lunedì 9 agosto 2010


10 agosto

Domani , 10 agosto , San Lorenzo , è la mia festa.
E’ la notte delle stelle cadenti , ed io sono una stella cadente , anzi già caduta.
Tutto sommato non mi è andata male , sono comunque stato una stella , piena di luce , splendente .
Ora però sono caduta , mi sono spento .
Chissà se fosse stato meglio non essere stella !
Una volta , quando ero nel firmamento , festeggiavo il 2 giugno , festa nazionale , il 24 giugno festa di Spagna , ora mi tocca San Lorenzo , un Santo morto sulla graticola .
Aveva ragione mio Padre a paragonarmi a Napoleone , tre volte nella polvere , tre volte sull’altare ; ora , forse , sono a Sant’Elena , eppure sono stato un grande che si è fatto da solo.

domenica 21 marzo 2010

LE POESIE DI MIO NONNO GIOVANNI

Il portalettere del borgo
a Mario Martino

Messaggero di un mondo lontano
s'aggira , pensoso , tra le case
del minuscolo borgo montano.
Ad una porta batte , discreto ;
una fanciulla accorre felice:
ad un amico confida un segreto.
Dall'ampia sacca sale un vagito:
pare la casa un verde giardino
di rose e gigli tutto fiorito.
Il nunzio va : un brivido l'assale.
Una giovane madre è sparita ,
travolta da un orribile male.

In alto delira una campana.
Giocano i fanciulli sil sagrato ,
nella piazza canta la fontana.

Il nunzio va : di tutti fratello
porta nel cuore la gioia e il dolore
dell'atra amarezza il fardello:
la gente guarda come sospesa:
egli saluta e presto scompare ,
come un fantasma , dietro la chiesa.

LE POESIE DI MIO NONNO GIOVANNI

Vecchi al sole

Il tempo si è fermato
su questi volti di creta.

Come foglie d'autunno
dalle scarne labbra ,
sulle vie del passato
cadono rade parole.

E immobili ,
come pietre terminali
d'un lungo cammino ,
attendono trepidi
che si spalanchino
le porte
della notte che avanza.

LE POESIE DI MIO NONNO GIOVANNI

La croce sul muro

Nel dedalo
delle umane vicende
solo , tra la folla ,
senza nome ,
un viandante
cerca invano un amico
cui confidare le sue pene.

Cammina , cammina ,
come nelle favole
e un vuoto abbissale
gli grava sul cuore
e l'opprime.

Gtida e nessuna eco
risponde al richiamo ;
fino a quando ?

Fino a quando
una provvida mano
lo guida di là del chiuso
e apre ai suoi passi
un sentiero rupestre.

Un muro lo affianca
e sul muro una Croce
di fresco tracciata.

Come putride muraglie
ruinano le barriere
della sua prigione
e nella recente luce ,
accanto al Santo segno ,
l'amico che cercava:
un grido di gioia
gli sale dal cuore:
"ho trovato !"

Da un arbusto vicino
vestito di bianco
guarda commosso
e canta
un cardellino.

venerdì 5 marzo 2010

LE POESIE DI MIO NONNO GIOVANNI

La lucertola in croce

Ti rinvenni supina,
inchiodata
sulla via rupestre,
piccola lucertola
in croce.

Le agili braccia protese
verso un cielo stupito,
socchiusi gli occhi,
tiepidi ancora di sole.

Al dolce invito
della primavera
volesti lasciare
la siepe ospitale,
per passare
di là del sentiero
e balzasti tra i sassi.

Più di te rapida una mano
calò sulla tua corsa,veloce,
e ti crocifisse in croce.

Non dicesti parola
e supina ti ponesti,
poc'anzi innocuo
frammento della vita
del tutto,
ora dilaniato
relitto nel nulla.

Creatura innocente,
tu forse in quell'istante
conoscesti il segreto
del male che ci abbruta,
a te fu forse nota
la fonte
della follia
che solo l'uomo porta
e non sa.

LE POESIE DI MIO NONNO GIOVANNI

INVERNO

Come un branco
di immondi sciacalli
calò lo squallore
sulle opulenti convalli
e fu inverno.
Un grave pallore
cancellò terra e cielo
e un manto di gelo
le sorgenti della vita
sommerse.

Singhiozzò il ruscello
tra i sassi del greto
e si spense.

Un uccello pianse
in segreto
sulla nuda betulla;
un grido osceno
di scherno
lanciò il corvo
nell'aria,
e più nulla.

LE POESIE DI MIO NONNO GIOVANNI

IL DONO

Ci aspetta
all'angolo della via,
in veste dimessa,
chiuso
in una parentesi di sole,
o nascosto
nel cono d'ombra
disegnato da una casa.

Fiorisce,nell'aria,un sorriso.
Due mani s'incontrano
per celebrare un rito
di fraternità.
E' la perla di rugiada,
che ho deposto
sull'arido steli,
si frange in una pioggia
di stelle,
dono celeste
di Colui che aspetta
all'angolo della via
in veste dismessa,
nell'ombra o nel sole.

LE POESIE DI MIO NONNO GIOVANNI

IL DIVINO SEGRETO

Siamo sospesi
a una bava di ragno
sul mare dell'ignoto,
gli occhi perduti
dietro orizzonti astrali,
ansiosi di una luce
che perennemente dilegua.
Finchè un brivido d'aria
non spezzi l'esile stelo
e la notte disveli
il divino segreto,
che la vita del cosmo
ai mortali nasconde.

LE POESIE DI MIO NONNO GIOVANNI

LUCCIOLE

Lucciole,fiori di luce,
sbocciati nella notte,
in danza festosa,
al ritmo d'una orchestra
invisibile.

Occhi aperti
nelle tenebre del mistero,
che ci circonda,
messaggeri vaganti
dell'universo stellare.

Immagine
di sogni inconsistenti
fuochi fatui dell'aria,
testimoni viventi
della caducità.

LE POESIE DI MIO NONNO GIOVANNI

SOLITUDINE

Landa sterminata
ai lidi ancorata
d'un silenzio astrale.

Vuoto abbissale
in cui l'anima s'annulla
e prova l'orrore
della inconsistenza.

Poi ........... nel cielo stupito
un uccello in volo:
ritorna la vita,
l'anima si ridesta,
la natura è in festa:
l'incubo scompare.

Sorridono i colli,
canta il mare lontano.
Nell'umida sera
la fosca brughiera
dilegua e si perde
nel buio più nero,
più cupo,spettrale.

domenica 14 febbraio 2010

DE MAGISTRIS SUB GRATIA


De Magistris sub gratia

Devo subito confessare che prima di essermi accinto a scrivere questo mio commento all’intervista a de Magistris apparsa nel numero del 3 febbraio u.s. , ho sentito il dovere di chiamare la redazione del giornale per sincerarmi della veridicità di tutti i virgolettati riportati nell’articolo.
Avuta conferma della veridicità mi è sorta spontanea la domanda sul perché della collocazione in pagina 2 anziché in pag. 23 , quella di solito deputata allo “spettacolo” che reputavo molto più adatta alla performance dell’ex Magistrato.
Ovviamente la prima immagine che mi è apparsa nella fantasia mentre leggevo incredulo quelle affermazioni , è stata quella di Chaplin nel “grande dittatore” , la memorabile parodia di Hitler che ballava intorno al mappamondo.
Se ci riflettete un attimo sopra vedrete che de Magistris , in quella parte , in cui declama le sue “idee” ci sta proprio a pennello.
Ma quello era cinema,grande cinema , spettacolo , qui invece è politica , e dovrebbe essere politica vera , seria.
E’ ovvio che servirebbero decine di pagine per poter esporre tutto lo sgomento che mi hanno provocate tutte quelle affermazioni che ritengo completamente farneticanti.
Mi limiterò quindi a quelle più eclatanti che sono la sua definizione di “straordinario” e la sua tesi su Marx.
La prima trova la sua chiave di lettura in una osservazione che fa un personaggio di un’opera teatrale di Camus , “la caduta” , tale Jean-Baptiste Clamence , un brillante avvocato parigino, il quale , nello spiegare il perché della sua scelta di fare l’avvocato dice testualmente : “Ero sorretto da due sentimenti sinceri:la soddisfazione di trovarmi dalla parte del giusto ed un istintivo “disprezzo” per i giudici in genere;non riuscivo a capire come un uomo si proponesse da sé per esercitare questo compito strabiliante,e,questo “disprezzo”,visto dall’esterno assomigliava piuttosto a una passione. Ammettevo questo fatto,ma era un po’ come ammettere le mosche; con la differenza che il volo di questi insetti non mi ha mai reso un centesimo,mentre mi guadagnavo da vivere dialogando con gente che “disprezzavo”.
La cosa fastidiosa era dunque il fatto di “proporsi da sé” , quello che appunto continua a fare de Magistris anche fuori dalla Magistratura.
Egli si sente “al di sopra” , si definisce “straordinario” , si sente addirittura sopra la legge allorquando afferma che le sue indagini non sono naufragate perché “sbagliate” , ma perché “affossate da poteri occulti”.
Egli quindi supera anche la Legge per entrare , direbbe San Agostino , sub gratia.
Nella sua lotta sotto la Legge che lo ha visto soccombere perché il trasferimento ad altra sede i suoi ex colleghi del CSM lo hanno adottato , “permettendosi” di contrastare le argomentazioni dello “straordinario inquisito”, de Magistris decide il salto nella condizione sub gratia , si pone cioè sopra alla legge perché comunque questa è inesorabilmente connessa con il peccato.
C’è solo un piccolo particolare che de Magistris dimentica che è quello per il quale sub gratia non lo potranno mettere né 500.000 voti né 10.000.000 di voti perché questa condizione non può essere opera dell’uomo perché altrimenti sarebbe sempre fallace.
Certo San Agostino che elabora questa tesi non aveva avuto la fortuna di conoscere de Magistris che forse lo avrebbe fatto ricredere di questo ragionamento perché gli avrebbe presentato un uomo “straordinario” capace di entrare nella condizione di grazia anche senza aiuto della speranza ma con la certezza di essere nel giusto.
Per quanto riguarda Marx devo subito precisare che sono contento della affermazione di de Magistris perché è esattamente contraria alla mia , indirettamente quindi ho la prova di aver ragionato bene.
Riflettevo giorni fa sul perché io che sono stato comunista dal ’68 , oggi non mi sento più tale e la chiave di lettura che mi davo era nella trasformazione della società in cui oggi viviamo.
Innanzitutto è cambiato il linguaggio delle cose o per meglio dire sono cambiate le cose stesse.
Le cose che mi hanno educato sono diverse da quelle cui si educano gli adolescenti di oggi , e quindi tra queste cose attuali non avrebbe senso parlare e proporre cose che non esistono più ; non potrei essere compreso , ma soprattutto non potrei proporre niente. Basta camminare ed osservare una periferia di città per capire che non c’è più lo “spirito popolare”. I contadini , gli operai sono altrove anche se materialmente abitano ancora lì. Prima , quando io avevo 18 anni e decidevo di essere comunista , gli immigrati in città dalla campagna avevano i loro nonni , genitori , parenti che erano rimasti in paese , in campagna e continuavano a fare i contadini.
Si conosceva quella realtà , quella classe , che giustificava la decisione di lottare per loro , per i loro diritti , per il diritto dei poveri a un’esistenza migliore , di essere rivoluzionari contro i reazionari che volevano la cristallizzazione di privilegi.
Oggi di rivoluzione non se ne parla nemmeno.
Ma la più grande trasformazione si è avuta nella campagna.
Per la mia generazione essa rappresentava la certezza di una continuità con le origini del mondo umano , essa rappresentava , per lo meno per me , lo spettacolo di un mondo perfetto.
Oggi quel mondo e quella classe per cui io lottavo non appartiene e non viene vista dai giovani perché l’operaio sfruttato , il contadino , il proletario non è il loro coetaneo ma è l’extracomunitario che , come tale è anche extrainteresse.
Oggi solo sui volti degli extracomunitari nelle città si vede la stanchezza , solo nei loro sguardi si percepisce e vede la tristezza e il sopruso.
Si vede la delicatezza dei contadini di una volta che si sentono sempre in colpa , e hanno paura di disturbare.
Si potrebbe essere comunista oggi solo per cercare l’affrancazione dai soprusi di questa massa silenziosa e anonima che però non ci appartiene quanto invece ci appartenevano il nostro vecchio parente contadino o vecchio amico figlio dell’ operaio che ci permettevano di conoscere classi per le quali valeva la pena di combattere di rivoltarsi.
Vedi caro de Magistris che quindi Marx non ha parlato solo di lavoro ed economia (di cui parlano tutti i partiti) ma di dialettica di classi sociali che oggi si sono amalgamate ed avvicinate come la stessa cultura.

Giovanni Falci

domenica 10 gennaio 2010

VIALE CRAXI


L’infelice , volgare e pietoso commento degli ex Magistrati Borrelli e Di Pietro sulla notizia di intestare una strada di Milano all’On.le Bettino Craxi è la chiave di lettura di una esaltazione senza limiti e di una invidia intollerabile.
Che c’entra , anzi se deve comprendere anche Di Pietro , che c’azzecca , aggiungere sotto il nome Bettino Craxi la scritta “latitante”? Forse che sotto corso Galileo Galilei c’è la scritta “pregiudicato” ? oppure a largo Pisacane la scritta “eversivo” ? oppure a piazza Dante la scritta “ esule” ? e l’elenco potrebbe continuare a lungo , passando da Gesù Cristo per Caravaggio fino a Gramsci e Garibaldi ed altri ancora.
Le affermazioni del duo di “mani pulite” sono un chiaro esempio di moralismo e , come dice Oscar Wilde “il moralista , di solito , è un ipocrita”.
Costoro infatti , i moralisti e quindi il nostro duo , pretendono che gli altri si conformino alle loro opinioni e cercano di ottenere tale risultato con la coercizione , impiegando mezzi che spaziano dalla disapprovazione sociale al controllo legale , che spesso è la loro alternativa preferita.
La cosa però più singolare che ho colto nelle precedenti dichiarazioni è l’arroganza di volersi ritagliare un ruolo che non compete loro e cioè quello dello storico.
In quel delirio tipico di alcuni uomini che hanno deciso di dover e poter giudicare i propri simili , essi sono convinti di poter esprimere anche giudizi storici senza rendersi conto di non avere l’attrezzatura culturale per tale compito.
Caro Borrelli e caro Di Pietro , una cosa è giudicare un caso giudiziario , racchiuso in un fascicolo processuale e altro è esprimere giudizi storici.
Senza dilungarci sulla differenza tra la scuola empiristica e quella filosofica della storia , qui basta riflettere sul come un fatto oggettivo diventi storico a differenza di altri fatti uguali ; per intenderci a mo’ di esempio il fatto oggettivo di passare il Rubicone è avvenuto milioni di volte , ma quella volta di Cesare è divenuto fatto storico.
Allora esaminando il processo che tramuta un semplice fatto del passato in un fatto storico ci accorgeremo subito che la condanna in Tribunale di Bettino Craxi o la sua latitanza ritorneranno ben presto nel limbo dei fatti del passato privi di rilevanza storica a differenza di tutto il suo operato politico che invece è candidato al ristretto club dei fatti storici.
Questo sarà possibile grazie alla concezione più moderna di storia che è quella di Benedetto Croce che afferma che ogni storia è “storia contemporanea” ; egli cioè ha voluto dire che la storia consiste essenzialmente nel guardare il passato con gli occhi del presente e alla luce dei problemi del presente e l’attività dello storico non è catalogare , ma dare giudizi sui fatti.
E’ solo grazie a questo modo di concepire la storia che possiamo oggi valutare positivamente un Dante Alighieri a prescindere dalla sua condanna all’esilio.
Vedete cari Borrelli e Di Pietro mi dispiace per voi ma siete destinati ad essere dimenticati come quei giudici che neanche ci fanno studiare a scuola che hanno condannato grandi personalità del passato che sono personaggi storici a tutti gli effetti ; rassegnatevi ! il latitante Bettino Craxi per la storia dell’Italia è più importante di voi.
Ora mi auguro , ma non ne sono certo , che questo modo di commentare l’intitolazione di una strada a Craxi da parte del duo in questione , non sia un sintomo di una invidia repressa : quella reazione è nata nel loro animo dalla consapevolezza della loro limitatezza , essi sanno inconsciamente di non avere le capacità di Bettino Craxi con o senza condanna ; purtroppo però , anziché rimanere nel loro stato di inferiorità , riconoscendo con umiltà le loro reali forze inferiori , si abbandonano alla detestazione e allo scontento.
La vera accusa a Craxi che Borrelli e Di Pietro confessano con le loro dichiarazioni di oggi è quella di aver avuto un ingegno superiore al comune : la più grave colpa agli occhi dei mediocri.
Invece che un confronto chiaro e netto ( il mediocre sa che soccomberebbe ) i due ex magistrati con la loro dichiarazione hanno adottato il sistema della sottile erosione della dignità di Craxi , l’uso ipocrita del giudizio , la coalizione con altri mediocri , la frenetica ricerca di ogni occasione per far cadere chi è superiore per intelligenza , umanità o capacità.
Nel nostro caso poi la miscela di invidia e superbia che alberga in Borrelli e Di Pietro rende le loro esternazioni veramente deliranti .
Entrambi si sentono come quel gallo di Eliot che “pensa che il sole sorga per sentirlo cantare” ; entrambi sembrano dei pavoni che allargano la bella ruota ma poi emettono un suono stridulo e fastidioso e quindi non si accorgono dell’ironia che suscitano rendendosi patetici e ridicoli. E sì proprio così , nonostante i miei sforzi per cercare una ragione quanto più logica per comprendere il perché dei comportamenti e delle uscite di Di Pietro e il suo “pensiero” , alla fine devo essergli grato perché mi fa tanto,ma proprio tanto ridere.
Giovanni Falci