martedì 17 giugno 2008

GRANDE ALBERGO SALERNO



ALBERGO SALERNO E ARCHITETTURA DEL PAESAGGIO



La realizzazione del Grand Hotel Salerno,struttura di cui la città aveva certamente bisogno,introduce alcune riflessioni sulle scelte urbanistiche ed architettoniche di Salerno che è rimane una città di provincia lontana dal raggiungere quei livelli di qualità europea che pure vengono sbandierati come traguardi possibili.
Dal punto di vista urbanistico con la realizzazione di quel volume si è persa l’occasione di realizzare un parco urbano nel centro geografico della città.
In tutte le città europee di qualità infatti la tendenza è quella di realizzare zone verdi nei centri cittadini recuperando per tale scopo le aree dimesse dall’industria che la crescita metropolitana ha finito per collocare in zone residenziali.
A Parigi nel quartiere La Villette tra il 1982 e il 1998 è stato realizzato Parc de la Villette sulle aree occupate da un mattatoio dimesso nel 1973;a Londra,alla fine degli anni 80 fu avviato e poi realizzato nel 2001 un piano che ha visto sorgere tre parchi su di un’area originariamente occupata da porti dimessi e da una fabbrica di mattoni sul Tamigi in pieno centro cittadino,i Docksters;a Barcellona su spazi vuoti e degradati si sono realizzati il Parco dell’Espanya Industrial,il Parco del Clot e il Parco della Creueta del Coll;a Milano sulle aree della acciaieria Falk dimessa si sta realizzando su progetto di Renzo Piano un parco urbano.
Questa la situazione in Europa,in quella Europa presa a modello,in quella Europa in cui “la ricostruzione della città inizia dalla costruzione dello spazio collettivo” come dice Bohigas.
Da noi invece,caso unico nel panorama culturale europeo,sull’area dell’ex cementificio si è costruita più volumetria della preesistente.
La scelta,secondo me più valida sarebbe stata dunque quella di un parco che,partendo dal mare si intrufolava nella città lungo il percorso del fiume fino ad arrivare alla cittadella giudiziaria.
Vista dall’alto Salerno ha sole tre zone verdi:la villa comunale,il parco del mercatello e il parco pinocchio,tutte collocate nella periferia sicchè oggi un salernitano che volesse godere del verde deve raggiungere questi luoghi con l’auto il che mi sembra un vero paradosso. Il verde lo si deve incontrare in città non lo si deve raggiungere in gita;nel verde ci si deve poter camminare nello svolgimento delle quotidiane attività non deve essere una occasione da ritagliare nel tempo libero.
Fin qui dunque il problema urbanistico ma a questo segue poi quello architettonico:quella struttura è nata vecchia. Sono convinto che quella fabbrica sarà il tormentone degli studenti di architettura del 2050 quando alla domanda di storia sull’epoca di realizzazione risponderanno anni ’60 del xx secolo invece che 2007;e sì,proprio così,quella è la classica struttura di quegli anni,gli studenti stiano tranquilli,un professore intelligente li promuoverà lo stesso nonostante l’errore sull’anno. Ogni epoca ha la sua caratteristica,non voglio dire il suo stile perché sarebbe riduttivo. Negli anni del boom economico,dopo la grande guerra si teorizzò ed eseguì una edilizia funzionale che curava solo la corresponsione tra il dimensionamento e la funzione; in quel clima culturale che ha prodotto comunque opere di eccelsa qualità,una scuola,un ospedale,un albergo potevano,e in un certo senso,dovevano essere uguali nella loro forma esteriore e quindi nella loro valenza paesaggistica.
Oggi il clima è cambiato,in una società in cui l’immagine ha preso il sopravvento le grandi architetture curano anche l’impatto ambientale e il contesto in cui si inseriscono. L’architettura del paesaggio è proprio questa:il paesaggio non inteso come contemplazione della natura,ma il paesaggio antropizzato:l’architettura cioè crea il paesaggio.
Nel punto in cui sorge quella struttura perciò io avrei visto una architettura con una forte valenza scultorea,una architettura capace di dare un segno di riconoscibilità al paesaggio cittadino,una architettura,per esempio,di Ghery.
Ho personalmente eseguito una verifica virtuale di queste mie idee e con l’aiuto di una mia amica fotografa,Serena Sammarco,abbiamo fatto un fotomontaggio mettendo al posto dell’albergo Salerno la Music Hall di Sydney e al posto di quest’ultima il nostro albergo. Ho capito che avevo ragione:nessuno avrebbe pensato alla capitale dell’Australia avendo negli occhi questo nostro enorme monumento di marmo,mentre invece oggi tutti noi che non sappiamo se le strade di Sydney sono larghe o strette abbiamo nella mente l’immagine di quelle tre vele di copertura della music hall.
Quella è architettura che crea paesaggio,la nostra lo abbatte il paesaggio.
E pure le due strutture si trovano nella medesima posizione geografica;tutte e due sul mare al centro della città ma producono un effetto assolutamente antitetico.
E che dire poi del geniu loci? All’università ci insegnano che compito dell’architettura è il recupero del geniu loci cioè della caratteristica esistenziale del luogo in cui si realizzano manufatti architettonici;questo avviene anche attraverso l’uso di materiali tipici del luogo stesso:da noi invece,nella città della ceramica e della terracotta con una luce che esalta i colori,abbiamo rivestito di marmo bianco e nero quell’enorme edificio.
C’è una vera opera d’arte sul nostro territorio,una di quelle che trascendono il periodo storico della loro realizzazione,la fabbrica di Solimene a Vietri di Soleri.
Chiudete gli occhi e immaginatela al posto dell’albergo Salerno.
Forse mi darete ragione su questa mia riflessione.
Giovanni Falci

martedì 15 aprile 2008

DI PIETRO PORTA MALE-SCOMPARE IL PSI


LA SCOMPARSA DEL P S I


E bravi Di Pietro e D’Alema ! Ci avete messo 16 anni ma alla fine ce l’avete fatta.
Il Partito Socialista non sarà più in Parlamento a conclusione di una congiura di quelle persone innanzi indicate che però siedono all’opposizione e sono in minoranza.
“Datemi Craxi che ve lo rivolto come un calzino” aveva detto Di Pietro nel 92 dimostrando l’alto concetto di legalità e giustizia cui improntava il suo lavoro di Magistrato. A lui non interessava una notizia criminis su cui indagare,egli cercava una notizia di reato qualsiasi per far quadrare il suo teorema politico-giudiziario.
E per fare questo ovviamente doveva avere un regista dapprima quasi occulto e poi manifestatosi con la candidatura offerta all’ex PM nel suo partito in un collegio blindato:il suo nome è Massimo D’Alema.
Quando non si ha lo spessore politico,culturale e carismatico per raggiungere vertici che non si meritano si deve ricorrere per forza all’inganno,alla congiura.
E’ una storia vecchissima quando il mondo:se il leader non lo si sa affrontare in duello si ricorre al veleno che è il mezzo più subdolo per uccidere:l’arsenico di D’Alema è stata una boccetta di Di Pietro;la vittima il Partito Socialista.
Evidentemente la dose però non era ben calibrata se è vero come è vero che per 16 anni i socialisti benché malati ed intossicati sono rimasti al loro posto in Parlamento.
E’ stata una lenta agonia che ha avuto bisogno di una ulteriore dose di Di Pietro per finire l’avversario. Questa mossa è stata l’adesione al PD di D’Alema del partito Italia dei valori che ha sbarrato la strada ad un possibile accordo dei socialisti in tal senso;un accordo certamente politicamente più logico e corretto che avrebbe garantito una presenza socialista in Parlamento come c’è in tutti i paesi europei.
A chiacchiere Veltroni ha sempre detto che lui si ispira a quei paesi europei riformisti,ha più volte nominato nei suoi interventi i vari leader europei illuminati,ma nei fatti poi si è portato appresso un reazionario giustizialista che sembra più simile a Torquemada che a Zapatero.
Come ha pensato di fare le auspicate riforme insieme a Di Pietro? Forse invece che con Decreti Legge o Legislativi con decreti di citazione a giudizio? Invece che con Leggi con sentenze?
Ecco,la verità è che Veltroni dopo e D’Alema prima ci hanno fatto diventare attraverso Di Pietro dei paesanotti nel quadro politico europeo.
Sicuramente saremo più pittoreschi agli occhi della Comunità Europea esibendo Di Pietro che potrà tornare utile soprattutto in periodo natalizio quando nei presepi occorre inserire lo zampognaro ma che sicuramente sarà inutile per tutto il resto dell’anno quando si deve dibattere e non fare dibattimenti.
Vorrei poi infine fare un’altra considerazione di natura squisitamente scaramantica:Di Pietro porta male! Chiunque è entrato in rotta di collisione con lui ha passato un guaio.
Craxi ha pagato più di tutti,ma anche Berlusconi e Mastella,non appena sono entrati in polemica con l’ex PM hanno passato brutti momenti. Il primo pluriprocessato sempre da innocente,il secondo dimesso da Ministro da una indagine giudiziaria rivelatasi una vera bufalata.
Secondo me di qui a poco l’”innominabile” non sarà più come è stato in campagna elettorale Berlusconi ma proprio Di Pietro e chissà se non assisteremo ad interviste a mezzo busto quando si parlerà di lui per nascondere le mani degli intervistati occupate in altre parti del corpo.
A questo punto non ci resta che aspettare un nuovo partito che per sconfiggere Di Pietro abbia come simbolo un corno rosso e una coroncina di agli,diretto come leader da Andreotti per i noti problemi di scoliosi. Giovanni Falci

LA TELEVISIONE NUOVA AGORA'










LA CAMPAGNA ELETTORALE


La tornata elettorale che si è conclusa è stata la più antidemocratica che si è avuta da Mussolini in poi. Essa è stata infatti preceduta da una campagna elettorale assolutamente sbilanciata che ha privilegiato solo e soltanto quei due partiti che sulla carta si sarebbero divisi la maggioranza dei voti degli italiani.
Questo sicuramente non è giusto ed introduce un concetto di totalitarismo che è l’antitesi della vera democrazia.
L’isonomia è un termine usato dagli antichi greci che per primi si posero il problema di definire ed attuare la democrazia; essa non significa né che tutti sono uguali davanti alla legge,né che la legge è uguale per tutti;ma solo che tutti hanno pari diritto all’attività politica che,nella polis greca,era prevalentemente un’attività dialogica.
Isonomia significa dunque prevalentemente libertà di parola.
I greci definivano perciò gli schiavi e i barbari aneu logou e cioè privi della facoltà di parola,volevano cioè dire che costoro si trovavano in una condizione in cui non era possibile parlare liberamente.
I due esponenti dei partiti più grandi oggi hanno di fatto ridotto gli altri competitori politici in condizione di schiavitù e li hanno considerati barbari privandoli del diritto di parola che ora si esercita prevalentemente in televisione.
Ne è venuta fuori una competizione apolitica. L’idea che politica e libertà siano correlate e che la tirannide sia la peggiore tra tutte le forme di governo percorre come un filo rosso il pensiero e l’agire dell’umanità europea fino ai giorni nostri. Solo i regimi totalitari e le relative ideologie hanno osato recidere quel filo;oggi l’aspetto nuovo e inquietante di questa iniziativa antiliberale è che la libertà degli uomini debba essere sacrificata allo sviluppo storico. Prima uno solo e poi in due hanno deciso che dovessero essere solo loro ad interessare gli italiani che vanno a votare,hanno pensato di essere un fiume nei confronti del quale ogni interferenza rappresenta un arbitrio che ne ostacola il fluire.
Non può esserci politica con la maiuscola senza libertà di opinione,il diritto di ascoltare le opinioni altrui e di essere ascoltati è una componente inalienabile della libertà politica.
Nella moderna agorà e cioè negli studi televisivi la costante presenza degli altri,la comunicazione tra uguali dovrebbe diventare l’effettivo contenuto dell’essere-liberi.
La libertà di dialogare è la vera forza della politica pulita. Essa è possibile soltanto nella relazione con gli altri; il suo significato è stato sempre complesso e multiforme e già gli antichi vi attribuivano una certa ambiguità. Determinante non è però,oggi come allora che ognuno possa dire ciò che gli pare,ma che solo attraverso il dialogo si può veramente comprendere la realtà.
Nessuno da solo e senza compagni ed interlocutori può comprendere adeguatamente tutto ciò che è obiettivo,in quanto gli si mostra e gli si rivela sempre in una unica prospettiva,conforme alla sua posizione nel mondo. Se egli vuole vedere il mondo così come è “realmente” può farlo solo considerandolo una cosa che è comune a molti che sta tra loro,che li divide e li unisce,che si mostra a ognuno in modo diverso,e dunque diviene comprensibile solo se molti ne parlano insieme e si scambiano e confrontano le loro opinioni e prospettive.
Soltanto nella libertà di dialogare in molti che nella campagna elettorale non c’è stata,il mondo appare quello di cui si parla,nella sua obiettività visibile da ogni lato.
Vivere in un mondo reale e parlarne insieme agli altri sono in fondo una sola cosa.
Ai greci questa competizione elettorale per così dire privata sarebbe apparsa “idiota” perché è mancata di quella pluralità del discorrere.Giovanni Falci

martedì 19 febbraio 2008

i tagliandini elettorali


IL TAGLIANDO ELETTORALE

Caro Direttore voglio affidarti una mia riflessione sulla pubblicità elettorale che si sta svolgendo per le elezioni comunali.
Ritengo infatti che oltre lo sconcio della invasione dei manifesti per strada attaccati ovunque e su qualsiasi cosa,ci sia un altro fenomeno assolutamente intollerabile e offensivo:il tagliandino pubblicitario nella buca delle lettere.
Io personalmente mi sento offeso a trovare queste pubblicità nella mia cassetta della posta perché ritengo che il candidato di turno pensi che possano esistere persone che gli danno il loro consenso perché folgorati dalla sua immagine o peggio dal suo slogan.
Ritengono cioè questi candidati che il popolo debba votare senza cervello,senza conoscere il programma del candidato,senza conoscere la faccia,senza sapere in buona sostanza chi sia.
Poi dopo l’iniziale offesa sopravviene un senso di pietà per questi candidati che spendono soldi inutili,inquinano,disturbano.
La pietà nasce dal fatto che costoro si considerano prodotti da supermercato;il più delle volte infatti il loro tagliandino convive nella buca con le offerte dei vari supermercati.
E’ triste pensare che una persona si metta in “offerta speciale” come un dentifricio o un chilo di pasta.
Se poi andiamo oltre con i pensieri sembra allora che costoro già si pongono per essere venduti e quindi acquistati.
Bella prospettiva.
Ma che cosa sarà a determinare questi comportamenti?
Esiste secondo me una vera e propria sindrome che accompagna la discesa in campo nelle competizioni elettorali :La ricerca di un momento di gloria.
Per quei pochi giorni della campagna tante anonime persone si sentono al centro dell’attenzione e godono nel pensare di poter “comandare”.
Nessuno che ti incontra ti dice effettivamente cosa si ripropone di voler fare da eletto;si sentono sempre e solo i soliti discorsi:”il fratello di mio cognato”,”il fidanzato di mia figlia”,il cugino dell’avvocato”,etc…
E’ vero che non essendo una competizione politica ma solo amministrativa,le ideologie contano poco,ma per lo meno i programmi concreti e semplici dovrebbero essere esplicitati.
Invece ogni giorno dovremo leggere fino al 28 maggio lo stupido slogan e vedere le facce più incredibili.
Proporrei a questo punto a te Direttore il varo di un forum sul tuo giornale dove inserire le osservazioni dei cittadini sui vari manifesti che circolano.
In questo periodo infatti ci sono persone che si sono inventati esperti di comunicazione senza sapere che questo è un campo difficile e regolato da principi scientifici.
E allora si vede subito,di primo acchito,la pochezza che c’è dietro a queste centinaia di migliaia di euro letteralmente buttate al vento.
Berlusconi ha insegnato che la pubblicità e la propaganda paga ma dovrebbero sapere i nostri candidati che paga quando è di qualità altrimenti diventa un pericoloso boomerang che invece di attirare consensi ha solo il pregio di fare divertire il pubblico che non può che ridere di fronte a certe facce e certe foto.

Ti saluto e ti ringrazio.

i manifesti elettorali


BREVE ANALISI DEI MANIFESTI ELETTORALI
UNA DIARREA DI IMMAGINI

Caro Direttore,
l’osservazione forzosa delle decine di migliaia di manifesti elettorali che in questi giorni occupano ogni centimetro quadrato dei muri della città mi ha spinto a delle riflessioni sulla qualità estetica e di comunicazione della loro quasi totalità.
Ovviamente,per evidenti ragioni di opportunità,non è mia intenzione nominare nessuno dei candidati,si tratterebbe di una indiretta pubblicità degli stessi a mio avviso non corretta.
Le mie saranno quindi riflessioni di ordine generale basate sulle sensazioni che determinate scelte di rappresentazione mi hanno evocato e che,per la loro oggettività,anche se in maniera sublimale possono evocare nell’osservatore.
Il primo errore di comunicazione lo hanno commesso tutti quei candidati che si sono fatti ritrarre con le braccia conserte.
E’ questo infatti,nel linguaggio del corpo,un segno di chiusura verso il prossimo,di diffidenza,di difesa.
E’,in buona sostanza l’opposto dell’abbraccio che è rappresentato con le braccia allargate e che comunica amicizia,contatto,partecipazione comune.
Ovviamente la scelta di quella immagine non è stata fatta da professionisti della comunicazione,sicuramente è stata decisa o dagli stessi candidati o da persone non addette ai lavori,ma questo se da un lato attenua le colpe della decisione sbagliata dall’altro suona come campanello d’allarme nei confronti di costoro che dimostrano di non sentire trasporto verso il prossimo.
Altro errore è stato fatto da coloro che si sono fatti ritrarre nel mentre parlano.Sono tutti venuti con la bocca aperta che da un punto di vista estetico non è certo un bel vedere.Prestano il fianco a battute fin troppo scontate;ma soprattutto evocano l’immaggine di Mussolini che era solito farsi ritrarre e immortalare nel mentre arringava le folle con le sue cazzate.
E’ in estrema sintesi il messaggio dell’autoritarismo;costoro pensano di incarnare il “verbo” che tradotto letteralmente significa parola.
In questa attuale società forse è questo il messaggio drammaticamente più coerente.
A mio avviso stiamo vivendo un momento storico di restaurazione dell’autoritarismo;oggi il ricoprire una carica qualsiasi,da sindaco a portiere di un condominio determina un rapporto sbilanciato verso gli utenti.Le conquiste di uguaglianza del 68 sono state definitivamente abbattute.Nella mia professione di avvocato percepisco sempre di più questo fenomeno.Le persone non vogliono più vincere le cause,vogliono “appararsi” per non fare “arrabbiare” la controparte potente,che questa sia o il Magistrato o il Sindaco o il Direttore.
Altro errore lo hanno commesso tutti i candidati che si sono fatti fotografare dal basso.Questa tecnica usata per dare slancio alle immagini e alle figure si traduce nel manifesto nella sensazione di essere guardati dall’alto in basso che certamente non è sensazione piacevole per l’osservatore.Crea quello stesso distacco delle braccia conserte e certamente non favorisce quel trasporto verso il candidato e si pone anch’essa nell’ottica dell’autoritarismo di cui prima.
Ci sono poi quelli che non ti guardano in faccia,ma rivolgono lo sguardo verso un orizzonte lontano.Per ironia della sorte ho visto uno di questi manifesti affisso in un posto in cui la linea di fuga dello sguardo del candidato si concludeva in un cassetto dell’immondizia.
Evocano questi manifesti le locandine di films più che un vero e proprio messaggio all’elettore.Si sentono costoro dei novelli “via col vento” o peggio ancora “titanic”.
Il più curioso però è quello di un candidato che ha affisso la sua faccia con la testa”tagliata”.Veramente in questo caso mi sono chiesto quale potesse essere stata la ragione di una tale scelta assolutamente incomprensibile.Al primo che vidi pensai che era stato parzialmente coperto da un altro;ma quando poi li ho ritrovati senza altri di contorno sono rimasto veramente di stucco.Che messaggio in questo caso?
Io di testa ne tengo metà perciò sappiate che potrò fare quello che posso in queste condizioni!
Un altro capitolo a parte lo meritano i colori e gli slogan,e se avrò tempo lo affronteremo prossimamente dopo la tornata elettorale perché quelli sono facilmente riconducibili ai candidati e quindi in questo momento non è opportuno ne corretto evocarli.
Ti saluto con affetto

Giovanni Falci

mercoledì 9 gennaio 2008

STATO,MUNNEZZA E VIOLENZA






LA PROTESTA E LA MUNNEZZA

Di tutta la questione rifiuti che in questi giorni ci ha portato alla ribalta internazionale,la cosa più raccapricciante è stata senz’altro la repressione militare della protesta dei cittadini di Pianura.
Lo Stato,così assente ed inefficiente nel risolvere un serio problema della collettività,ha dato dimostrazione di efficienza soltanto nell’uso della forza.
E’ dal XVII secolo che si è sentita l’esigenza di considerare il diritto di libertà di opinione e di espressione un diritto fondamentale dell’uomo; grazie a questa concezione si sono raggiunti traguardi sociali di grande importanza; è grazie alla possibilità di associarsi liberamente e protestare pubblicamente che molte battaglie di civiltà sono state vinte.
Oggi invece sembra restaurarsi il clima repressivo del diritto di opinione e protesta che vede sostituire alle cariche a cavallo della polizia dell’800 le cariche con i blindati della polizia del 2000.
E’ una questione di pura inciviltà:l’insolenza della repressione consiste nel ridurre i cittadini di Pianura a una etichetta;essi non sono più considerati un fine,ma diventano uno strumento in questo caso di disturbo. Bisognerebbe ricordare a coloro che hanno ordinato la repressione violenta quello che diceva Kant e cioè che trattare chiunque alla stregua di uno strumento non solo è la scortesia suprema,ma anche il supremo errore.
Costoro,gli abitanti di Pianura,e non i poliziotti,vanno visti come persone coraggiose.
Il coraggio infatti non è la virtù tipica del guerriero,qualcosa che appartiene tipicamente al campo di battaglia;spesso il coraggio lo si dimostra nella vita quotidiana perché essa effettivamente lo richiede. Scriveva Seneca che “il semplice vivere è di per sé un atto di coraggio”.
Ma c’è di più:solo chi conosce la paura-e chi se non gli abitanti di Pianura-può esprimere coraggio. Un uomo che fosse davvero senza paura non darebbe nessuna prova di coraggio.
Ed è proprio la paura a muovere i manifestanti che vanno quindi considerati coraggiosi per questa loro condizione.
A Pianura si sentono traditi e quindi per istinto gettano la colpa su qualcuno perché è questa l’unica fonte di sollievo dalle emozioni dolorose. Essi sanno anche che una parte di colpa è anche loro perché hanno accettato e rieletto per 14 anni la stessa persona che oggi li fa trovare in questa condizione . E’ il gioco delle reciproche accuse che li fa trovare di fronte a un’alternativa:o si assumono la responsabilità per la parte di colpa che spetta loro,o si liberano al punto da riconoscere che la questione della colpa è tutto sommato irrilevante.
Sta di fatto che una cosa è certa e cioè che tutto avrebbero meritato quei cittadini,forse anche la discarica,ma le manganellate no.
E’ oltre che ingiusto,anche illegale.
L’autoritarismo ha raggiunto livelli di insopportabile decenza. Le conquiste ideologiche del ’68 sono naufragate in ossequio ad uno Stato di polizia che ha preso il posto dello Stato di diritto. Non si ha neanche il pudore di nascondere quelle immagini di soprusi e violenza. Quasi un monito e quasi una propaganda di uno Stato che mostra i muscoli e non la forza della ragione e dell’intelligenza.
Questo Stato però,non casualmente,mostra i muscoli e la munnezza insieme.
E già,è forse giunto il momento per coniare una terza categoria di Stato,tutta italiana,lo Stato di Munnezza.
Giovanni Falci

mercoledì 2 gennaio 2008

capodanno a casa di Carmine


La notte del 31 dicembre l’ho trascorsa a casa di Carmine ed Adriana che hanno organizzato un veglione veramente speciale.
A prescindere infatti dal buffet ricco di ogni ben di Dio,è stata l’atmosfera che i padroni di casa sono riusciti a creare a rendere speciale l’evento.
Le cose da mangiare e bere si possono comprare,ci si può consigliare e consultare riviste o esperti e dunque non presentano grandi difficoltà,si possono cioè,in una unica parola,delegare.
Ma l’affetto,la civiltà,la sincerità,la spontaneità di Carmine ed Adriana sono esclusivi e quindi irripetibili;li trovi solo da loro e per loro.
Noi passiamo troppo spesso la nostra esistenza condizionati dagli altri;siamo portati ad identificare la civiltà con la buona educazione e con rituali informali;la nostra epoca è in effetti “moralistica”,il che rappresenta un vero problema in quanto il moralismo è intollerante e l’intolleranza è uno dei peggiori atti di scortesia.
Carmine e sua moglie invece l’altra notte con la loro tolleranza e disponibilità verso il prossimo ci hanno dato una vera lezione di civiltà:la civiltà antica di cui siamo eredi spirituali,l’ospitalità.
La sincerità con la quale i padroni di casa si divertivano è stata la cosa positiva che ha fatto scattare quella franchezza nei comportamenti che porta diritto all’evoluzione dell’amicizia.
Il momento in cui gli amici possono abbandonare le proprie riserve e rivelare se stessi l’uno all’altro è quello in cui la loro relazione evolve ad un livello superiore.
“La sincerità da parte di uno esorta alla reciprocità” scisse Montaigne,e Carmine me lo ha fatto capire l’altra sera;la sincerità del suo cuore grazie al quale fa aprire a sé il nostro di cuore. Senza questa reciprocità la vita sarebbe cosa di poco valore e del veglione resterebbe solo il bruciore di stomaco e non la voglia di ricordarlo.
Certo,come dicevo prima,queste cose non puoi comprarle,né puoi farti consigliare da nessuno o ce l’hai o no.
E Carmine ed Adriana ce l’hanno perché dentro sono giusti;dopo dei fuochi di artificio degni di Holliwood,che possono essere anche criticati da quei sofisticati intellettuali che però non si divertono mai,e il più delle volte invidiano il coraggio che loro non hanno di fare queste scelte,ma che a me sono piaciuti moltissimo;dopo una montagna di dolci e due fiumi di champagne e dopo tanta musica e balli,Carmine all’alba nel salutarmi,ormai un po’ brillo come tutti noi,ha ricordato una nostra vecchia amica sua compagna del liceo riconoscendole l’onesta dei suoi comportamenti e poi con le lacrime agli occhi a ricordato a mia moglie suo fratello,scomparso prematuramente 10 anni fa,unendolo nel ricordo a sua madre che lo guardava in televisione.
Perciò riescono le feste di Carmine,per la sensibilità speciale che ha e che gli altri non possono acquistare al supermercato,per la moglie giusta,Adriana,che neanche si trova in vendita,e per la voglia di vivere bene insieme agli altri che è merce sempre più rara.
Grazie Adriana,grazie Carmine non dimenticherò mai come sono stato felice insieme a voi.
Giovanni Falci