martedì 11 dicembre 2007

Mastella allo sbaraglio


Le ultime apparizioni televisive del Ministro Mastella,da Santoro e Vespa,aventi ad oggetto la sua presa di posizione sui DICO,hanno dimostrato il grande disagio in cui inevitabilmente si è cacciato.
Il problema infatti è che Mastella vuole difendere da uomo politico una tesi che può avere ragion d’essere solo sul piano ecclesiastico.
A livello ecclesiastico infatti il ricorso al dogma evita di dover dare conto sul piano razionale e della logica delle scelte che si vanno ad operare.
“E’ scritto così”,”Parola del Signore” etc. pongono un limite a qualsiasi possibilità di analisi dei fenomeni.
E’ la vecchia querelle che nell’antichità portò all’abiura Galilei reo di aver sovvertito in modo assolutamente scientifico e dimostrato non veritiero un principio dogmatico delle sacre scritture.
Il ricorso a principi religiosi in politica e per fare le leggi è una applicazione a questo settore del metodo matematico.
Entrambe infatti,religione e matematica,consistono in astrazioni che da sole non possono fornire la completa conoscenza di un fenomeno che necessita anche dell’esperimento.
E’ quindi la antica distinzione tra i due metodi,quello matematico e quello sperimentale da cui discendeva la classica separazione tra scienza matematiche e filosofiche che torna di moda.
Le scienze matematiche certe,ma non vere;le scienze filosofiche vere ma non certe.
Mastella continua infatti ad invocare a sostegno del no ai DICO un presunto diritto naturale che starebbe a base della famiglia intesa come entità volta alla procreazione.
A prescindere che anche una coppia di fatto può procreare e di fatto lo fa,io mi domando che fine dovrebbero fare quelle famiglie tradizionalmente formate con tanto di matrimonio in chiesa che per scelta o necessità contingente non procreano.
Se il fatto naturale è individuato nella procreazione,si dovrebbe non corrispondere la pensione di reversibilità al coniuge sterile ma regolare secondo la chiesa che non ha procreato e invece darla maggiorata al coniuge di fatto che ha messo al mondo figli anche se non si è sposato in chiesa o al comune.
E sempre parlando di diritti naturali,cosa c’è di naturale nell’adozione di un figlio che pure viene invece regolata e disciplinata dalla legge?
L’adozione è una fictio iuris in virtù della quale una coppia di persone finge di avere un proprio figlio che secondo natura invece è di altri.
Perché quindi non ricorrere a questa fictio anche per corrispondere una pensione o una successione che sono diritti sicuramente meno naturali di una nascita.
Ma il vero e più grande paradosso della difesa di Mastella lo si coglie con quel richiamo ai valori cristiani che informano i suoi convincimenti in questa materia. La parola di Gesù pronunciata nel Discorso della Montagna sembra smentire in premessa il Ministro.
“Amerai” da questo comandamento dipende tutta la legge.
In quelle pagine del Vangelo che sono considerate la Magna Charta del cristianesimo Gesù diventa la legge vivente.
“Beati i poveri di spirito…”,”Beati i puri di cuore…..”,sono i due precetti che coinvolgono con i termini appunto di spirito e cuore tutta la coscienza e l’agire del fedele.
Il matrimonio è concepito da Gesù come atto di donazione totale nello spirito dell’amore non di un contratto;Gesù va oltre il giuramento che era la più alta forma di attestazione della verità e quindi era inviolabile,egli esige la sincerità costante ed assoluta.
E allora caro Mastella come la mettiamo con questi veri principi cristiani enunciati direttamente da Gesù e non da un qualsiasi prete?
Può in questa ottica di Gesù ignorarsi una coppia di persone che si amano che si uniscono carnalmente e fanno figli che allevano e curano, solo perché non hanno stipulato un negozio giuridico?
E può sempre in quest’ottica di Gesù riconoscersi invece una coppia di persone che non si amano,vivono insieme unendosi carnalmente con la plastica di un preservativo per non fare figli ma hanno invece stipulato un negozio giuridico valido?
Ed allora caro Ministro il riconoscimento dei diritti alle coppie di fatto diventa un atto di “giustizia” intendendo questo termine come Cicerone che disse “l’ingiustizia è compiuta da quelle persone che,pur potendolo,non stornano un torto da chi lo subisce”. Perché è sicuro che il coniuge di fatto subisce il torto della discriminazione della sua scelta.
E’ troppo semplicistico ed in un certo senso anche antipatico sentir dire in questi dibattiti “io non ho nulla contro chi fa queste scelte,solo che non gli riconosco i diritti legati alle scelte stesse”;sarebbe un po’ come dire io non ho nulla contro i negri,ma non devono prendere i mezzi pubblici. Perché la verità è proprio questa alla fine,una sorte di razzismo in netto contrasto con la parola di Gesù che nel richiamato Discorso della Montagna spoglia da ogni riserva l’amore che nella tradizione precedente era ancorato al proprio orizzonte razziale o di relazione e lo allarga,come è nella sua natura,a tutti,anche ai nemici.
Sono convinto perciò che Gesù avrebbe votato per i DICO e anche qualcosa in più.

Giovanni Falci

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