




LA PROTESTA E LA MUNNEZZA
Di tutta la questione rifiuti che in questi giorni ci ha portato alla ribalta internazionale,la cosa più raccapricciante è stata senz’altro la repressione militare della protesta dei cittadini di Pianura.
Lo Stato,così assente ed inefficiente nel risolvere un serio problema della collettività,ha dato dimostrazione di efficienza soltanto nell’uso della forza.
E’ dal XVII secolo che si è sentita l’esigenza di considerare il diritto di libertà di opinione e di espressione un diritto fondamentale dell’uomo; grazie a questa concezione si sono raggiunti traguardi sociali di grande importanza; è grazie alla possibilità di associarsi liberamente e protestare pubblicamente che molte battaglie di civiltà sono state vinte.
Oggi invece sembra restaurarsi il clima repressivo del diritto di opinione e protesta che vede sostituire alle cariche a cavallo della polizia dell’800 le cariche con i blindati della polizia del 2000.
E’ una questione di pura inciviltà:l’insolenza della repressione consiste nel ridurre i cittadini di Pianura a una etichetta;essi non sono più considerati un fine,ma diventano uno strumento in questo caso di disturbo. Bisognerebbe ricordare a coloro che hanno ordinato la repressione violenta quello che diceva Kant e cioè che trattare chiunque alla stregua di uno strumento non solo è la scortesia suprema,ma anche il supremo errore.
Costoro,gli abitanti di Pianura,e non i poliziotti,vanno visti come persone coraggiose.
Il coraggio infatti non è la virtù tipica del guerriero,qualcosa che appartiene tipicamente al campo di battaglia;spesso il coraggio lo si dimostra nella vita quotidiana perché essa effettivamente lo richiede. Scriveva Seneca che “il semplice vivere è di per sé un atto di coraggio”.
Ma c’è di più:solo chi conosce la paura-e chi se non gli abitanti di Pianura-può esprimere coraggio. Un uomo che fosse davvero senza paura non darebbe nessuna prova di coraggio.
Ed è proprio la paura a muovere i manifestanti che vanno quindi considerati coraggiosi per questa loro condizione.
A Pianura si sentono traditi e quindi per istinto gettano la colpa su qualcuno perché è questa l’unica fonte di sollievo dalle emozioni dolorose. Essi sanno anche che una parte di colpa è anche loro perché hanno accettato e rieletto per 14 anni la stessa persona che oggi li fa trovare in questa condizione . E’ il gioco delle reciproche accuse che li fa trovare di fronte a un’alternativa:o si assumono la responsabilità per la parte di colpa che spetta loro,o si liberano al punto da riconoscere che la questione della colpa è tutto sommato irrilevante.
Sta di fatto che una cosa è certa e cioè che tutto avrebbero meritato quei cittadini,forse anche la discarica,ma le manganellate no.
E’ oltre che ingiusto,anche illegale.
L’autoritarismo ha raggiunto livelli di insopportabile decenza. Le conquiste ideologiche del ’68 sono naufragate in ossequio ad uno Stato di polizia che ha preso il posto dello Stato di diritto. Non si ha neanche il pudore di nascondere quelle immagini di soprusi e violenza. Quasi un monito e quasi una propaganda di uno Stato che mostra i muscoli e non la forza della ragione e dell’intelligenza.
Questo Stato però,non casualmente,mostra i muscoli e la munnezza insieme.
E già,è forse giunto il momento per coniare una terza categoria di Stato,tutta italiana,lo Stato di Munnezza.
Giovanni Falci
