggiunto proprio quando a proposito di questo giudizio di rinvio da celebrarsi ancora ha testualmente detto “poi staremo a vedere”. E bravo oltre che giornalista è pure indovino. Vedi caro Travaglio i Giudici condannano o assolvono e non sono più bravi quando condannano invece che assolvere.
E’ talmente brutale l’intervento che ha riguardato Schifani che penso avrebbe fatto inorridire persino un giacobino; Robespierre non avrebbe avuto sulla scorta di quanto riferito da Travaglio gli elementi per “processare” Schifani e penso di aver detto tutto.
Ma noi abbiamo il nostro Robespierre casereccio,Antonio Di Pietro,che nel prendere le difese di Travaglio ha dimostrato di aver superato l’illustre predecessore francese.
Ora il problema si complica perché Travaglio è pur sempre un giornalista che di diritto non è propriamente un esperto,con quello che dice non supererebbe mai gli esami di Diritto Costituzionale,Diritto Penale e Procedura Penale,ma Di Pietro è un ex magistrato,è uno che ha “applicato” le leggi,le ha “studiate”,e allora “dovrebbe” cononoscere i principi generali del Diritto. E invece,contro ogni logica politica,di destra e di sinistra,contro ogni dettato scientifico del diritto,”difende” Travaglio.
Forse è anche lui in trans agonistica,sente che sta perdendo,sente che dopo l’ultimo voltafaccia ad PD il suo destino politico è segnato,tornerà a casa a curare il suo orticello,a zappare e potare,in questa attività per lo meno non si interferisce con il prossimo.
Giovanni Falci

PECORARO SCANIO BATTI UN COLPO


PECORARO SCANIO BATTI UN COLPO


La tornata elettorale per l’elezione al Parlamento Europeo conclusasi con tanti “abbiamo tenuto” e “è stata rispettata la tendenza” , offre un unico vero giudizio incontrovertibile : i Verdi in Italia scompaiono mentre si incrementa la loro presenza in tutti gli altri stati dell’Unione Europea.
Al di là della prevalenza della componente di destra o di sinistra i cd partiti ecologisti hanno , dovunque , guadagnato dei punti percentuali , in Italia non hanno neanche raggiunto il quorum.
Ci sarà quindi una logica sottesa a questo fatto ed io penso che questa debacle abbia un nome e cognome : Alfonso Pecoraio Scanio.
L’ex ministro infatti si porta sulla coscienza la disaffezione degli italiani ai problemi dell’ambiente e della ecologia nei confronti dei quali , al di là di interventi di facciata ( le tartarughine di Punta Licosa e similari ) , ha fatto ben poco ed anzi , con quegli atteggiamenti “fondamentalisti” nei confronti dello smaltimento dei rifiuti ha creato la crisi napoletana della spazzatura per la quale abbiamo guadagnato le prime pagine della stampa mondiale.
Pecoraio Scanio di cui si sono perse le tracce è l’emblema di quella sinistra sconfitta e in disfatta : egli è un misto di Di Pietro e Veltroni , ma ha preso la parte peggiore di entrambi.
Come Di Pietro è giustizialista ad oltranza ; come non ricordare quella patetica apparizione al fianco di un dignitoso Bassolino durante i giorni della munnezza per strada di Napoli , nella quale , invece che ammettere le sue macroscopiche colpe , cercava di giustificarsi dietro alle sue scelte originate dal voler contrastare gli interessi della camorra nel settore rifiuti.
Ma forse Berlusconi che ha dimostrato di risolvere il problema è venuto a patti con camorristi ?
Il povero Bassolino consapevole delle scelte sbagliate che avevano portato a quella situazione aveva lo sguardo abbassato e parlava con toni dimessi , lui invece gridava la propria “ soddisfazione “ per la sua azione di governo e cercava i “colpevoli” proprio come fa Di Pietro che non è in grado di fare un dibattito ma solo dibattimenti.
Pecoraio Scanio sorrideva soddisfatto al fianco di un Bassolino che invece era in serio imbarazzo.
Si potrebbe dire , senza offesa , che , in quella trasmissione , faceva il gallo sopra la munnezza visto l’argomento del programma.
Come Veltroni è uomo di apparato , burocrate anzichè no.
Dietro un apparente anticonformismo c’è il classico uomo di partito che privilegia solo i numeri e che sa calcolare bene le azioni politiche e di propaganda.
Mi è stato detto che si era circondato di una miriade di consulenti , ha candidato il fratello al Senato , si era saputo costruire un apparato.
Ora mi domando che fine abbia fatto ; non lo si vede più.
Ha aderito alla sinistra arcobaleno che è scomparsa dal panorama politico ; ha aderito a sinistra e libertà che pure è scomparsa : ma fa che porta male Pecoraio Scanio ?
A prescindere dagli scherzi e dal richiamo alla superstizione la verità è che la gente alla lunga sa giudicare e premiare o bocciare l’uomo politico.
La Lega ci sta insegnando che stare vicino alla gente premia , vicino però per strada non nelle segreterie , lì sono premiati in pochi e con pochi non si vincono le elezioni.
Le email ricevute dall’allora Ministro che segnalavano il taglio di oltre 50 alberi , un parco , per costruire un parcheggio con box auto coperti a Torraca , alle quali non ha dato risposte né lui né il fratello Senatore , hanno avuto un interessamento da parte di Alemanno che ha risposto chiedendo di essere informato del misfatto.
Vedi caro Pecoraio Scanio oggi Alemanno vince e tu…..chissà dove sei.
Giovanni Falci

martedì 27 gennaio 2009

DUE PESI DUE MISURE



DUE PESI DUE MISURE



L’intervista del 14 gennaio u.s. riportata da un quotidiano locale del Procuratore della Repubblica di Salerno,il Dott. Luigi Apicella,offre lo spunto per una riflessione sulla “persona” sottoposta a giudizio.
Un Magistrato di così lunga esperienza che si lascia scappare la frase ”sistema del due pesi e due misure adottato nei miei confronti” è umanamente comprensibile ma professionalmente intollerabile.
Ma come Sig. Procuratore,lei ammette l’esistenza di questo “sistema”?
I cittadini si affidano alla Giustizia e ai Giudici per essere tutelati dagli abusi che ritengono di subire e i Giudici adottano “due pesi e due misure”? cioè abusano?
La verità è che il Dott. Apicella vuole dirci che egli è vittima di una ingiustizia così come lo pensano tutti quelli che “subiscono” un giudizio.
Si potrebbe quasi affermare che la regola del processo è quella dei due pesi e due misure perché ogni processo è deciso da uomini e non da macchine.
Ed infatti il vero problema del Dott. Apicella come di chiunque sbattuto in prima pagina è quello di evitare il giudizio,non il castigo. Il castigo senza giudizio è sopportabile,ha persino un nome,sventura,mentre qui si tratta di evitare d’essere sempre giudicati senza che venga mai pronunciata la sentenza.
A prescindere da quello che sarà il provvedimento che verrà adottato,colpevole o innocente o peggio ancora-pareggio-,tutti noi “giudicheremo” il Dott. Apicella senza esserne autorizzati e senza conoscere i fatti.
E il più delle volte lo “condanneremo” come in genere condanniamo il nostro prossimo non tanto per malvagità ma per sentircelo più vicino,più simile a noi.
D’altronde non possiamo affermare l’innocenza di nessuno mentre possiamo affermare con sicurezza che tutti sono colpevoli. Perfino Gesù sapeva di non essere completamente innocente;i bambini di Giudea massacrati mentre i suoi genitori lo portavano al sicuro perché erano morti se non per causa sua? Ed anche Lui gridò “perché mi hai abbandonato?”,quasi a voler dire perché questa misura?
In questi giorni il dramma che il Dott. Apicella sta vivendo me lo fa rassomigliare ad un domatore costretto a muoversi con prudenza tra le belve feroci che ha sempre dominato;ma questa volta per disgrazia è entrato in gabbia dopo essersi tagliato con il rasoio;visto che sanguina un poco,le belve feroci sono andate fino in fondo:lo stanno divorando.
Ma tornando all’intervista c’è un altro passaggio che non condivido ed è quello in cui il Dott. Apicella dichiara “inaccettabile” che nessun provvedimento era stato “immediatamente assunto” nei confronti dei PM di Catanzaro.
Ancora una volta il Procuratore sembra imboccare una strada sbagliata per risolvere il suo problema:compromettere tutti e starsene libero e leggero?Salire in cattedra e maledire l’umanità?Pericolosissimo,la sentenza che uno pronuncia sugli altri finisce con il rimbalzargli in faccia,non senza danno.
Ma questo lo potremmo definire deformazione professionale:quando per oltre 40 anni si è sempre giudicato il prossimo lo si continua a fare anche nei confronti di quelli che dovranno giudicarti.
Per un’ingiustizia si viene messi in croce,ma non bisogna salire sulla croce soltanto per essere visti da lontano.
Se potessi dare un consiglio al Dott. Apicella,senza cadere in quegli stucchevoli attestati di stima pubblica che poi dopo un minuto in privato diventano critiche e,peggio ancora,ironie su un vero dramma,gli consiglierei di lasciarsi giudicare e condannare col perdono sulle labbra e la sentenza nel cuore.
Ma forse è troppo:in effetti gli consiglierei di essere perfetto come disse Gesù nel discorso della montagna:ama il tuo nemico.
Giovanni Falci