mercoledì 9 gennaio 2008

STATO,MUNNEZZA E VIOLENZA






LA PROTESTA E LA MUNNEZZA

Di tutta la questione rifiuti che in questi giorni ci ha portato alla ribalta internazionale,la cosa più raccapricciante è stata senz’altro la repressione militare della protesta dei cittadini di Pianura.
Lo Stato,così assente ed inefficiente nel risolvere un serio problema della collettività,ha dato dimostrazione di efficienza soltanto nell’uso della forza.
E’ dal XVII secolo che si è sentita l’esigenza di considerare il diritto di libertà di opinione e di espressione un diritto fondamentale dell’uomo; grazie a questa concezione si sono raggiunti traguardi sociali di grande importanza; è grazie alla possibilità di associarsi liberamente e protestare pubblicamente che molte battaglie di civiltà sono state vinte.
Oggi invece sembra restaurarsi il clima repressivo del diritto di opinione e protesta che vede sostituire alle cariche a cavallo della polizia dell’800 le cariche con i blindati della polizia del 2000.
E’ una questione di pura inciviltà:l’insolenza della repressione consiste nel ridurre i cittadini di Pianura a una etichetta;essi non sono più considerati un fine,ma diventano uno strumento in questo caso di disturbo. Bisognerebbe ricordare a coloro che hanno ordinato la repressione violenta quello che diceva Kant e cioè che trattare chiunque alla stregua di uno strumento non solo è la scortesia suprema,ma anche il supremo errore.
Costoro,gli abitanti di Pianura,e non i poliziotti,vanno visti come persone coraggiose.
Il coraggio infatti non è la virtù tipica del guerriero,qualcosa che appartiene tipicamente al campo di battaglia;spesso il coraggio lo si dimostra nella vita quotidiana perché essa effettivamente lo richiede. Scriveva Seneca che “il semplice vivere è di per sé un atto di coraggio”.
Ma c’è di più:solo chi conosce la paura-e chi se non gli abitanti di Pianura-può esprimere coraggio. Un uomo che fosse davvero senza paura non darebbe nessuna prova di coraggio.
Ed è proprio la paura a muovere i manifestanti che vanno quindi considerati coraggiosi per questa loro condizione.
A Pianura si sentono traditi e quindi per istinto gettano la colpa su qualcuno perché è questa l’unica fonte di sollievo dalle emozioni dolorose. Essi sanno anche che una parte di colpa è anche loro perché hanno accettato e rieletto per 14 anni la stessa persona che oggi li fa trovare in questa condizione . E’ il gioco delle reciproche accuse che li fa trovare di fronte a un’alternativa:o si assumono la responsabilità per la parte di colpa che spetta loro,o si liberano al punto da riconoscere che la questione della colpa è tutto sommato irrilevante.
Sta di fatto che una cosa è certa e cioè che tutto avrebbero meritato quei cittadini,forse anche la discarica,ma le manganellate no.
E’ oltre che ingiusto,anche illegale.
L’autoritarismo ha raggiunto livelli di insopportabile decenza. Le conquiste ideologiche del ’68 sono naufragate in ossequio ad uno Stato di polizia che ha preso il posto dello Stato di diritto. Non si ha neanche il pudore di nascondere quelle immagini di soprusi e violenza. Quasi un monito e quasi una propaganda di uno Stato che mostra i muscoli e non la forza della ragione e dell’intelligenza.
Questo Stato però,non casualmente,mostra i muscoli e la munnezza insieme.
E già,è forse giunto il momento per coniare una terza categoria di Stato,tutta italiana,lo Stato di Munnezza.
Giovanni Falci

mercoledì 2 gennaio 2008

capodanno a casa di Carmine


La notte del 31 dicembre l’ho trascorsa a casa di Carmine ed Adriana che hanno organizzato un veglione veramente speciale.
A prescindere infatti dal buffet ricco di ogni ben di Dio,è stata l’atmosfera che i padroni di casa sono riusciti a creare a rendere speciale l’evento.
Le cose da mangiare e bere si possono comprare,ci si può consigliare e consultare riviste o esperti e dunque non presentano grandi difficoltà,si possono cioè,in una unica parola,delegare.
Ma l’affetto,la civiltà,la sincerità,la spontaneità di Carmine ed Adriana sono esclusivi e quindi irripetibili;li trovi solo da loro e per loro.
Noi passiamo troppo spesso la nostra esistenza condizionati dagli altri;siamo portati ad identificare la civiltà con la buona educazione e con rituali informali;la nostra epoca è in effetti “moralistica”,il che rappresenta un vero problema in quanto il moralismo è intollerante e l’intolleranza è uno dei peggiori atti di scortesia.
Carmine e sua moglie invece l’altra notte con la loro tolleranza e disponibilità verso il prossimo ci hanno dato una vera lezione di civiltà:la civiltà antica di cui siamo eredi spirituali,l’ospitalità.
La sincerità con la quale i padroni di casa si divertivano è stata la cosa positiva che ha fatto scattare quella franchezza nei comportamenti che porta diritto all’evoluzione dell’amicizia.
Il momento in cui gli amici possono abbandonare le proprie riserve e rivelare se stessi l’uno all’altro è quello in cui la loro relazione evolve ad un livello superiore.
“La sincerità da parte di uno esorta alla reciprocità” scisse Montaigne,e Carmine me lo ha fatto capire l’altra sera;la sincerità del suo cuore grazie al quale fa aprire a sé il nostro di cuore. Senza questa reciprocità la vita sarebbe cosa di poco valore e del veglione resterebbe solo il bruciore di stomaco e non la voglia di ricordarlo.
Certo,come dicevo prima,queste cose non puoi comprarle,né puoi farti consigliare da nessuno o ce l’hai o no.
E Carmine ed Adriana ce l’hanno perché dentro sono giusti;dopo dei fuochi di artificio degni di Holliwood,che possono essere anche criticati da quei sofisticati intellettuali che però non si divertono mai,e il più delle volte invidiano il coraggio che loro non hanno di fare queste scelte,ma che a me sono piaciuti moltissimo;dopo una montagna di dolci e due fiumi di champagne e dopo tanta musica e balli,Carmine all’alba nel salutarmi,ormai un po’ brillo come tutti noi,ha ricordato una nostra vecchia amica sua compagna del liceo riconoscendole l’onesta dei suoi comportamenti e poi con le lacrime agli occhi a ricordato a mia moglie suo fratello,scomparso prematuramente 10 anni fa,unendolo nel ricordo a sua madre che lo guardava in televisione.
Perciò riescono le feste di Carmine,per la sensibilità speciale che ha e che gli altri non possono acquistare al supermercato,per la moglie giusta,Adriana,che neanche si trova in vendita,e per la voglia di vivere bene insieme agli altri che è merce sempre più rara.
Grazie Adriana,grazie Carmine non dimenticherò mai come sono stato felice insieme a voi.
Giovanni Falci