martedì 27 gennaio 2009

DUE PESI DUE MISURE



DUE PESI DUE MISURE



L’intervista del 14 gennaio u.s. riportata da un quotidiano locale del Procuratore della Repubblica di Salerno,il Dott. Luigi Apicella,offre lo spunto per una riflessione sulla “persona” sottoposta a giudizio.
Un Magistrato di così lunga esperienza che si lascia scappare la frase ”sistema del due pesi e due misure adottato nei miei confronti” è umanamente comprensibile ma professionalmente intollerabile.
Ma come Sig. Procuratore,lei ammette l’esistenza di questo “sistema”?
I cittadini si affidano alla Giustizia e ai Giudici per essere tutelati dagli abusi che ritengono di subire e i Giudici adottano “due pesi e due misure”? cioè abusano?
La verità è che il Dott. Apicella vuole dirci che egli è vittima di una ingiustizia così come lo pensano tutti quelli che “subiscono” un giudizio.
Si potrebbe quasi affermare che la regola del processo è quella dei due pesi e due misure perché ogni processo è deciso da uomini e non da macchine.
Ed infatti il vero problema del Dott. Apicella come di chiunque sbattuto in prima pagina è quello di evitare il giudizio,non il castigo. Il castigo senza giudizio è sopportabile,ha persino un nome,sventura,mentre qui si tratta di evitare d’essere sempre giudicati senza che venga mai pronunciata la sentenza.
A prescindere da quello che sarà il provvedimento che verrà adottato,colpevole o innocente o peggio ancora-pareggio-,tutti noi “giudicheremo” il Dott. Apicella senza esserne autorizzati e senza conoscere i fatti.
E il più delle volte lo “condanneremo” come in genere condanniamo il nostro prossimo non tanto per malvagità ma per sentircelo più vicino,più simile a noi.
D’altronde non possiamo affermare l’innocenza di nessuno mentre possiamo affermare con sicurezza che tutti sono colpevoli. Perfino Gesù sapeva di non essere completamente innocente;i bambini di Giudea massacrati mentre i suoi genitori lo portavano al sicuro perché erano morti se non per causa sua? Ed anche Lui gridò “perché mi hai abbandonato?”,quasi a voler dire perché questa misura?
In questi giorni il dramma che il Dott. Apicella sta vivendo me lo fa rassomigliare ad un domatore costretto a muoversi con prudenza tra le belve feroci che ha sempre dominato;ma questa volta per disgrazia è entrato in gabbia dopo essersi tagliato con il rasoio;visto che sanguina un poco,le belve feroci sono andate fino in fondo:lo stanno divorando.
Ma tornando all’intervista c’è un altro passaggio che non condivido ed è quello in cui il Dott. Apicella dichiara “inaccettabile” che nessun provvedimento era stato “immediatamente assunto” nei confronti dei PM di Catanzaro.
Ancora una volta il Procuratore sembra imboccare una strada sbagliata per risolvere il suo problema:compromettere tutti e starsene libero e leggero?Salire in cattedra e maledire l’umanità?Pericolosissimo,la sentenza che uno pronuncia sugli altri finisce con il rimbalzargli in faccia,non senza danno.
Ma questo lo potremmo definire deformazione professionale:quando per oltre 40 anni si è sempre giudicato il prossimo lo si continua a fare anche nei confronti di quelli che dovranno giudicarti.
Per un’ingiustizia si viene messi in croce,ma non bisogna salire sulla croce soltanto per essere visti da lontano.
Se potessi dare un consiglio al Dott. Apicella,senza cadere in quegli stucchevoli attestati di stima pubblica che poi dopo un minuto in privato diventano critiche e,peggio ancora,ironie su un vero dramma,gli consiglierei di lasciarsi giudicare e condannare col perdono sulle labbra e la sentenza nel cuore.
Ma forse è troppo:in effetti gli consiglierei di essere perfetto come disse Gesù nel discorso della montagna:ama il tuo nemico.
Giovanni Falci

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