domenica 14 febbraio 2010

DE MAGISTRIS SUB GRATIA


De Magistris sub gratia

Devo subito confessare che prima di essermi accinto a scrivere questo mio commento all’intervista a de Magistris apparsa nel numero del 3 febbraio u.s. , ho sentito il dovere di chiamare la redazione del giornale per sincerarmi della veridicità di tutti i virgolettati riportati nell’articolo.
Avuta conferma della veridicità mi è sorta spontanea la domanda sul perché della collocazione in pagina 2 anziché in pag. 23 , quella di solito deputata allo “spettacolo” che reputavo molto più adatta alla performance dell’ex Magistrato.
Ovviamente la prima immagine che mi è apparsa nella fantasia mentre leggevo incredulo quelle affermazioni , è stata quella di Chaplin nel “grande dittatore” , la memorabile parodia di Hitler che ballava intorno al mappamondo.
Se ci riflettete un attimo sopra vedrete che de Magistris , in quella parte , in cui declama le sue “idee” ci sta proprio a pennello.
Ma quello era cinema,grande cinema , spettacolo , qui invece è politica , e dovrebbe essere politica vera , seria.
E’ ovvio che servirebbero decine di pagine per poter esporre tutto lo sgomento che mi hanno provocate tutte quelle affermazioni che ritengo completamente farneticanti.
Mi limiterò quindi a quelle più eclatanti che sono la sua definizione di “straordinario” e la sua tesi su Marx.
La prima trova la sua chiave di lettura in una osservazione che fa un personaggio di un’opera teatrale di Camus , “la caduta” , tale Jean-Baptiste Clamence , un brillante avvocato parigino, il quale , nello spiegare il perché della sua scelta di fare l’avvocato dice testualmente : “Ero sorretto da due sentimenti sinceri:la soddisfazione di trovarmi dalla parte del giusto ed un istintivo “disprezzo” per i giudici in genere;non riuscivo a capire come un uomo si proponesse da sé per esercitare questo compito strabiliante,e,questo “disprezzo”,visto dall’esterno assomigliava piuttosto a una passione. Ammettevo questo fatto,ma era un po’ come ammettere le mosche; con la differenza che il volo di questi insetti non mi ha mai reso un centesimo,mentre mi guadagnavo da vivere dialogando con gente che “disprezzavo”.
La cosa fastidiosa era dunque il fatto di “proporsi da sé” , quello che appunto continua a fare de Magistris anche fuori dalla Magistratura.
Egli si sente “al di sopra” , si definisce “straordinario” , si sente addirittura sopra la legge allorquando afferma che le sue indagini non sono naufragate perché “sbagliate” , ma perché “affossate da poteri occulti”.
Egli quindi supera anche la Legge per entrare , direbbe San Agostino , sub gratia.
Nella sua lotta sotto la Legge che lo ha visto soccombere perché il trasferimento ad altra sede i suoi ex colleghi del CSM lo hanno adottato , “permettendosi” di contrastare le argomentazioni dello “straordinario inquisito”, de Magistris decide il salto nella condizione sub gratia , si pone cioè sopra alla legge perché comunque questa è inesorabilmente connessa con il peccato.
C’è solo un piccolo particolare che de Magistris dimentica che è quello per il quale sub gratia non lo potranno mettere né 500.000 voti né 10.000.000 di voti perché questa condizione non può essere opera dell’uomo perché altrimenti sarebbe sempre fallace.
Certo San Agostino che elabora questa tesi non aveva avuto la fortuna di conoscere de Magistris che forse lo avrebbe fatto ricredere di questo ragionamento perché gli avrebbe presentato un uomo “straordinario” capace di entrare nella condizione di grazia anche senza aiuto della speranza ma con la certezza di essere nel giusto.
Per quanto riguarda Marx devo subito precisare che sono contento della affermazione di de Magistris perché è esattamente contraria alla mia , indirettamente quindi ho la prova di aver ragionato bene.
Riflettevo giorni fa sul perché io che sono stato comunista dal ’68 , oggi non mi sento più tale e la chiave di lettura che mi davo era nella trasformazione della società in cui oggi viviamo.
Innanzitutto è cambiato il linguaggio delle cose o per meglio dire sono cambiate le cose stesse.
Le cose che mi hanno educato sono diverse da quelle cui si educano gli adolescenti di oggi , e quindi tra queste cose attuali non avrebbe senso parlare e proporre cose che non esistono più ; non potrei essere compreso , ma soprattutto non potrei proporre niente. Basta camminare ed osservare una periferia di città per capire che non c’è più lo “spirito popolare”. I contadini , gli operai sono altrove anche se materialmente abitano ancora lì. Prima , quando io avevo 18 anni e decidevo di essere comunista , gli immigrati in città dalla campagna avevano i loro nonni , genitori , parenti che erano rimasti in paese , in campagna e continuavano a fare i contadini.
Si conosceva quella realtà , quella classe , che giustificava la decisione di lottare per loro , per i loro diritti , per il diritto dei poveri a un’esistenza migliore , di essere rivoluzionari contro i reazionari che volevano la cristallizzazione di privilegi.
Oggi di rivoluzione non se ne parla nemmeno.
Ma la più grande trasformazione si è avuta nella campagna.
Per la mia generazione essa rappresentava la certezza di una continuità con le origini del mondo umano , essa rappresentava , per lo meno per me , lo spettacolo di un mondo perfetto.
Oggi quel mondo e quella classe per cui io lottavo non appartiene e non viene vista dai giovani perché l’operaio sfruttato , il contadino , il proletario non è il loro coetaneo ma è l’extracomunitario che , come tale è anche extrainteresse.
Oggi solo sui volti degli extracomunitari nelle città si vede la stanchezza , solo nei loro sguardi si percepisce e vede la tristezza e il sopruso.
Si vede la delicatezza dei contadini di una volta che si sentono sempre in colpa , e hanno paura di disturbare.
Si potrebbe essere comunista oggi solo per cercare l’affrancazione dai soprusi di questa massa silenziosa e anonima che però non ci appartiene quanto invece ci appartenevano il nostro vecchio parente contadino o vecchio amico figlio dell’ operaio che ci permettevano di conoscere classi per le quali valeva la pena di combattere di rivoltarsi.
Vedi caro de Magistris che quindi Marx non ha parlato solo di lavoro ed economia (di cui parlano tutti i partiti) ma di dialettica di classi sociali che oggi si sono amalgamate ed avvicinate come la stessa cultura.

Giovanni Falci

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