mercoledì 30 dicembre 2009

IN DIFESA DI FILIZOLA 2


In difesa di Filizola 2

Come accennavo nel mio precedente articolo , il “processo politico” di Daniele Filizola , è formato da “capi d’accusa” ben specifici mossi , alle spalle , nei suoi confronti dagli avversari :
disprezzo per i cittadini , manipolazione di denaro pubblico utilizzato per opere non produttive , “intrallazzi” con imprenditori e amministratori , uso “illecito” di società municipalizzate , distruzione paesaggistica e urbanistica di Torraca , responsabilità dell’abbandono “selvaggio” delle campagne , e infine , oltre a tutto il resto , distribuzione borbonica di cariche ed incarichi ad adulatori.
Tutto falso , tutto non attribuibile al sindaco Filizola.
Quel capo di accusa è l’elenco “morale” dei reati commessi da tutti coloro che hanno governato l’Italia negli ultimi 15 anni e quindi non può rappresentare una “colpa” del solo sindaco di Torraca.
Chi lo accusa avrebbe fatto altrettanto , allineandosi al sistema in vigore.
Perciò insisto nel contestualizzare l’accusa negli “ultimi 15 anni” , perché è appunto negli ultimi 15 anni che un modo di governare non solo tipico ma , direi naturale , di tutta la storia italiana dall’unità in poi , si è configurato come un reato o come una serie di reati .
La colpevolezza dei potenti amministratori della c.d. seconda repubblica non consiste nella loro immoralità (se e quando c’è) , ma consiste in un errore di interpretazione politica che sta avendo conseguenze disastrose nella vita del nostro paese.
Filizola è innocente perché ha agito nel rispetto e nel vigore della Legge , egli è quindi nella legalità anche se poi è dubbio che sia nella giustizia.
Se hanno cambiato la Legge elettorale del Sindaco , se hanno ampliato a dismisura i poteri di questa carica , non è mica colpa di Daniele Filizola.
Bisogna comprendere , una volta per tutte , che è finita l’epoca millenaria di un “certo” potere ed è cominciata l’epoca di un certo “altro” potere.
Quello attuale si fonda su una massa ignorante (e lo dico col più grande amore per questa massa ) e una oligarchia di volgari demagoghi dalla fame insaziabile , e questa miscela non può costituire un partito con un’anima.
Quando con “mani pulite” si sono fatti fuori i politici di una volta non si è voluto raggiungere il risultato di infrangere il malcostume del passato , si è dato invece “continuità” e si è rafforzato il malcostume e il malgoverno ; consentendo con Leggi un certo modo di governare e amministrare si è costituita una serie di reati-non reato in quanto consustanziali alla realtà del paese e , quindi ( come quelli mussoliniani ) perpetrati in fondo nel suo ambito e con il suo consenso .
Oggi si governa un popolo storicamente incapace di dissentire : esattamente come durante il ventennio fascista , come durante l’Ottocento pontificio o borbonico e addirittura come durante i secoli feudali.
La nuova classe politica ed amministrativa dovrebbe capire che governare e amministrare bene non significa più governare e amministrare bene in relazione al vecchio potere , bensì in relazione al nuovo potere che però si è costruito una elite di persone.
Andare quindi ad accusare Filizola della realizzazione di una piscina fallimentare oppure di una ristrutturazione del convento delle suore incomprensibile non ha senso perché queste opere si collocano nello stesso contesto del ponte di Messina o della piazza della Libertà di Salerno ( tutte non volute dai più ma realizzate dai meno ) . Esse non perseguono alcun interesse della collettività , o per meglio dire vengono “vendute” come socialmente utili , ma in realtà sono l’espressione di una dilagante ambizione.
Perciò c’è grande godimento nel vedere “processati” questi personaggi assolutamente bipartisan tra cui , nel suo piccolo , trova posto Filizola ; c’è un comprensibile piacere da assaporare nella caduta dell’individuo arrogante che ha messo a repentaglio verità e integrità per farsi strada e guadagnare l’attenzione del pubblico . Un proverbio birmano recita : “chi fa grandi passi lascia grandi spazi”.
D’altra parte l’ambizione è un padrone spietato , e i suoi seguaci dimenticano o ignorano facilmente il buon senso che potrebbe altrimenti salvarli.
Chi ha fretta di diventare famoso o ricco , o entrambe le cose , tende a prendere scorciatoie , e una delle prime cose a soffrire è la verità.
Forse questa dell’ambizione è l’unica vera “accusa” del mio “cliente” Filizola che mette in crisi la mia difesa ; certo so bene che spesso l’ambizione è madre di virtù , ma quando questa ambizione positiva diventa avidità allora le cose si mettono male.
E allora io penso che ci sono persone che dicono di “voler essere il sindaco” e altre invece di “voler amministrare il paese” ; le prime desiderano essere additate ai cocktail party , le seconde sono pronte a lunghe ed estenuanti riunioni con tutti i cittadini della sua comunità ; le prime cercano uno status , le seconde desiderano un processo ; le prime vogliono essere , le seconde vogliono fare.
Mettete voi Filizola in una di queste due categorie.
Credo quindi che Filizola vada assolto perché comunque rischia , come diceva Tacito : “ chi punta ai vertici del comando non ha alternative tra il massimo successo e la completa rovina”.
Giovanni Falci

IN DIFESA DI FILIZOLA


In difesa di Daniele Filizola

Il titolo di questo mio articolo è la classica frase che l’avvocato scrive sulla cartella del proprio cliente , ed in effetti rende bene quello che mi riprometto : assumere la difesa di Daniele Filizola , Sindaco di Torraca , balzato agli “onori” della cronaca in questi ultimi giorni per una indagine giudiziaria a carico suo e di altri consiglieri .
Premetto comunque , come è ovvio del resto , che non affronterò alcun argomento strettamente processuale , sia perché non sono il vero difensore di Filizola , sia perché ritengo che i processi “veri” si debbano svolgere solo in Tribunale e non sui giornali.
La mia sarà allora una difesa di questo sindaco “dalle accuse” che in questo frangente gli vengono mosse dai suoi avversari .
Sarà dunque una difesa nel processo umano e politico che sempre si accompagna a quello giudiziario , una difesa più difficile di quella che si fa nelle aule di giustizia perché nel mio processo non ci sarà una sentenza che bene o male deciderà la questione , ma il giudizio sarà solo e sempre di colpevolezza.
Ed infatti il vero problema di Daniele Filizola come di chiunque sbattuto in prima pagina è quello di evitare il giudizio,non il castigo. Il castigo senza giudizio è sopportabile,ha persino un nome,sventura,mentre qui si tratta di evitare d’essere sempre giudicati senza che venga mai pronunciata la sentenza.
Allora come in ogni processo che si rispetti c’è bisogno di una accusa , di uno o più capi di imputazione sui quali muoversi per potersi difendere ; è questo un principio di civiltà giuridica , il diritto di difendersi provando sancito dalla Costituzione ed anche dalla Convenzione dei Diritti dell’Uomo .
Basterebbe questo per assolvere Filizola dalle “accuse” dei suoi nemici : costoro lo giudicano con un processo non giusto perché gli parlano dietro , alle spalle .
Per lo più sono “sentito dire” , “pettegolezzi” che non hanno neanche la dignità del sospetto , in poche parole sono argomenti che non convincono perché sono stati per ben due volte bocciati dalla Giuria popolare che ha eletto questo signore sindaco del proprio paese .
Diciamo allora che l’accusa è quella di essere un leader , di avere una leadership che essi non condividono , non con motivazioni logiche , ma per invidia , oserei dire per borbonica convinzione .
Allora incominciamo a dire subito che Filizola merita la leadership perché in politica i principi sono di impaccio e l’ipocrisia è una virtù !
Certo mi si potrà obiettare che il mio “cliente” non ha la caratteristica che Aristotele e Cicerone ricollegavano al leader e cioè che non si può essere un buon capo senza aver imparato prima a obbedire , ma anche questo è sbagliato.
Filizola infatti non ubbidirà ai suoi denigratori ed avversari , e onestamente mi sembra umano , ma sa ubbidire a chi di dovere .
Loro , i nostri accusatori lo vedono solo in Paese dove è il numero uno , ma che ne sanno delle anticamere , delle borse portate al potente di turno , dei rospi che deve ingoiare in ambienti diversi dal suo paese ?
Egli è leader perché sa circondarsi di gente che è fin troppo contenta di farsi guidare ; spinte da debolezza , ignoranza e pigrizia –soprattutto pigrizia- ,moltissime persone preferiscono lasciare ad altri il compito di prendere decisioni ; i suoi avversari evidentemente non sono altrettanto capaci ed oggi cercano di sostituirlo non con l’aiuto del popolo , ma con l’aiuto di un singolo , il Pubblico Ministero di Sala Consilina .
Ma a questo punto sorge spontanea una domanda perché i nostri accusatori vogliono la punizione del mio “cliente” ?
Vogliono punire per correggere chi ha sbagliato , o vogliono la punizione per vendicarsi?
Voglio esortare i nostri accusatori a riflettere che occorre avere una gran fiducia in se stessi per poter sempre essere sicuri che la propria percezione del misfatto e della punizione sia davvero corretta .
Eppure siamo tutti colpevoli questo sì che è certo , anche voi accusatori .
Spesso il “nemico” è costruito a tavolino e riceve non di rado quei caratteri che odiamo in noi stessi , dentro di voi allora sappiate che vi augurate una punizione uguale : la sentenza che uno pronuncia sugli altri finisce con il rimbalzargli prima o poi in faccia,non senza danno.
Mi avvio comunque a concludere per motivi di spazio , questa mia prima parte della difesa “eccependo la carenza di legittimazione” di alcuni accusatori .
Mi riferisco ai traditori.
Tra chi inneggia alla condanna c’è anche chi ha tradito Daniele Filizola , chi cioè è stato con lui a condividere successi ed obiettivi , è salito sul suo carro del vincitore , e poi si è tirato indietro .
Non importano le ragioni del tradimento , se però si è cambiata casacca per opportunismo o per vantaggio personale (inteso anche come non raggiungimento di un vantaggio) non sono ammissibili questi traditori sul banco dell’accusa .
Se l’editore vorrà “il processo a Filizola” potrà continuare in un prossimo scritto , quello vero però di “processo” , quello politico.
E forse lì ci converrà patteggiare!
Giovanni Falci

Di Pietro e l'Inquisizione

L’Inquisizione e Di Pietro

Finalmente nell’ultima puntata di Anno Zero l’On.le Di Pietro è uscito allo scoperto svelandoci la sua strategia politica che parte da lontano , per intenderci dal periodo di “mani pulite”.
Essa è molto semplice anche se ben occultata : la conquista del potere politico attraverso l’uso distorto dei processi penali.
Questa strategia ha un suo precedente storico nella famosa inquisizione del XIV secolo.
Anche allora come oggi si cercò di raggiungere risultati politici attraverso l’uso di processi e attraverso una “piccola” modifica del diritto sostanziale e del diritto processuale.
L’inquisizione di allora nacque dalla esigenza avvertita dalla Chiesa di riappropriarsi di un ruolo e di una importanza che una nascente nuova classe sociale , quella dei mercanti e dei banchieri , stava minando .
Per riappropriarsi quindi del ruolo centrale nella vita politica e sociale , i giuristi di allora pensarono bene di introdurre nel diritto sostanziale un nuovo e grave reato , l’eresia , e nel diritto processuale un nuovo istituto , la procedibilità senza accusatores.
Nacque così quel triste fenomeno che va sotto il nome di “santa inquisizione” che con il terrore ridiede un ruolo a quelle persone , il clero , che la società civile stava emarginando.
Quel sistema per cui uno “scomodo” avversario poteva essere tolto di torno con una semplice denuncia anonima e con un processo preceduto da una cruenta tortura , generò i maxi processi dell’epoca con le 160 esecuzioni capitali di Davos e con migliaia di roghi in tutta Europa.
Savonarola , Giordano Bruno , Galilei e tanti altri illustri personaggi , senz’altro più famosi e conosciuti di quei Giudici che li processarono e condannarono sono state le vittime di quelle grandi ingiustizie , però legali , nel senso di consentite dalla Legge.
Oggi stiamo rivivendo quello stesso periodo.
Mani Pulite è stata possibile con l’introduzione nel nostro sistema di una modifica di diritto sostanziale , il concorso esterno in associazione mafiosa , e con la possibilità di indagare chiunque a prescindere da una notizia di reato.
Questo secondo aspetto è quello maggiormente praticato da Di Pietro ; “datemi Berlusconi e ve lo girerò come un calzino” è la dichiarazione di un uso politico del processo e niente più.
“ Bisogna vedere il capitale di partenza di Berlusconi “ incalzava il novello Torquemada ad Anno Zero , continuando in quella tecnica che lo ha reso famoso.
Ma come caro Di Pietro allora vogliamo stravolgere il nostro sistema processuale ?
Il nostro sistema è semplice , su di una notizia di reato il PM deve procedere ad indagare , ma deve comunque esserci una notizia di reato .
E tu invece cosa fai ? vuoi indagare senza notizia di reato ?
Perché si dovrebbe andare a fondo sul capitale di partenza di Berlusconi ? esiste per caso una denuncia in qualsiasi forma che adombri la possibilità di intravedere un fatto che costituisca reato?
Allora caro Di Pietro tu sei alla ricerca della notizia di reato , tu pretendi che si indaghi senza fatti denunciati , tu vuoi in buona sostanza processare una persona solo per “vincere” politicamente.
Diciamola proprio alla Di Pietro : tu vuoi un processo ad personam non ad reatum.
Certo è triste vedere in quella trasmissione ammettere questo fatto , se Berlusconi fosse nato nel 1500 oggi sarebbe già sul rogo ; l’esposto anonimo avrebbe fatto partire l’inquisizione , l’arresto e la tortura avrebbero fatto il resto e solo perché è scomodo , ha troppo successo , non perché abbia commesso niente.
Travaglio e Donadi a latere e Di Pietro Presidente questo è il Tribunale di Berlusconi condannato anche senza accuse e denunce.
A dire il vero quella triade anche nell’aspetto fisico è perfetta ; immaginateli per un attimo con neri mantelli parrucche e cordoni con il crocefisso e vedrete che nel ruolo ci stanno benissimo con i loro ghigni di soddisfazione verso il male altrui.
Anche nel modo di gesticolare tradiscono questa loro repressa aspirazione , un misto tra Huria Hipp e Robespierre .
Purtroppo per loro però , con tutti gli sforzi possibili , non riusciranno nel loro intento , solo dichiarato , di superare il “male” rappresentato da Berlusconi e questo per il grande insegnamento di Platone che affermava che “Il superamento di tale male non è unicamente un problema soggettivo, ma dell'intera società, in quanto l'ignorante non può "autoinsegnarsi" quella sapienza che non ha per conoscere e fare il bene.
Ho detto tutto!
Giovanni Falci

martedì 15 dicembre 2009


IL PANTALONE GRIGIO


Oggi ho indossato un pantalone grigio di “lana fredda” con il quale mi sento ridicolo e goffo.
In effetti l’ho dovuto fare per poter essere “avvocato”,altrimenti non sei interessante nonostante dici cose e concetti interessanti.
Chi vale in questa,ma anche in altre società,è il pagliaccio con il suo vestito di scena.
Se infatti mi sento goffo significa che in quel vestito non mi vedo bene e quindi sono il pagliaccio di me stesso.

AVEVA RAGIONE DANTE


AVEVA RAGIONE DANTE

E capirai sì come sa di sal lo pane altrui e come è duro calle lo scendere e il salir per l’altrui scale.

E’ esattamente quello che faccio in questo periodo,mangio il pane altrui e salgo e scendo l’altrui scale.
Del resto non poteva essere diversamente,è il destino dell’esiliato di ieri di oggi e di domani che Dante,da quel genio che è ha immortalato.
Io sono condannato come Dante e quindi mangio il pane di Sergio e salgo e scendo le scale di Marco e Sergio. Ogni giorno che prendo quegli ascensori mi ridico in mente mia quei versi;ogni giorno che firmo un atto insieme a Sergio mi ridico i versi;ho notato addirittura che la mia firma su quei ricorsi è diversa da altre ma non per mia volontà.
La cosa spiacevole è che io sconto una pena non per qualcosa che avrei fatto,ma per la divulgazione di notizie sulle mie presunte colpe.
La mia condanna all’esilio non è legata ad una colpevolezza,ma all’essere sotto processo.
Il paradosso è che mentre la pena per i fatti commessi è temporanea,che so 1,2,3,10 anni di carcere,quella di essere processato è perpetua:un ergastolo.
Questa pena pesa ancora di più perché la scontano con me i miei cari,i miei figli:è dunque ingiusta,iniqua,illegale.
La responsabilità penale è personale e dunque la pena che segue l’accertamento della responsabilità è anch’esso personale;ma la pena per essere processati,l’esilio dalla civiltà,viene scontata anche da persone che non hanno commesso niente.
La prima pena oltre che giusta viene applicata da un Giudice dopo che ti è stata data la possibilità di difenderti,di dire la tua;la seconda invece viene data dalla stampa,senza processo, contraddittorio e senza poter dire niente in tua difesa.
I miei figli sono in esilio con me senza essere stati interrogati,sono in esilio senza neanche essere conosciuti dai loro giudici aguzzini.
Stanno scontando una pena enorme che è la loro stessa esistenza cambiata da un fatto mai commesso. Essi non sono stati penalizzati da un padre delinquente,arrestato,condannato;essi sono penalizzati da una società che “informata” di questo padre li ha subito qualificati o per lo meno li ha fatti sentire colpevoli.
Con questo non voglio sottrarmi alle mie responsabilità,voglio solo affermare che la pena che sconto mi sembra sproporzionata perché è troppo essere stato condannato a vedere i propri figli infelici e innocenti.
In un certo senso mi sento come i condannati in quei miti greci che per l’eternità devono soffrire un tormento che si rinnova ogni giorno,penso a Sisifo,a Prometeo.
La situazione quindi in cui sono è quella dell’ansia del mio presente-non so come e cosa fare per uscire da questa situazione che coinvolge i figli-;nemico del mio passato-vorrei cancellare tutto quello che ha determinato la condanna dei miei cari-;privo di futuro-non riesco ad immaginare per loro il futuro che avrebbero avuto senza questa pena-.
In una parola sono disperato.
Io devo mangiare lo pane altrui,io devo salire e scendere l’altrui scale ma loro no

L'ANGOSCIA


L’ANGOSCIA


Sono veramente angosciato per mio figlio.
Il suo smarrimento attuale mi intristisce;ha “deciso” di vivere male.
Sento il senso di colpa di aver contribuito in modo determinante a questa “decisione”.
Non so cosa fare!
Il solo periodo della nostra vita in cui l’ho visto bene è stato quando,seppure forzosamente,abbiamo dialogato,ci siamo detti un sacco di cose,ci siamo sentiti molto spesso ed intensamente.
Ora invece non parla più con me,non mi abbraccia,non mi guarda negli occhi.
Sicuramente avrò di nuovo fatto io qualche errore ma non lo riesco ad individuare e questo fatto mi da angoscia.
Non puoi dire e chiedere ad una persona di esserti amico,ma se tu lo desideri ci resti male.
Sono tutte belle chiacchiere ed alibi le varie analisi pseudopsicologiche: immaturità,viziato ed altre cazzate simili.
Il problema sei tu non è lui;se desideri un rapporto diverso devi impegnarti per ottenerlo non aspettare che lui ti assecondi.
E’ facile “criticare” gli altri perché così ti assolvi;diverso è invece la critica a te stesso perché ti “condanna”.

CANOTTIERI


CANOTTIERI

Sono diventato invisibile!
Tanta gente che prima mi vedeva ed era contenta di conoscermi non mi vede più neanche quando incrocia il mio sguardo e si sofferma ad osservarmi.
In effetti devo ammettere di avercela fatta;ed in un certo senso è stato difficile scomparire così come lo è apparire;sono entrambi stress.
C’è anche da dire che molti ti “vedono” in determinate circostanze e “non ti vedono” in altre.
Generalmente scompari quando c’è il pubblico;lì c’è paura di conoscerti,o,per lo meno,non vale la pena conoscerti;in privato,senza contesti sociali,è diverso:se ci sei “esisti”;in società “non esisti” anche se ci sei.
Comunque,sia “scomparire” che “comparire” hanno un prezzo:il primo è economico,il secondo esistenziale.
Per scomparire bene non devi essere ricco,interessi subito poco da povero;per comparire invece devi sempre agire in funzione degli altri,di chi in effetti deve “vederti” e quindi passi l’esistenza a fare anche cose che non ti piacciono e a privarti di alcune che gradisci.
Davanti al mio pastis sulla terrazza dei Canottieri gremita da gente in cravatta e signore con scarpe scomode io “non c’ero”,mi vedevano solo i camerieri perché con loro “parlo” solo io in quella immensa moltitudine di persone per bene.

VERITA' E GIUSTIZIA




VERITA’ E GIUSTIZIA


Verità e giustizia non sono mai interamente realizzabili e conoscibili.
Appartiene alla natura umana agire con prove e controprove, esercitando la virtù del dubbio e l’arte del dialogo per avvicinarsi alla verità e alla giustizia (con le iniziali maiuscole).
Tuttavia, la capacità di dialogo equivale alla disponibilità dell’automodificazione in base ai buoni argomenti.
Se non è così il dialogo si trasforma in monologo tra sordi.

POVERTA?


POVERTA’


Mi rattrista molto vedere i venditori ambulanti.
La loro speranza di vita è racchiusa in quelle piccole cianfrusaglie che rappresentano il loro futuro.
La loro speranza di vita è nell’incontro occasionale.
Essi oltre che pochi soldi hanno pochi sogni.
Secondo me non leggono perché non hanno tempo,perché non si possono concentrare su qualcosa che non produce.

ARCHITETTURA


ARCHITETTURA


Tesi:natura;antitesi:fabbrica;sintesi:architettura.
Tesi:architettura;antitesi:natura;sintesi:città.
Senza natura non può esistere architettura essa infatti è ciò che la natura non è più e ciò che la fabbrica non è ancora.
Di questa dialettica evolutiva il motore è la storia intesa come tradizione da conservare per superare.

SONO FELICE O INFELICE?



SONO FELICE O INFELICE?


A 51 anni e 10 mesi,con 4 figli,alle ore 18,50 di lunedì 16 aprile,guardo il cielo seduto su di una panchina a via S. Calenda.
Il cielo e le nuvole,tra un palazzo ed un ciuffo di verde.
La cosa sorprendente è che non è per caso che questo mi succede;io penso spesso di dover correre a vedere il cielo e le nuvole e lo faccio prima di altre cose “importanti”.
Perdo il tempo o lo guadagno?

LA VITA


LA VITA

La è una lunga partita di poker.
Come in quel gioco, ci vuole abilità, tecnica, pazienza, bluff e soprattutto, bisogna sapere fare “passo”.
Se si giocano tutte le mani si perde di sicuro.

LA LOGICA


LOGICA.

La separazione fra Verità e Falsità è il primo contributo che la logica dà al pensiero:senza questa distinzione ogni affermazione varrebbe quanto qualunque altra e non avrebbe neppure senso discutere o argomentare.
Infatti una buona parte dei discorsi degli illogicici non consiste di ragionamenti,ma di proclami e perorazioni:più che cercare di convincere esibendo fatti,essi intendono persuadere proclamando opinioni.
Qualcuno lo fa incosciamente,ma molti si ispirano consciamente al motto di Nietzche “non ci sono fatti,solo opinioni”.
Per coloro che decidono di interessarsi dei fatti invece che delle opinioni il passo successivo è cercare di classificare questi fatti attraverso un’analisi logica del linguaggio:ad esempio,notando che la distinzione tra sostantivi,aggettivi e verbi corrisponde a una classificazione della nostra esperienza in oggetti,proprietà ed azioni.

L'UMANITA'


L’umanità e quindi l’umanesimo ha due significati:il primo risulta dal confronto tra l’uomo e ciò che è meno dell’uomo;il secondo dal confronto tra l’uomo e ciò che è più dell’uomo.
Nel primo caso con umanità si intende un valore,nel secondo un limite.
La differenza tra le discipline umanistiche e la scienza consiste nel fatto che la seconda si occupa di ciò che accade ed osserva i processi della natura cercando di cogliere le leggi che li regolano fuori dal tempo;la prima invece non hanno la caratteristica di arrestare quello che altrimenti fuggirebbe ma di richiamare in vita ciò che altrimenti resterebbe morto.
Anzichè fermare il tempo le discipline umanistiche cercano di rimettere in moto il tempo che si è arrestato.

L'ARMONIA



L’armonia è sempre un rapporto tra due entità,non può esistere questo concetto con un solo elemento .
Per quanto riguarda gli esseri umani l’armonia consiste nel rapportarsi con loro stessi e con gli altri.
E’ quindi molto difficile trovare l’equilibrio tra tutte le componenti esistenziali dell’individuo.
Lavoro,famiglia,studio,amicizia,impegno sociale,sesso etc. vanno tutti coltivati perché l’annullamento di una qualsiasi componente determina uno sbilanciamento che non produce armonia.
Orbene,questa premessa necessita di un ulteriore elemento per cercare di tendere ad una felicità esistenziale,e questo è il fine della vita.
Sicuramente è di facile intuizione capire che il fine che ci rende più felici non può essere un fine materiale perché per quanto si possano avere successi economici questi non ci apparterranno mai completamente. Qualsiasi bene infatti si può vendere,perdere,locare,deperire,distruggere etc;ed inoltre si può condividere,si può averlo identico ad un altro;in più qualsiasi bene materiale non sarà mai esaustivo perché ci sarà sempre l’esigenza di averne altri.
Bisogna perciò puntare su qualcosa di immateriale che possa essere quanto più esaustivo per farci vivere felici.
Sicuramente questo qualcosa non può essere la religione perché questa si interessa di ciò che accade dopo la vita terrena e quindi si disinteressa di quelle che sono le problematiche dell’esistenza.
Allora ritengo che l’unica cosa che possa farci essere felici sia la conoscenza. Solo attraverso essa noi siamo in grado di avere cose veramente personali che non ci possono essere prese ne usurpate da nessuno.
La conoscenza di una determinata cosa,la più varia,è certamente solo nostra;il sapere le tabelline o il conoscere un brano di letteratura è un bene esclusivo che non si perde mai e che non ha bisogno di essere relazionato a niente altro
Conoscere perciò,in qualsiasi modo il mondo sul quale viviamo è sicuramente qualcosa che ci avvia ad essere felici.

IO NON PREFERISCO LE LINEE CURVE



Io non preferisco le linee curve.
Mi danno e comunicano un senso di insicurezza.
Su di esse si scivola,non ci si può aggrappare.
E’ molto meglio la linea diritta che incontra altre linee e forma angoli sicuri.
Del resto,per dare un giudizio estetico negativo,di una persona si dice “ha gli occhi a palla”.
L’angolo retto, poi ,dà l’idea della perfezione.dell’armonia e dell’equilibrio.
Come si può parlare di equilibrio con i cerchi e le curve che rotolano e dondolano.

IL POSSEDERE RENDE GLI UOMINI INFELICI


Il possedere corrompe e rende infelici.
Per poter possedere infatti si deve per forza di cose competere e cercare di sottrarre ad altri quello che si vuole.
Quando poi tutto questo possesso non è neanche il frutto di una scelta intima e convinta,ma è il risultato di un indotto sociale subdolo e strisciante,allora l’infelicità è ancora maggiore.
Non si è infatti infelici nel lottare per una ideologia o per una propria intima convinzione;quegli sforzi appagano,in un certo senso non si “sentono”. Ma quando la competizione ha per oggetto qualcosa scelto da altri,qualcosa che non ha niente di ideale,allora lo sforzo si” sente “ e tutto diventa oneroso se non per il corpo sicuramente per lo spirito.
Gli occhi ridenti di un vecchietto di 72 anni incontrato una notte a Lungomare che vende per strada castagne e pannocchie mi hanno ancor più convinto di questa tesi.
Questi era un uomo felice che comunicava con le persone,che viveva la natura all’aria aperta,che non doveva confrontarsi né competere con nessuno,non doveva apparire in nessun altro modo,in una parola non dipendeva che da se stesso.

L'EQUILIBRIO PSICO-FISICO


L’equilibrio psichico delle persone potrebbe essere paragonato ad un elastico in tensione.
Da un punto di vista rappresentativo e grafico la psiche si può visualizzare come l’elastico che,sottoposto ad una continua spinta nelle due direzioni opposte,resiste deformandosi talora verso un punto e tal’altra verso quello opposto.
E’ quindi evidente che quando le spinte sono troppo forti l’elastico può spezzarsi e ciò può avvenire in due modi:
1)il continuo logorio incomincia ad incidere piano piano un punto dell’elastico,il più debole,fino a quando questo cede;
2)un evento traumatico diretto ed istantaneo colpisce l’elastico ancora intatto e lo rompe improvvisamente.
A questo punto bisognerà vedere in che direzione i resti dell’elastico si muoveranno,ovvero,per meglio dire,quale dei due capi risulterà più grande rispetto all’altro e quindi quale dei due punti opposti riceverà l’elastico con più potenza e profondità.
Se consideriamo i due punti di partenza del segmento elastico preso in considerazione come la nascita e la morte dell’uomo,bisognerà vedere,dopo la rottura se ci sarà più elastico che procederà verso la morte oppure più elastico che procederà verso l’origine,l’infanzia,la purezza.
La crisi dell’infarto dell’elastico si risolverà pertanto in qualcosa di assolutamente dannoso ed autolesionistico nel primo caso,in qualcosa di costruttivo e puro nel secondo.
Senonchè questi eventi non devono essere considerati nella loro specificità e relazione con l’individuo che li subisce,ma vanno analizzati nel contesto dell’individuo tra gli altri individui.
Pertanto quel giudizio negativo ricollegato all’elastico che,rotto l’equilibrio precipita verso il polo della morte,se può essere vero per l’individuo analizzato avulso dal contesto sociale e familiare in cui vive,può essere addirittura positivo se letto nell’ottica inversa e cioè dell’uomo sociale e non individuale.
Lo stesso dicasi ovviamente anche nel caso inverso e cioè per il giudizio inverso.
Per chiarire con un esempio,la persona che a seguito della rottura del suo equilibrio psichico si rivolge a commettere azioni indegne e delittuose fa qualcosa che a lui come singolo non giovano ma che potrebbero giovare a chi gli sta intorno tipo la sua famiglia ed i suoi amici etc..
Al contrario,se dopo la rottura questa persona,il cui elastico in questo caso va verso l’inizio,si mette a vivere in modo puro e semplice,starà bene come individuo ma potrà recare danni e disagi ai suoi familiari amici etc.
Questa ultima riflessione dimostra la difficoltà dell’esistere:quello che ti appaga potrebbe non essere condiviso e non appagare chi ti stà vicino e viceversa.
OPPOSTI: NASCITA-MORTE : POSITIVO-NEGATIVO
VERSO LA MORTE SI VA IN MODO STRESSATO:SI ESISTE PER STANCARSI.
RESPONSABILITA’ E STRESS.

L'ALTERNARSI DELLE STAGIONI


L’alternarsi delle stagioni e la vita della natura si coglie nelle prime ore del mattino.
In quei momenti,quando si esce da casa e si ha la “sorpresa” del tempo e della temperatura, mi viene da pensare alle piante che hanno trascorso l’intera notte fuori.
Allora capisco perché fioriscono in primavera, si stancano d’estate ,si addormentano in autunno, si nascondono d’inverno.

L'EROE BERLUSCONI

L’eroe Berlusconi

Le esternazioni di Berlusconi alla bocciatura da parte della Consulta del Lodo Alfano lo fanno entrare , a mio avviso , nella categoria degli Eroi di greca memoria.
Tutti i benpensanti che hanno aspramente criticato il premier non hanno ricordato quello che ci è stato insegnato a scuola allorquando si studia l’Iliade.
L’Ira Funesta di Achille è un valore , è la condotta di un eroe , è una caratteristica da ammirare.
A ben vedere il Berlusconi oggi può essere paragonato all’Achille di allora.
Entrambi questi personaggi hanno avuto una vita costellata di contraddittorie esperienze , contrassegnata da luci ed ombre , egoismi e generosità , scandita da repentini mutamenti drammatici che si risolvono in un contrappunto di “ire funeste” e abbandoni infantili , di amori spenti sul nascere o sbocciati fuori tempo o insidiati da tragici contrattempi o sfociati in morbose passioni mal corrisposte.
Voglio subito chiarire che mi riferisco al Berlusconi politico e non uomo in privato ; gli amori , pertanto , le morbose passioni e quant’altro si riferiscono alla sua vita ed esperienza politica .
Lascio a Travaglio ed altri del suo rango la vita privata del premier , io la rispetto nella sua privacy troppe volte violata.
Tornando al parallelismo con Achille , l’”ira” per antonomasia , bisogna riflettere che comunque quel comportamento venne giustamente giudicato con affetto e ammirazione. I suoi contemporanei lo elessero ad eroe e lo collocarono nel loro paradiso l’Olimpo.
Più che giudicarlo per l’ira lo ammirarono per le gesta , per il coraggio di affrontare il nemico in battaglia a viso aperto , senza sotterfugi , senza inganni , ma con fierezza.
Ulisse invece , che pure aveva vinto la Guerra di Troia , che pure ne aveva passato di tutti i colori , non fu mai considerato eroe ne tantomeno messo nell’Olimpo.
Ulisse invece che affrontare il nemico con la spada in pugno e rischiare la vita tenta di non partire per la guerra fingendosi pazzo e sconfigge gli avversari colpendoli nel sonno , in unica parola cerca sempre e solo di sfruttare le persone e le situazioni che gli si presentano.
Oggi gli Ulisse dell’ultima ora stanno tramando , cercano inganni ovviamente politici per vincere perché sanno che nella battaglia elettorale a viso aperto il novello Achille non ha rivali ; il nuovo cavallo di Troia sono i processi che dovrebbero vedere condannato Berlusconi per tentare di riprendersi un ruolo , quello del comando del paese , che diversamente , per via diretta non riuscirebbero ad ottenere.
Questa inversione di valori per guadagnarsi l’immortalità si è avuta con l’avvento del Cristianesimo ; in Paradiso paradossalmente ci puoi andare se non fai niente , all’Olimpo ci andavi solo se avevi dimostrato gesta che ti facevano assurgere ad eroe.
Si tratta quindi di un comportamento assolutamente umano , quello dell’ira , che ci appartiene , che tutti prima o poi proviamo ; umano nel senso di umanità e non di umanesimo.
L’umanità e quindi l’umanesimo hanno due significati:il primo risulta dal confronto tra l’uomo e ciò che è meno dell’uomo;il secondo dal confronto tra l’uomo e ciò che è più dell’uomo.
Nel primo caso con umanità si intende un valore,nel secondo un limite.
Vorrei proprio vedere chi si diverte quando perde una causa ; sarebbe da sottoporlo ad una lunga ed approfondita analisi ; io personalmente preferisco essere governato da un uomo che si incazza come me se non gli danno ragione ( e poi in che modo !) invece che da un masochista che si diverte quando gli danno torto.
Ma poi chi sono questi che mantengono l’aplomb in caso di insuccessi ?
Fassino coinvolto nella vicenda Unipol non mi sembrava affatto divertito , Prodi dopo le dimissioni di Mastella mica sorrideva tanto e così via di seguito.
Ma qui si dice da parte di bigotti ipocriti che si tratta del Presidente del Consiglio che quindi non può avere un simile comportamento.
Ci si dimentica che Berlusconi è prima che Presidente del Consiglio un uomo fatto di carne ed ossa , di sentimenti , di spirito .
Io così me lo sento più vicino , lo ergo ad eroe del nostro tempo come Achille allora ; non mi riconoscerei in un algido e gelido individuo che non rivela i suoi sentimenti umani o peggio ancora li nasconde : non lo riuscirei a comprendere.
Quella di Berlusconi è stata una grande lezione di laicità e di sincerità.
Nonostante tutto quindi l’eroe è e resta Berlusconi perché nell’inconscio noi sappiamo ed aspiriamo a fare gesta di cui gli Altri parlino e restano ammirati a bocca aperta e Berlusconi ci ha fatto vedere come si fa.
Giovanni Falci