lunedì 20 luglio 2009

LA DIFFICILE DEFINIZIONE DI "GIUSTIZIA"


Ho letto con attenzione l’articolo “la crisi della giustizia e i mali del processo penale “ dell’Avv. Aurelio Taiani ed ho tratto l’ennesima conferma di quanto aleatorio sia il concetto della giustizia e del processo penale.
Io personalmente,infatti,la penso in modo diametralmente opposto all’Avv. Taiani che ha evocato alcuni principi ed alcuni concetti a mio avviso non al passo con la storia.
Mi riferisco in particolare al concetto di morale e al principio della pretesa punitiva dello Stato in materia penale.
Lo Stato poliziotto che cerca di punire il colpevole appartiene ad un passato caratterizzato da una politica autoritaria e dittatoriale.
Compito principale della norma penale deve infatti essere quello della prevenzione così come compito della pena non può essere quello della retribuzione ma bensì quello del reinserimento sociale attraverso il recupero del trasgressore.
Dichiarare “nobile” il nostro sistema giuridico perché “punisce” mi sembra un assurdo sia giuridico che morale.
Così come mi sembra un errore affermare che le parti del processo siano l’imputato e la parte offesa in quanto quest’ultima,come è giusto che sia,nel rapporto processuale penale,è una parte solo eventuale ma non necessaria in quanto il rapporto di processo penale si instaura correttamente quando siano presenti l’imputato e il Pubblico Ministero e non già la persona offesa che non a caso non si chiama “parte”.
Ma la censura più tecnica va ,a mio avviso ,mossa a quella parte dell’articolo in cui si invoca l’art. 3 della Costituzione per le riforme operate in materia di falso in bilancio,rogatorie e immunità processuali.
A me sembra che l’art. 3 della Costituzione non sia affatto violato da tali riforme che si applicano a tutti i cittadini italiani che dovessero trovarsi nelle condizioni previste dalle nuove norme. L’uguaglianza dei cittadini davanti alla Legge non è violata da una legge che si applica in casi sporadici e marginali ma da leggi che prevedessero discriminazioni tra le persone a parità di situazioni.
Quelle norme dunque potranno essere criticate da un punto di vista politico ma sicuramente non da un punto di vista giuridico.
Che dire poi della sfiducia dell’Avv. Tafani nei confronti dell’Autorità Giudiziaria che traspare da quel passaggio critico sulle norme della remissione dei processi per legittimo sospetto. Se l’imputato infatti riesce a “sfuggire ad un PM o a un Giudice” questo non avviene per la Legge che stabilisce in astratto i casi di legittimo sospetto ma avviene con un provvedimento di un Giudice che applica quella Legge nel contraddittorio delle parti.
Chi leggesse quell’articolo da non addetto ai lavori potrebbe pensare che un qualsiasi imputato ha facoltà di chiedere automaticamente ed immotivatamente la “trasmigrazione” del suo processo presso altro giudice o pm mentre invece questo avviene,come è giusto che sia,solo nei casi espressamente previsti e provati.
Ma l’aspetto più singolare dell’articolo è quel richiamo alla moralità ed anzi alla presunta “attuale crisi radicale della moralità”.
La moralità non può coincidere solo con un sistema di regole.
La comunità morale dipende anche da altri fattori:dipende dai sentimenti di quelli che la costituiscono,dalla capacità di fare gesti spontanei e di sacrificio per il bene altrui.
La gente ha bisogno della sicurezza promessa dalla legge ma anche di legami affettivi e di simpatia che li lega ai propri vicini.
Quando si prende in considerazione una persona molto accorta che adempie a tutti i suoi doveri,che non pretende niente di più di quanto non abbia diritto di avere e che rispetta meticolosamente i diritti degli altri,non si riesce a volerle bene finchè non la si riconosce capace di avere dei sentimenti.
Ed allora quella affermazione categorica che la dignità di una azione risieda in una norma è errata! Così come è errato pensare che attraverso le norme si possa sconfiggere l’egoismo dell’uomo.
E’ il sentimento che ci distingue dagli animali che operano solo in virtù di norme seppure naturali.
La rabbia di una persona incapace di provare compassione deve essere temuta così come l’amicizia di una persona senza gioia.
E’ questa la morale di sempre che non ha niente in comune con processi o norme penali e che è di tutti come lo sono i sentimenti e non solo dei politici e degli “uomini colti”;quest’ultima affermazione dell’articolo è sicuramente in contrasto con l’Art. 3 della Costituzione e propone un modello di società classista che ripugna la coscienza civile attuale.

Giovanni Falci.

DIGNITA' DELL'UOMO E MOSCHETTONI


Ritengo che il concetto di dignità della persona sia uno di quei diritti umani inalienabili posto a fondamento di ogni ordinamento giuridico democratico.
Questo sacrosanto diritto però viene tutti i giorni violato sistematicamente proprio all’interno di quei luoghi deputati al riconoscimento del diritto:i Tribunali.
La scena infatti dei detenuti tradotti presso gli uffici giudiziari è quanto di più lesivo possa esistere della dignità dell’uomo.
Nei corridoi del Tribunale ci si imbatte in quelle mini-carovane di guardie penitenziarie che portano attaccati con catene,imputati ammanettati.
Tra la folla di avvocati,parti in causa,testimoni e quant’altro,si aprono la breccia questi novelli negrieri che,sebbene per ragioni diverse,si comportano nei fatti come quei reclutatori di schiavi del XVII secolo.
Si potrà obiettare che queste guardie carcerarie perseguono lo scopo di assicurare alla legge un presunto innocente e non sono mossi da idee razziste,ma la scena cui danno origine è la medesima e la sensazione dell’imputato in vinculis che cammina ammanettato tra altri esseri umani liberi non deve certo essere piacevole.
Ma io aggiungo di più:non è piacevole questa scena neanche a quelle persone libere che incontrano lo sguardo del detenuto.
Per carità se si è commesso un reato per il quale è prevista la privazione della libertà personale,questa deve avvenire,ma da qui a negare la dignità a queste persone ce ne passa. Perché il problema è proprio questo:nel bilanciamento tra il diritto alla dignità dell’essere umano e il diritto della sicurezza della collettività e della pretesa punitiva dello Stato,non può cancellarsi il primo per perseguire il secondo.
Si può raggiungere lo scopo attuando entrambi i diritti.
L’imputato,oltre che presunto innocente è un essere umano; tutte le Carte Costituzionali che hanno dato vita agli attuali regimi democratici affermano solennemente l’esistenza di diritti inviolabili dell’uomo.
Solo che per il detenuto sembra applicarsi un diritto umano di II livello.
La privacy così attuale nello sviluppo del diritto contemporaneo non viene prevista per l’arrestato incatenato per il quale sembra applicarsi la legislazione medioevale che prevedeva la gogna,l’esatto contrario della privacy.
Sono state emanate e vengono anche applicate con rigore e severità norme a tutela della privacy per cui è punito l’avvocato che tiene esposto nel proprio studio privato un fascicolo da cui si evince il nome del proprio cliente,ma non succede niente per il cliente ammanettato che nel Tribunale,luogo pubblico,va in giro per gli uffici al “guinzaglio”. Perché mai mi domando è grave che si sappia che il Sig. Tizio o Caio ha in corso una causa di cui non si sa neanche l’oggetto e non è invece grave che il Sig. Mevio pubblicamente,con la sua persona,informi tutti che ha un processo in corso?
Nel 2007,in coerenza con la legislazione così attenta al diritto alla dignità degli esseri umani,e nell’epoca dei c.d. “beni nomadi”,telefonini,personal computer,iPod etc,si dovrebbe e potrebbe adottare un sistema che contemperi il diritto pubblico del processo penale all’arrestato e il diritto privato e personalissimo della dignità umana.
Il collegamento in rete dei computer tra carcere e Uffici Giudiziari potrebbe essere la soluzione per far vivere anche all’arrestato che non è un cittadino di serie B i benefici della tecnologia. Attraverso la web camera ci sarebbe la possibilità del collegamento video tra giudice e imputato tra l’altro ad un costo economico di gran lunga inferiore alla tradizionale “traduzione”.
Non è difficile operativamente ma lo è senz’altro culturalmente.
Se non si ha la sensibilità di pensare al disagio che prova un proprio simile a camminare come un “animale” al guinzaglio non si potrà mai giungere all’adozione di rimedi assolutamente praticabili.
Se ci sarà sempre il falso alibi che comunque “quello se lo merita”,”che è colpa sua se si trova in quelle condizioni”,allora non ci resta che concludere che quelle affermazioni dei diritti dell’uomo sono una mera enunciazione astratta di pensieri,un colto gioco per intellettuali e non un concreto principio di crescita sociale.
Giovanni Falci

I FINI E I MEZZI DEL P.M.


L’opinione pubblica,specie dopo tangentopoli,identifica nel PM il paladino della Giustizia,colui che combatte il crimine e ci aiuta a vivere in una società giusta improntata al rispetto delle leggi. Ed invero questo è in massima parte vero.
Purtroppo però le luci della ribalta a volte condizionano l’operato di alcuni PM che,dopo essere apparsi sulla stampa con titoli trionfanti,non riescono a gestire un eventuale errore in cui sono incappati e neanche il risultato di una indagine che smentisce la premessa di una inchiesta.
Può infatti capitare,ed è assolutamente naturale,che l’ipotesi accusatoria che ha dato impulso ad una indagine finita sui giornali con tanto di foto degli indagati e del PM,nel corso delle indagini preliminari non trovi un adeguato supporto probatorio e quindi dovrebbe concludersi in una archiviazione.
C’è però un certo tipo di PM che non riesce a digerire “l’affronto” ed allora decide che deve vincere e basta;si tratta di quello che non sa chiedere l’assoluzione.
Questa non è Giustizia ma non si dice mai.
Innanzitutto non è morale perché la moralità di una scelta sta nelle considerazioni che se ne possono fare a priori e non nelle sue causali conseguenze a posteriori. Se dunque ho agito secondo coscienza quando ho arrestato un tizio non devo preoccuparmi di ammettere che,dopo,le prove non sorreggono quella mia scelta iniziale. Non è scritto da nessuna parte ed in nessuna legge che il PM debba vincere per forza ad ogni costo. Anzi nella legge c’è una norma che impone al PM di dover ricercare anche le prove a favore dell’indagato,ma è una norma il più delle volte disattesa anche perché priva di sanzione e come tale non produce nessuna nullità.
E’ però davvero brutto per un addetto ai lavori che conosce gli atti del processo assistere a dibattimenti in cui il PM vuole vincere e basta;il PM che passa nell’opinione pubblica per un carro armato capace di sgretolare tutto e tutti che non è in grado di rintracciare un testimone e quindi laconicamente conclude che “purtroppo è irreperibile”.
Ma come mai non sono mai irreperibili quei testi che accusano?
Come si ricercano quei testi irreperibili che servono all’accusa?
Può applicarsi il detto famoso il fine giustifica i mezzi? Quando il fine è vincere a discapito della ricerca completa della verità?
E’ facile farsi prendere la mano in certi casi in cui si è convinti di avere ragione sebbene non si hanno le prove giudiziarie del proprio teorema e della propria intuizione.
Ma la morale impone un imperativo categorico che è quello che la morale stessa non può fare a meno della valutazione delle circostanze e delle conseguenze.
Direbbe Kant,e a ragione,”non usare mai gli altri solo come mezzi ma considerali anche come fini”. Il solo e l’anche sono importanti.
Kant non è così cieco da non sapere che,praticamente in ogni rapporto con gli altri,noi ci usiamo reciprocamente anche come mezzi per i nostri fini,pur non dimenticando che gli altri sono essi stessi fini.
Ed allora caro PM prima di recitare la parte dell’invincibile chiediti quali sono i fini morali del tuo operato e quali i mezzi per raggiungerli e ti renderai conto così che puoi usare la pg anche per cercare il teste irreperibile utile alla difesa e non solo quello utile all’accusa.
Se poi si uscisse meno sui giornali con proclami e foto allora sarebbe anche più semplice e più professionale.
Giovanni falci

UMANITA' E UMANESIMO



L’umanità e quindi l’umanesimo ha due significati:il primo risulta dal confronto tra l’uomo e ciò che è meno dell’uomo;il secondo dal confronto tra l’uomo e ciò che è più dell’uomo.
Nel primo caso con umanità si intende un valore,nel secondo un limite.
La differenza tra le discipline umanistiche e la scienza consiste nel fatto che la seconda si occupa di ciò che accade ed osserva i processi della natura cercando di cogliere le leggi che li regolano fuori dal tempo;la prima invece non hanno la caratteristica di arrestare quello che altrimenti fuggirebbe ma di richiamare in vita ciò che altrimenti resterebbe morto.
Anzichè fermare il tempo le discipline umanistiche cercano di rimettere in moto il tempo che si è arrestato.

ACHILLE O ULISSE ? OVVERO EROE O BUROCRATE ?



La vita di questi due personaggi può essere presa a modello di due concezioni diametralmente opposte di intendere l’esistenza terrena.
Achille ebbe infatti una vita oltre che breve anche infelice mentre l’altro ebbe una vita lunga seppur travagliata.
Achille pagò un prezzo caro per la gloria cosa questa sicuramente giusta:la sua vita fu costellata di contraddittorie esperienze,contrassegnata da luci ed ombre,egoismi e generosità,da ire funeste ed abbandoni infantili,di amori spenti sul nascere o sbocciati fuori tempo o insidiati da tragici contrattempi o sfociati in passioni mal corrisposte.
Ulisse invece ebbe una vita lineare,sposo felice di una moglie fedele che lo attese 20 anni;regnante mai detronizzato,padre di un figlio che potremmo definire l’emblema del bravo ragazzo.
A fronte di tutto ciò però l’eroe è e resta Achille che si precipita in battaglia che affronta i nemici e li sconfigge con la spada in pugno guardandoli negli occhi e non già Ulisse che tenta di non partire per Troia fingendosi pazzo e che sconfigge i nemici con l’inganno e colpendoli nel sonno.
L’eroe è sempre Achille che dovette partire per la guerra subito dopo aver scoperto per la prima volta la gioia dell’amore e del sesso con Deidamia ,che dovette dare Briseide ad Agamennone per volere di Apollo,che potè possedere Elena di cui si era innamorato solo in sogno,che si innamorò di Pentesilea solo dopo averla uccisa in combattimento e che possedette nel mentre esalava l’ultimo respiro.
Egli morì addirittura perché tradito da una donna di cui si era innamorato e a cui aveva confidato il segreto della sua immortalità;fu infatti Polissena a confidare a suo fratello Paride il segreto del tallone e ad attirare Achille nel tempio di Apollo per celebrarvi le nozze dove invece trovò la morte.
Ulisse invece oltre che fortunato con la moglie lo fu in generale con tutte le donne che incontrò dalle quali però invece che dare ha sempre e solo ricevuto,sfruttando la situazione.
Così per Circe,per la figlia del re che lo trovò nudo in spiaggia etc..
Nonostante tutto questo successo però l’eroe è e resta Achille perché nell’inconscio noi sappiamo ed aspiriamo a fare gesta di cui gli Altri parlino e restano ammirati a bocca aperta.

venerdì 17 luglio 2009

GLI AVVOCATI "IMPARINO" DAI MAGISTRATI




GLI AVVOCATI IMPARINO DAI MAGISTRATI


Per una di quelle ironie della sorte il 22 dicembre del 2002 il Procuratore della Repubblica di Salerno,il Dott. Apicella,veniva fotografato “mentre si recava personalmente a Napoli con il Sostituto Dott. Spiezia a portare il fascicolo processuale dell’indagine su alcuni avvocati di Salerno agli arresti domiciliari” e il 22 dicembre 2008 lo stesso Procuratore della Repubblica sarà sentito dal CSM in ordine al suo trasferimento per incompatibilità ambientale.
Il Dott. Apicella cioè è “accusato” di non essere gradito,se ne deve andare in poche parole.
Ora a me la vicenda personale del Dott. Apicella mi è assolutamente indifferente,non sento nessuna incompatibilità con lui;se dovessi votare per il provvedimento da adottarsi voterei scheda bianca.
Non posso però non notare che Il Procuratore è un uomo fortunato:egli ha avuto la solidarietà dei suoi colleghi,per lo meno quelli del Distretto di appartenenza,che hanno rilasciato alla stampa dichiarazioni di stima ed affetto anche senza conoscere i fatti.
Gli avvocati del 2002 invece furono letteralmente trucidati sulla stampa dai loro stessi colleghi.
Il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati,convocando conferenze stampe “condannò” i propri colleghi iscritti all’Albo prima ancora degli stessi Giudici del processo che,ancora oggi,non hanno condannato gran parte di quegli imputati.
Imparate allora Ordine degli Avvocati di Salerno dai Magistrati come ci si comporta.
Cercate di fare vostra la lezione di stile cui assistete.
Che poi,oltre che di stile,è anche una lezione giuridica atteso che vige nel nostro ordinamento il principio di non colpevolezza che significa che una persona,fino alla condanna definitiva,va presunta innocente.
Vedete Onorevole Presidente e Consiglieri il problema è soprattutto di evitare il giudizio;il castigo senza giudizio è sopportabile,e d’altronde ha un nome che garantisce la nostra innocenza:sventura. Invece si tratta di sfuggire al giudizio,di evitare di essere giudicati senza che venga mai pronunciata la sentenza.
Voi con i vostri colleghi siete stati pronti a giudicarli come a fornicare. Con questa differenza che nel giudicarli in piazza,in pubblico,sui giornali, non c’è il timore di non riuscire.
Chi accetta una legge non teme il giudizio che lo ristabilisce entro un ordine in cui crede. Ma il più grande tormento umano è quello di essere giudicati senza legge come avete fatto voi sui giornali.
Bisogna essere giudici-penitenti solo così si può comprendere veramente e soprattutto giudicare il prossimo.
D’altronde se ci riflettete bene non possiamo affermare con certezza l’innocenza di nessuno mentre possiamo affermare con sicurezza che tutti sono colpevoli;perfino Gesù sapeva di esserlo;i bambini di Giudea massacrati mentre i suoi genitori lo portavano al sicuro,perché erano morti se non per causa sua?
Quando saremo tutti colpevoli ci sarà la democrazia.
La sentenza che uno pronunzia sugli altri finisce col rimbalzargli in faccia,non senza danno.
Giovanni Falci

IL......TRAVAGLIO DI APICELLA






TRAVAGLIO,APICELLA E DI PIETRO



Ormai la Corte di Cassazione si è pronunciata : Il Procuratore Apicella è stato definitivamente sanzionato , i suoi colleghi di Catanzaro invece hanno avuto in gran parte ragione ed hanno visto accogliere i loro ricorsi.
“Tutti i nodi vengono al pettine:Quando però c’è il pettine.” Scriveva Leonardo Sciascia e finalmente in questo caso il pettine c’è stato.
“E’ ormai difficile incontrare un cretino che non sia intelligente e un intelligente che non sia cretino…… .I cretini ora sono adulterati , sofisticati . Oh i bei cretini di una volta! Genuini , integrali : Come il pane di casa , l’olio o il vino dei contadini.” Scriveva sempre Sciascia in “nero su nero” nel 1979.
Sono passati 30 anni da allora ma quel pessimismo che pervade quelle pagine che bollano tanti vizi e vezzi della società italiana appaiono sempre di grande attualità.
Travaglio ha passato mesi in televisione da Santoro ad “Anno Zero” a “difendere” l’operato di Apicella a suo dire irreprensibile e “legale” ; con quell’alone sofisticato e quel sorrisetto adulterato ha cercato di convincere l’opinione pubblica che era “ingiusto” il trattamento riservato al Dott. Apicella e che invece erano i Giudici di Catanzaro ad aver agito in modo sbagliato . Un continuo richiamo alle Leggi e alla Giustizia violata .
Ma caro Travaglio come la mettiamo ora che Giudici , professionisti , non pseudo intellettuali adulterati e sofisticati , hanno deciso chi ha ragione?
In questo caso non è mancato il pettine del giudizio severo , intransigente , rigoroso.
In questo caso la mancanza , per una volta , dei percorsi lenti della giustizia che fa uscire i colpevoli indenni non c’è stato e quindi non è calato il senso etico.
Chi veramente crede in quei valori della Giustizia e della Legalità con le maiuscole non può nutrire dubbi oggi su come sono andati i fatti , dovrebbe , per coerenza , indire un sit out per bilanciare il sit in organizzato a favore di un colpevole ormai definitivamente accertato.
Caro Travaglio , caro Di Pietro e perché no , caro Santoro c’è sempre il rischio di giudicare l’esteriorità e Voi ci siete caduti . Ammoniva Gesù Cristo “non giudicate secondo le apparenze , ma giudicate con giusto giudizio” ; i vostri sono stati giudizi delle apparenze o peggio ancora di ciò che vi siete sforzati di voler far apparire , quello della Cassazione è stato invece un giusto giudizio , se non altro perchè applicato con regole che valgono per tutti.
E’ tanto universale questo concetto del giudizio feroce nei confronti di un avversario che lo si ritrova in ogni religione : affermava infatti Gandhi nei suoi “pensieri” che “la nostra natura è incline a vedere solo il male dell’avversario , ad attribuirgli solo il male , forse anche quello che non c’è. Il male che vediamo in lui dipende spesso dal nostro modo affrettato e meschino di vedere l’uomo”.
C’è stata in Travaglio , in quei suoi ripetuti e ripetitivi show sul caso Apicella , una tale faziosità nel definire le persone coinvolte nella vicenda – in particolare il Ministro della Giustizia e Berlusconi – da renderlo ridicolo per il furore e l’eccesso con cui ha voluto liquidare chi gli sembrava di ostacolo o semplicemente gli risultava odioso..
Io sarei preoccupato nei panni del trio Travaglio-Di Pietro-Santoro , perché di solito si detesta chi ci assomiglia e i nostri stessi difetti , visti dal di fuori , ci esasperano.
Ma fa che questi tre hanno gli stessi difetti di Berlusconi e quindi come dice Oscar Wilde “nessuno di noi riesce a sopportare negli altri i suoi stessi difetti”?
Quanto siamo tolleranti con noi stessi , per i nostri vizi , tanto siamo implacabili e sferzanti quando li vediamo praticati da altri.
E’ il famoso appello di Gesù alla pagliuzza nell’occhio del fratello e alla trave conficcata nel nostro di occhio ; è questo , caro Travaglio , un esercizio faticoso ma necessario se non si vuole vivere da ciechi a livello morale.
Alla radice c’è una virtù spesso ignorata , l’umiltà.
Essa non è umiliazione di sé , non è masochismo spirituale.
E’ invece lo sforzo di tenere fisso lo sguardo su quella realtà debole e limitata che è in noi , senza andare a cercare altrove per giustificarsi e magari condannare ipocritamente l’altro.
Per questo è indispensabile riflettere più su se stessi che esaminare al microscopio i comportamenti degli altri.
Potrai dire caro Travaglio di conoscere bene te stesso quando ti scoprirai più difetti di quanti gli altri riescano a vedere in te.
Certo per raggiungere questa meta c’è sempre un muro da abbattere , quello dell’orgoglio.
Ma , per tornare alla frase iniziale di Sciascia , l’umiltà di cui parlo è difficile trovarla in un adulterato e sofisticato pseudointellettuale , l’orgoglio invece… .
Giovanni Falci

TRAVAGLIO E DI PIETRO IN TRANS AGONISTICA



TRAVAGLIO E DI PIETRO IN TRANS AGONISTICA


Le esternazioni di Travaglio e l’avallo e condivisione delle stesse da parte di Di Pietro,mi hanno ingenerato un senso di disagio e disorientamento politico.
Costoro infatti si definiscono di sinistra ed io sono e mi sento di sinistra fin dai tempi del liceo e cioè dal 1968;dovrei pertanto identificarmi teoricamente con queste due persone che dovrebbero strare,per così dire,dalla mia parte.
E invece mi accorgo che la loro collocazione è solo di facciata ed è legata a scelte puramente opportunistiche perché chi ragiona in quel modo non può condividere i valori e gli ideali di un socialismo inteso come cultura della libertà e della pace.
Travaglio in particolare con le sue due apparizioni da Fazio e da Santoro mi ha dato l’impressione di essere in trans agonistica.
Lo sguardo disorientato,il sorrisetto ironico e maligno,sono segnali fisici come quelli che si vedono sui volti di alcuni atleti nello svolgimento di una competizione sportiva.
Questa situazione porta ad essere poco lucidi e riflessivi,irruenti fuori misura,in una parola porta ad essere fallosi e quindi espulsi con il conseguente danno all’intera squadra costretta a pagare per lo sbaglio di un suo componente.
Ci ricordiamo tutti lo sguardo di Zidane nella finale mondiale dopo la testata a Materazzi:era in trans agonistica fu detto il giorno dopo ed era vero. Fu espulso e la Francia perse il mondiale.
Travaglio è in una condizione simile; la sua competizione consiste nella necessità che sente di fare notizia,di scandalizzare,di apparire a tutti i costi. E nella ricerca di questa “notorietà” fa pressing su tutti e commette falli come quello su Shifani e sul Sindaco di Verona;però dopo due ammonizioni c’è l’esplulsione dal campo di gioco,in televisione no. Ma come caro Travaglio,tu proprio che fai politica con le sentenze dei Giudici,tu proprio che fai morale con le sentenze dei Tribunali,tu proprio tradisci il senso della legalità dimenticando l’art. 27 della costituzione che è così cauto verso il prossimo da affermare che solo dopo una sentenza passata in giudicato dopo i tre gradi di giudizio è lecito parlare di condanna.
Il povero Schifani nella vicenda esposta da Travaglio merita una medaglia invece che il sospetto infido maligno. Un uomo che entra in società con persone allo stato non mafiose e che,dopo la loro accertata mafiosità,non rimane implicato in niente è sicuramente da apprezzare di più di altri che per lo meno non hanno avuto neanche l’occasione del contagio.
Il povero sindaco di Verona che dopo due condanne ha avuto l’annullamento in Cassazione di questa sentenza e deve quindi ancora celebrare il processo di rinvio alla Corte di Appello non è un “condannato”,è un imputato.
Ma il massimo il nostro Travaglio lo ha raggiunto proprio quando a proposito di questo giudizio di rinvio da celebrarsi ancora ha testualmente detto “poi staremo a vedere”. E bravo oltre che giornalista è pure indovino. Vedi caro Travaglio i Giudici condannano o assolvono e non sono più bravi quando condannano invece che assolvere.
E’ talmente brutale l’intervento che ha riguardato Schifani che penso avrebbe fatto inorridire persino un giacobino; Robespierre non avrebbe avuto sulla scorta di quanto riferito da Travaglio gli elementi per “processare” Schifani e penso di aver detto tutto.
Ma noi abbiamo il nostro Robespierre casereccio,Antonio Di Pietro,che nel prendere le difese di Travaglio ha dimostrato di aver superato l’illustre predecessore francese.
Ora il problema si complica perché Travaglio è pur sempre un giornalista che di diritto non è propriamente un esperto,con quello che dice non supererebbe mai gli esami di Diritto Costituzionale,Diritto Penale e Procedura Penale,ma Di Pietro è un ex magistrato,è uno che ha “applicato” le leggi,le ha “studiate”,e allora “dovrebbe” cononoscere i principi generali del Diritto. E invece,contro ogni logica politica,di destra e di sinistra,contro ogni dettato scientifico del diritto,”difende” Travaglio.
Forse è anche lui in trans agonistica,sente che sta perdendo,sente che dopo l’ultimo voltafaccia ad PD il suo destino politico è segnato,tornerà a casa a curare il suo orticello,a zappare e potare,in questa attività per lo meno non si interferisce con il prossimo.
Giovanni Falci

PECORARO SCANIO BATTI UN COLPO


PECORARO SCANIO BATTI UN COLPO


La tornata elettorale per l’elezione al Parlamento Europeo conclusasi con tanti “abbiamo tenuto” e “è stata rispettata la tendenza” , offre un unico vero giudizio incontrovertibile : i Verdi in Italia scompaiono mentre si incrementa la loro presenza in tutti gli altri stati dell’Unione Europea.
Al di là della prevalenza della componente di destra o di sinistra i cd partiti ecologisti hanno , dovunque , guadagnato dei punti percentuali , in Italia non hanno neanche raggiunto il quorum.
Ci sarà quindi una logica sottesa a questo fatto ed io penso che questa debacle abbia un nome e cognome : Alfonso Pecoraio Scanio.
L’ex ministro infatti si porta sulla coscienza la disaffezione degli italiani ai problemi dell’ambiente e della ecologia nei confronti dei quali , al di là di interventi di facciata ( le tartarughine di Punta Licosa e similari ) , ha fatto ben poco ed anzi , con quegli atteggiamenti “fondamentalisti” nei confronti dello smaltimento dei rifiuti ha creato la crisi napoletana della spazzatura per la quale abbiamo guadagnato le prime pagine della stampa mondiale.
Pecoraio Scanio di cui si sono perse le tracce è l’emblema di quella sinistra sconfitta e in disfatta : egli è un misto di Di Pietro e Veltroni , ma ha preso la parte peggiore di entrambi.
Come Di Pietro è giustizialista ad oltranza ; come non ricordare quella patetica apparizione al fianco di un dignitoso Bassolino durante i giorni della munnezza per strada di Napoli , nella quale , invece che ammettere le sue macroscopiche colpe , cercava di giustificarsi dietro alle sue scelte originate dal voler contrastare gli interessi della camorra nel settore rifiuti.
Ma forse Berlusconi che ha dimostrato di risolvere il problema è venuto a patti con camorristi ?
Il povero Bassolino consapevole delle scelte sbagliate che avevano portato a quella situazione aveva lo sguardo abbassato e parlava con toni dimessi , lui invece gridava la propria “ soddisfazione “ per la sua azione di governo e cercava i “colpevoli” proprio come fa Di Pietro che non è in grado di fare un dibattito ma solo dibattimenti.
Pecoraio Scanio sorrideva soddisfatto al fianco di un Bassolino che invece era in serio imbarazzo.
Si potrebbe dire , senza offesa , che , in quella trasmissione , faceva il gallo sopra la munnezza visto l’argomento del programma.
Come Veltroni è uomo di apparato , burocrate anzichè no.
Dietro un apparente anticonformismo c’è il classico uomo di partito che privilegia solo i numeri e che sa calcolare bene le azioni politiche e di propaganda.
Mi è stato detto che si era circondato di una miriade di consulenti , ha candidato il fratello al Senato , si era saputo costruire un apparato.
Ora mi domando che fine abbia fatto ; non lo si vede più.
Ha aderito alla sinistra arcobaleno che è scomparsa dal panorama politico ; ha aderito a sinistra e libertà che pure è scomparsa : ma fa che porta male Pecoraio Scanio ?
A prescindere dagli scherzi e dal richiamo alla superstizione la verità è che la gente alla lunga sa giudicare e premiare o bocciare l’uomo politico.
La Lega ci sta insegnando che stare vicino alla gente premia , vicino però per strada non nelle segreterie , lì sono premiati in pochi e con pochi non si vincono le elezioni.
Le email ricevute dall’allora Ministro che segnalavano il taglio di oltre 50 alberi , un parco , per costruire un parcheggio con box auto coperti a Torraca , alle quali non ha dato risposte né lui né il fratello Senatore , hanno avuto un interessamento da parte di Alemanno che ha risposto chiedendo di essere informato del misfatto.
Vedi caro Pecoraio Scanio oggi Alemanno vince e tu…..chissà dove sei.
Giovanni Falci