La sera del 14 agosto abbiamo lanciato,a Torraca,una iniziativa che ha avuto un successo strepitoso:abbiamo cenato per strada in un vicoletto del centro storico,davanti casa di Teresa.
L’idea è nata nei giorni precedenti parlando con il figlio di Teresa,Nino Vito,che vive a Francoforte ma ogni estate è puntuale all’appuntamento con il suo paese di origine dove trascorre le vacanze con sua moglie-tedesca di Germania-e i suoi bellissimi tre figli.
Una sera,davanti al ristorante “’a cantina dù sergente”,nel rievocare i ravioli che Teresa fa benissimo,abbiamo deciso di organizzare questa cena “miezz ‘a via”.Teresa si è quindi subito adoperata a reperire la ricotta di montagna senza la quale si rifiuta di fare i ravioli per non compromettere la sua altissima reputazione nel campo ed io e Nino Vito abbiamo recuperato panche e tavoloni per allestire il vicoletto.
Alle ore 20 in punto è iniziata la festa alla quale abbiamo partecipato circa in trenta.
A questo punto abbiamo scoperto di essere su INTERNET perché la composizione delle persone presenti,per la sua eterogeneità,non aveva niente di reale ma pareva possibile solo nel mondo virtuale della rete:una coppia di Svizzeri di Mendrisio con la propria figlioletta,una coppia di tedeschi di Manneim con figli che capivano l’italiano perché professore di latino,una coppia di Pavia ma originaria di Torraca che abitano nel violetto occupato e che quindi non potevano rientrare in casa,la famiglia di Nino Vito di Francoforte e quella del fratello di Torraca,un avvocato,io con la sua famiglia e un magistrato giovane e single,mio cognato anch’egli legale con la famiglia “allargata”una signorina brasiliana amica ed ospite di un torrachese,una signora di Torino che vive a Roma-mia amica ed ospite-Giuseppe ‘u gemello a capotavola.
Si è mangiato di tutto:ravioli,salsicce,carne al sugo,pollo,patatine,
insalate,cocomero,noci,dolci,tutto innaffiato da un ottimo vino rosso.
Ma la vera star della serata è stata Teresa;seduta al centro del lungo tavolo ci ha letteralmente affascinato con i suoi discorsi,la sua allegria,la sua saggezza.
Ci ha raccontato del suo viaggio a Francoforte in aereo-“’nu pustale spinto da retro”-ci ha raccontato dei suoi amori,passati,presenti e futuri-ci ha descritto tante cose dell’”antico tempo”-ha proposto più brindisi ed ha sorriso per tutte le tre ore e più della cena.
Abbiamo tutti capito che ci voleva bene anche se alcuni dei commensali li aveva conosciuti solo da pochi minuti;Teresa è così è amata perché sa amare il prossimo e la natura.
Proprio così perché l’indomani alle 5 Teresa “doveva essere in campagna” per innaffiare i pomodori a prescindere dalla cena e dall’ora tardi.
Il miracolo è stato poi la comprensione di Teresa da parte di tutti,svizzeri,tedeschi,torinesi e brasiliani oltre a capirla la ammiravano.
Nino Vito,il figlio,era raggiante perché a questa madre di 72 anni,lui che vive la realtà di Francoforte in abito scuro e cravatta tutti i giorni,le vuole bene e l’ammira come è giusto che sia:ha il piacere di esibirla.
Teresa mi ha fatto capire l’altra sera che la poesia e la filosofia non sono cose da addetti ai lavori;esite la poesia dei non poeti e la filosofia dei non filosofi e Teresa è un poeta e una vera filosofa.
Del resto che cos’è la filosofia se non la scienza che cerca di rispondere alla domanda del “perché” delle cose? Un perché che non è quello della scienza che spiega tutto in termini di causalità e per la quale ci vogliono basi tecniche,ma è un perché che va al di là,che coglie le “ragioni” degli eventi e dei comportamenti;proprio come Teresa sa fare quando ci dice come è finita la sua relazione d’amore o delle sue nuore così diverse tra di loro.
Ed è poeta Teresa quando ci parla del suo asino delle galline e dell’impasto dei ravioli a prescindere dalla ricercatezza della lingua.
E’ talmente efficace anche l’errore di grammatica che sembra insostituibile nel racconto pena la perdita di quella spontaneità che è un valore superiore alla regola.
L’altra sera in questa villaggio globale,dove Torraca è diventata sede di un evento difficile da realizzarsi in altri posti “organizzati”, Teresa ha dato una lezione di civiltà a tutti:quella civiltà dell’ospitalità che era proprio dell’antica Grecia, quelli per intenderci che hanno inventato la filosofia e che non conquistavano il prossimo con la violenza delle armi ma con la forza del ragionamento.
Grazie Teresa ci hai allietato il fisico con i tuoi ravioli e l’anima con la tua persona.
Giovanni Falci
martedì 11 dicembre 2007
Lo sbarco in Libano






Le continue
apparizioni televisive di soldati italiani armati che “sbarcano” con fucili,cannoni,carri armati mi danno un vero senso di disagio se non proprio di nausea.
Si propone cioè un modello di violenza che è lontano,o per lo meno dovrebbe essere lontano da una tradizione culturale che ci appartiene e che troppo spesso dimentichiamo.
Il tutto in questo caso del Libano è poi più accentuato in quanto questa vera e propria “ guerra”, chechè ne dicano i nostri politici,si svolge all’interno del Mediterraneo,che è un paese che vive pieno di giochi e di sorrisi.
Non bisogna infatti incorrere nell’errore di confondere il Mediterraneo con la latinità e collocare quindi a Roma ciò che invece ha avuto inizio ad Atene.
L’intervento delle forze armate europee fa rivivere invece quel concetto di “nazionalismo” che in passato si è già condannato da sé con i suoi atti.I nazionalismi compaiono sempre nella storia come segni di decadenza.
Quando crolla l’Impero Romano,nel momento della decadenza appunto,compaiono le nazioni e da allora l’Occidente non ha più ritrovato la sua unità.
Esiste un mar Mediterraneo,un bacino che connette una decina di paesi.Gli uomini vocianti nei cafès chantants di Spagna,quelli che vagano per il porto di Genova,sulle banchine di Marsiglia,ad Algeri,in Grecia,sono simili ai Libanesi che andiamo a “presidiare” con armi e munizioni.
Questa genia è differente da quei popoli dell’Europa centrale,sempre abbottonati fino al collo che non sanno “lasciarsi andare”,che non sanno che cosa è la gioia,tanto differente dalla risata.
Ed è proprio grazie a questi dettagli che si può dare valido senso alla parola Patria.La Patria infatti non è un’astrazione che spinge gli uomini al massacro,ma è un certo gusto della vita comune ad esseri umani,per cui ci si può sentire più vicini ad uno spagnolo o a un libanese piuttosto che ad un normanno o un alsaziano.
E’ questo il Mediterraneo,quell’odore,quel profumo che sentiamo con la nostra pelle.
Esistono altre evidenze storiche che ci dimostrano che ogni volta che una dottrina ha incontrato il Mediterraneo,nello sconvolgimento di idee che ne è conseguito,a rimanere intatto e a vincere è sempre stato lui:il luogo(Mediterraneo)ha vinto le dottrine.
E’ stato così per il Cristianesimo,dottrina giudaica chiusa,dura,esclusiva, che quando ha incontrato il Mediterraneo ha generato il cattolicesimo che lo ha adattato all’uomo.
E’ stato un mediterraneo,Francesco d’Assisi,a fare del cristianesimo un inno alla gioia semplice e alla natura.
Lo stesso fascismo non ha avuto la stessa faccia in Germania ed in Italia,a fronte del buongiorno hitleriano “heil Hitler”,troviamo il fascista italiano più affabile e vivace;qui la dottrina sembra essersi ritirata dinanzi al luogo.
La missione militare invece fa rivivere l’immagine di quell’antichità latina che non è quella autentica,quello è il Mediterraneo astratto e convenzionale rappresentato da Roma e dai Romani .Questo popolo di imitatori senza immaginazione che immaginò tuttavia di sostituire con il genio guerriero il genio artistico e il senso della vita di cui mancava. E quest’ordine che tanto ci vanno vantando fu quello imposto dalla forza e non quello che respira nell’intelligenza.Anche quando copiarono banalizzarono,e non imitarono nemmeno il genio essenziale della Grecia,ma i frutti della sua decadenza e dei suoi errori.
Il Mediterraneo è invece altrove.E’ la negazione stessa di Roma e del genio latinoE’ vivo e vita. La “missione di pace”invece ci fa sembrare degni prosecutori degli antichi Cesare e Augusto e ci fa sacrificare,come loro,la verità e la grandezza alla violenza senz’anima.
Personalmente io rivendico al Mediterraneo la sua vita,i cortili,i cipressi,le corone di peperoncini;rivendico gli Apolli dorici e non le copie del Vaticano.
Bisogna rivendicare e fare nostri i paesaggi annichiliti di sole e non le scene da cinema degli sbarchi o le voci dei comandanti.
E proprio per queste ragioni io escludo apriori un principio di nazionalismo mediterraneo che comporterebbe la questione di una “superiorità” della cultura mediterranea che non ha senso.L’uomo si esprime in armonia con i suoi luoghi;non esiste una cultura più o meno grande.Esistono culture più o meno vere. Ed il principio unificatore non deve essere nazionalistico o peggio ancora etnico ma deve essere l’uomo nella sua spiritualità.
La Costituente Socialista

La sera del 22 settembre,presso l’aula consiliare di Vallo della Lucania,si è tenuto un interessantissimo incontro sul tema “verso la costituente socialista” che mi ha dato spunto per una serie di riflessioni sulle ragioni di validità di un tale movimento.
Io ritengo che la nascita di questa nuova e vecchia insieme entità politica sia un vero e proprio atto di RIVOLTA.
Che cosa è infatti un uomo in rivolta se non un uomo che dice di no ma che,se rifiuta tuttavia non rinuncia? Ed è proprio quello che i socialisti stanno facendo:dire no al Partito Democratico ma tuttavia non rinunciare ad avere un ruolo fondamentale nel panorama politico nazionale ed europeo che è quello,come ha giustamente detto Carmelo Conte,di direzione della sinistra.
Parliamoci chiaro,negli ultimi 15 anni il partito,o meglio,i partiti socialisti hanno ricevuto solo ordini da parte di quella sinistra uscita indenne da tangentopoli ed ora hanno ritenuto inaccettabile il nuovo comando di aderire a questo nuovo soggetto politico del PD. Si chiaro però che questa rivolta non va confusa con il risentimento;la rivolta è certamente positiva mentre il risentimento è un concetto negativo;il risentimento è definito bene da Scheler come una autointossicazione,la secrezione nefasta in vaso chiuso,di una impotenza prolungata;al contrario la rivolta infrange il vaso e lo aiuta a traboccare. Dal risentimento nasce l’invidia per ciò che non si ha mentre i socialisti con la rivolta della costituente difendono ciò che essi hanno;il risentimento è sempre risentimento contro se stessi mentre i socialisti rifiutano di farsi toccare in quello che loro sono.
Ma quale è il contenuto di questo no?
Significa per esempio,”le cose hanno durato troppo”,”fin qui sì,ma al di là no”,”vai troppo in là”,e anche “c’è un limite oltre il quale non andrai”.
Insomma questo no afferma l’esistenza di una frontiera.
I socialisti hanno l’impressione che l’altro (PD) esageri,che estenda il suo diritto al di là di un confine oltre il quale un altro un diritto gli fa fronte e lo limita. E questo diritto è per i socialisti quella laicità riformista seriamente compromessa dal PD.
Non esiste rivolta senza la sensazione di avere in qualche modo e da qualche parte ragione. Ed è appunto per questo che i socialisti con la costituente dicono ad un tempo di sì e di no. Essi affermano insieme alla frontiera tutto ciò che vogliono preservare al di qua della frontiera;dimostrano con caparbietà che c’è in loro qualcosa per cui “vale la pena di ….”,qualche cosa che richiede attenzione.
A me sembra che sia nata una presa di coscienza,la percezione che nella politica ci sia qualcosa con cui potersi identificare;questa identificazione fin qui,negli ultimi 15 anni non era realmente sentita. Tutte le concussioni politiche anteriori a questo moto di rivolta i socialisti le hanno sopportate,hanno portato pazienza,ora finalmente,con l’impazienza comincia al contrario un movimento che può estendersi a tutto ciò che veniva precedentemente accettato.
La costituente inoltre arriva nel momento storico giusto e quindi penso che debba avere successo;la rivolta infatti si esprime nelle società in cui le disuguaglianze sono molto grandi (es regime delle caste indiane) o,al contrario,in quelle ove l’eguaglianza sia assoluta (es certe società primitive); oggi nella nostra società e sistema politico la condizione è proprio quella matura per la rivolta della costituente perché ad un’eguaglianza teorica si contrappone una grande disuguaglianza di fatto. La storia di oggi,con le sue contestazioni ci porta ad affermare che la costituente socialista con quella sua portata di rivolta che ho tentato di dimostrare è la nostra realtà storica,è propria degli uomini avveduti che abbiano coscienza dei propri diritti,essa deve svolgere il compito in ambito politico del “cogito” nell’ambito del pensiero,è la prima ed essenziale evidenza.
Voglio concludere affermando che politicamente aderisco alla costituente socialista,dunque siamo.
Giovanni Falci
Mastella allo sbaraglio

Le ultime apparizioni televisive del Ministro Mastella,da Santoro e Vespa,aventi ad oggetto la sua presa di posizione sui DICO,hanno dimostrato il grande disagio in cui inevitabilmente si è cacciato.
Il problema infatti è che Mastella vuole difendere da uomo politico una tesi che può avere ragion d’essere solo sul piano ecclesiastico.
A livello ecclesiastico infatti il ricorso al dogma evita di dover dare conto sul piano razionale e della logica delle scelte che si vanno ad operare.
“E’ scritto così”,”Parola del Signore” etc. pongono un limite a qualsiasi possibilità di analisi dei fenomeni.
E’ la vecchia querelle che nell’antichità portò all’abiura Galilei reo di aver sovvertito in modo assolutamente scientifico e dimostrato non veritiero un principio dogmatico delle sacre scritture.
Il ricorso a principi religiosi in politica e per fare le leggi è una applicazione a questo settore del metodo matematico.
Entrambe infatti,religione e matematica,consistono in astrazioni che da sole non possono fornire la completa conoscenza di un fenomeno che necessita anche dell’esperimento.
E’ quindi la antica distinzione tra i due metodi,quello matematico e quello sperimentale da cui discendeva la classica separazione tra scienza matematiche e filosofiche che torna di moda.
Le scienze matematiche certe,ma non vere;le scienze filosofiche vere ma non certe.
Mastella continua infatti ad invocare a sostegno del no ai DICO un presunto diritto naturale che starebbe a base della famiglia intesa come entità volta alla procreazione.
A prescindere che anche una coppia di fatto può procreare e di fatto lo fa,io mi domando che fine dovrebbero fare quelle famiglie tradizionalmente formate con tanto di matrimonio in chiesa che per scelta o necessità contingente non procreano.
Se il fatto naturale è individuato nella procreazione,si dovrebbe non corrispondere la pensione di reversibilità al coniuge sterile ma regolare secondo la chiesa che non ha procreato e invece darla maggiorata al coniuge di fatto che ha messo al mondo figli anche se non si è sposato in chiesa o al comune.
E sempre parlando di diritti naturali,cosa c’è di naturale nell’adozione di un figlio che pure viene invece regolata e disciplinata dalla legge?
L’adozione è una fictio iuris in virtù della quale una coppia di persone finge di avere un proprio figlio che secondo natura invece è di altri.
Perché quindi non ricorrere a questa fictio anche per corrispondere una pensione o una successione che sono diritti sicuramente meno naturali di una nascita.
Ma il vero e più grande paradosso della difesa di Mastella lo si coglie con quel richiamo ai valori cristiani che informano i suoi convincimenti in questa materia. La parola di Gesù pronunciata nel Discorso della Montagna sembra smentire in premessa il Ministro.
“Amerai” da questo comandamento dipende tutta la legge.
In quelle pagine del Vangelo che sono considerate la Magna Charta del cristianesimo Gesù diventa la legge vivente.
“Beati i poveri di spirito…”,”Beati i puri di cuore…..”,sono i due precetti che coinvolgono con i termini appunto di spirito e cuore tutta la coscienza e l’agire del fedele.
Il matrimonio è concepito da Gesù come atto di donazione totale nello spirito dell’amore non di un contratto;Gesù va oltre il giuramento che era la più alta forma di attestazione della verità e quindi era inviolabile,egli esige la sincerità costante ed assoluta.
E allora caro Mastella come la mettiamo con questi veri principi cristiani enunciati direttamente da Gesù e non da un qualsiasi prete?
Può in questa ottica di Gesù ignorarsi una coppia di persone che si amano che si uniscono carnalmente e fanno figli che allevano e curano, solo perché non hanno stipulato un negozio giuridico?
E può sempre in quest’ottica di Gesù riconoscersi invece una coppia di persone che non si amano,vivono insieme unendosi carnalmente con la plastica di un preservativo per non fare figli ma hanno invece stipulato un negozio giuridico valido?
Ed allora caro Ministro il riconoscimento dei diritti alle coppie di fatto diventa un atto di “giustizia” intendendo questo termine come Cicerone che disse “l’ingiustizia è compiuta da quelle persone che,pur potendolo,non stornano un torto da chi lo subisce”. Perché è sicuro che il coniuge di fatto subisce il torto della discriminazione della sua scelta.
E’ troppo semplicistico ed in un certo senso anche antipatico sentir dire in questi dibattiti “io non ho nulla contro chi fa queste scelte,solo che non gli riconosco i diritti legati alle scelte stesse”;sarebbe un po’ come dire io non ho nulla contro i negri,ma non devono prendere i mezzi pubblici. Perché la verità è proprio questa alla fine,una sorte di razzismo in netto contrasto con la parola di Gesù che nel richiamato Discorso della Montagna spoglia da ogni riserva l’amore che nella tradizione precedente era ancorato al proprio orizzonte razziale o di relazione e lo allarga,come è nella sua natura,a tutti,anche ai nemici.
Sono convinto perciò che Gesù avrebbe votato per i DICO e anche qualcosa in più.
Giovanni Falci
Il Governo che Di Pietro non presidierebbe

In questo nostro paese tutto è possibile,anche che l’On.le Di Pietro possa un domani ritrovarsi a capo del Governo.
Un Governo quindi dei “valori” come recita il logo del partito di Di Pietro.
Sarebbe vera e pura fantasia e perciò sempre con la fantasia ho immaginato un governo degli uomini più rappresentativi della storia italiana che Di Pietro non potrebbe mai presiedere in ragione del suo limitato concetto di valore.
L’On.le Di Pietro infatti fa coincidere il valore di una persona con la sua incensuratezza. Più volte ha infatti dichiarato che i “condannati” non andrebbero candidati;che i valori morali risiedono nell’ossequio alle leggi e che quindi chi le ha violate è immorale.
Ebbene allora in virtù di questa morale e valore giudiziario degli uomini noi ci perderemmo un governo veramente rappresentativo e di qualità che Di Pietro si rifiuterebbe di presiedere.
Ministro della Famiglia e delle Politiche Sociali Gesù Cristo;condannato a morte a seguito di “regolare” processo da un Tribunale.
Ministro dei Beni Culturali Michelangelo Merisi detto il Caravaggio;un uomo che di Arte sicuramente ne capisce,ma condannato e latitante.
Ministro della Pubblica Istruzione Dante Alighieri;condannato all’esilio e quindi potremmo dire soggetto alla misura di prevenzione del divieto di soggiorno a Firenze.Persona quindi pericolosa per la Legge.
Ministro della Ricerca Scientifica Galileo Galilei condannato anche lui a seguito di “regolare” processo svoltosi a Palazzo San Macuto e poi passato sotto protezione dopo essersi “pentito” ed aver collaborato con la “giustizia”.
Ministro della Difesa Giuseppe Garibaldi anch’egli ricercato con ordine di arresto internazionale per fatti commessi anche in Argentina;sottosegretario di questo dicastero Carlo Pisacane per lo meno imputato di concorso in evasione per i noti fatti commessi nell’isola di Ponza se non addirittura per banda armata.
Ministro del Lavoro Antonio Gramsci condannato e incarcerato con il regime del 41 bis.
L’elenco potrebbe continuare per ogni dicastero;sta di fatto che l’On.le Di Pietro questo Governo di qualità non potrebbe presiederlo perché non avrebbe i “valori” a cui il suo movimento si ispira.
Eppure non penso che ci siano persone più capaci di quelli innanzi menzionati nei loro rispettivi campi di interesse.
C’è dunque qualcosa che non funziona o in loro o in Di Pietro.
E’ inutile dire, ma per costoro si tratta di condanne per fatti che oggi non sarebbero considerati reati,costoro sono stati condannati per fatti commessi contro la Legge del loro tempo,quei Giudici non hanno sbagliato,hanno fatto il loro dovere,ma questo non significa che non siano persone di spessore sicuramente superiore.
Nessuno conosce il nome del Giudice che condannò Caravaggio o Dante e neanche il loro volto tutti invece conoscono i due pregiudicati in questione la cui effige è stata scelta per le banconote da 100.000 lire e per le monete da 500 lire.
E’ il caso allora caro Di Pietro di rivedere questa concezione del “valore” così ristretta e limitata? E’ il caso di dare un peso diverso alle pronuncie giudiziarie che giudicano un fatto e non un uomo?
Vede caro Onorevole cosa si perde se non allarga i confini dei suoi giudizi; non potrà sedersi allo stesso tavolo di Gesù,Galilei,Gramsci,Garibaldi,Dante e Caravaggio e questo sicuramente non può considerarlo positivo.
Giovanni Falci
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