
L’opinione pubblica,specie dopo tangentopoli,identifica nel PM il paladino della Giustizia,colui che combatte il crimine e ci aiuta a vivere in una società giusta improntata al rispetto delle leggi. Ed invero questo è in massima parte vero.
Purtroppo però le luci della ribalta a volte condizionano l’operato di alcuni PM che,dopo essere apparsi sulla stampa con titoli trionfanti,non riescono a gestire un eventuale errore in cui sono incappati e neanche il risultato di una indagine che smentisce la premessa di una inchiesta.
Può infatti capitare,ed è assolutamente naturale,che l’ipotesi accusatoria che ha dato impulso ad una indagine finita sui giornali con tanto di foto degli indagati e del PM,nel corso delle indagini preliminari non trovi un adeguato supporto probatorio e quindi dovrebbe concludersi in una archiviazione.
C’è però un certo tipo di PM che non riesce a digerire “l’affronto” ed allora decide che deve vincere e basta;si tratta di quello che non sa chiedere l’assoluzione.
Questa non è Giustizia ma non si dice mai.
Innanzitutto non è morale perché la moralità di una scelta sta nelle considerazioni che se ne possono fare a priori e non nelle sue causali conseguenze a posteriori. Se dunque ho agito secondo coscienza quando ho arrestato un tizio non devo preoccuparmi di ammettere che,dopo,le prove non sorreggono quella mia scelta iniziale. Non è scritto da nessuna parte ed in nessuna legge che il PM debba vincere per forza ad ogni costo. Anzi nella legge c’è una norma che impone al PM di dover ricercare anche le prove a favore dell’indagato,ma è una norma il più delle volte disattesa anche perché priva di sanzione e come tale non produce nessuna nullità.
E’ però davvero brutto per un addetto ai lavori che conosce gli atti del processo assistere a dibattimenti in cui il PM vuole vincere e basta;il PM che passa nell’opinione pubblica per un carro armato capace di sgretolare tutto e tutti che non è in grado di rintracciare un testimone e quindi laconicamente conclude che “purtroppo è irreperibile”.
Ma come mai non sono mai irreperibili quei testi che accusano?
Come si ricercano quei testi irreperibili che servono all’accusa?
Può applicarsi il detto famoso il fine giustifica i mezzi? Quando il fine è vincere a discapito della ricerca completa della verità?
E’ facile farsi prendere la mano in certi casi in cui si è convinti di avere ragione sebbene non si hanno le prove giudiziarie del proprio teorema e della propria intuizione.
Ma la morale impone un imperativo categorico che è quello che la morale stessa non può fare a meno della valutazione delle circostanze e delle conseguenze.
Direbbe Kant,e a ragione,”non usare mai gli altri solo come mezzi ma considerali anche come fini”. Il solo e l’anche sono importanti.
Kant non è così cieco da non sapere che,praticamente in ogni rapporto con gli altri,noi ci usiamo reciprocamente anche come mezzi per i nostri fini,pur non dimenticando che gli altri sono essi stessi fini.
Ed allora caro PM prima di recitare la parte dell’invincibile chiediti quali sono i fini morali del tuo operato e quali i mezzi per raggiungerli e ti renderai conto così che puoi usare la pg anche per cercare il teste irreperibile utile alla difesa e non solo quello utile all’accusa.
Se poi si uscisse meno sui giornali con proclami e foto allora sarebbe anche più semplice e più professionale.
Giovanni falci
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