martedì 11 dicembre 2007

Lo sbarco in Libano








Le continue
apparizioni televisive di soldati italiani armati che “sbarcano” con fucili,cannoni,carri armati mi danno un vero senso di disagio se non proprio di nausea.
Si propone cioè un modello di violenza che è lontano,o per lo meno dovrebbe essere lontano da una tradizione culturale che ci appartiene e che troppo spesso dimentichiamo.
Il tutto in questo caso del Libano è poi più accentuato in quanto questa vera e propria “ guerra”, chechè ne dicano i nostri politici,si svolge all’interno del Mediterraneo,che è un paese che vive pieno di giochi e di sorrisi.
Non bisogna infatti incorrere nell’errore di confondere il Mediterraneo con la latinità e collocare quindi a Roma ciò che invece ha avuto inizio ad Atene.
L’intervento delle forze armate europee fa rivivere invece quel concetto di “nazionalismo” che in passato si è già condannato da sé con i suoi atti.I nazionalismi compaiono sempre nella storia come segni di decadenza.
Quando crolla l’Impero Romano,nel momento della decadenza appunto,compaiono le nazioni e da allora l’Occidente non ha più ritrovato la sua unità.
Esiste un mar Mediterraneo,un bacino che connette una decina di paesi.Gli uomini vocianti nei cafès chantants di Spagna,quelli che vagano per il porto di Genova,sulle banchine di Marsiglia,ad Algeri,in Grecia,sono simili ai Libanesi che andiamo a “presidiare” con armi e munizioni.
Questa genia è differente da quei popoli dell’Europa centrale,sempre abbottonati fino al collo che non sanno “lasciarsi andare”,che non sanno che cosa è la gioia,tanto differente dalla risata.
Ed è proprio grazie a questi dettagli che si può dare valido senso alla parola Patria.La Patria infatti non è un’astrazione che spinge gli uomini al massacro,ma è un certo gusto della vita comune ad esseri umani,per cui ci si può sentire più vicini ad uno spagnolo o a un libanese piuttosto che ad un normanno o un alsaziano.
E’ questo il Mediterraneo,quell’odore,quel profumo che sentiamo con la nostra pelle.
Esistono altre evidenze storiche che ci dimostrano che ogni volta che una dottrina ha incontrato il Mediterraneo,nello sconvolgimento di idee che ne è conseguito,a rimanere intatto e a vincere è sempre stato lui:il luogo(Mediterraneo)ha vinto le dottrine.
E’ stato così per il Cristianesimo,dottrina giudaica chiusa,dura,esclusiva, che quando ha incontrato il Mediterraneo ha generato il cattolicesimo che lo ha adattato all’uomo.
E’ stato un mediterraneo,Francesco d’Assisi,a fare del cristianesimo un inno alla gioia semplice e alla natura.
Lo stesso fascismo non ha avuto la stessa faccia in Germania ed in Italia,a fronte del buongiorno hitleriano “heil Hitler”,troviamo il fascista italiano più affabile e vivace;qui la dottrina sembra essersi ritirata dinanzi al luogo.
La missione militare invece fa rivivere l’immagine di quell’antichità latina che non è quella autentica,quello è il Mediterraneo astratto e convenzionale rappresentato da Roma e dai Romani .Questo popolo di imitatori senza immaginazione che immaginò tuttavia di sostituire con il genio guerriero il genio artistico e il senso della vita di cui mancava. E quest’ordine che tanto ci vanno vantando fu quello imposto dalla forza e non quello che respira nell’intelligenza.Anche quando copiarono banalizzarono,e non imitarono nemmeno il genio essenziale della Grecia,ma i frutti della sua decadenza e dei suoi errori.
Il Mediterraneo è invece altrove.E’ la negazione stessa di Roma e del genio latinoE’ vivo e vita. La “missione di pace”invece ci fa sembrare degni prosecutori degli antichi Cesare e Augusto e ci fa sacrificare,come loro,la verità e la grandezza alla violenza senz’anima.
Personalmente io rivendico al Mediterraneo la sua vita,i cortili,i cipressi,le corone di peperoncini;rivendico gli Apolli dorici e non le copie del Vaticano.
Bisogna rivendicare e fare nostri i paesaggi annichiliti di sole e non le scene da cinema degli sbarchi o le voci dei comandanti.
E proprio per queste ragioni io escludo apriori un principio di nazionalismo mediterraneo che comporterebbe la questione di una “superiorità” della cultura mediterranea che non ha senso.L’uomo si esprime in armonia con i suoi luoghi;non esiste una cultura più o meno grande.Esistono culture più o meno vere. Ed il principio unificatore non deve essere nazionalistico o peggio ancora etnico ma deve essere l’uomo nella sua spiritualità.

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