


TRAVAGLIO,APICELLA E DI PIETRO
Ormai la Corte di Cassazione si è pronunciata : Il Procuratore Apicella è stato definitivamente sanzionato , i suoi colleghi di Catanzaro invece hanno avuto in gran parte ragione ed hanno visto accogliere i loro ricorsi.
“Tutti i nodi vengono al pettine:Quando però c’è il pettine.” Scriveva Leonardo Sciascia e finalmente in questo caso il pettine c’è stato.
“E’ ormai difficile incontrare un cretino che non sia intelligente e un intelligente che non sia cretino…… .I cretini ora sono adulterati , sofisticati . Oh i bei cretini di una volta! Genuini , integrali : Come il pane di casa , l’olio o il vino dei contadini.” Scriveva sempre Sciascia in “nero su nero” nel 1979.
Sono passati 30 anni da allora ma quel pessimismo che pervade quelle pagine che bollano tanti vizi e vezzi della società italiana appaiono sempre di grande attualità.
Travaglio ha passato mesi in televisione da Santoro ad “Anno Zero” a “difendere” l’operato di Apicella a suo dire irreprensibile e “legale” ; con quell’alone sofisticato e quel sorrisetto adulterato ha cercato di convincere l’opinione pubblica che era “ingiusto” il trattamento riservato al Dott. Apicella e che invece erano i Giudici di Catanzaro ad aver agito in modo sbagliato . Un continuo richiamo alle Leggi e alla Giustizia violata .
Ma caro Travaglio come la mettiamo ora che Giudici , professionisti , non pseudo intellettuali adulterati e sofisticati , hanno deciso chi ha ragione?
In questo caso non è mancato il pettine del giudizio severo , intransigente , rigoroso.
In questo caso la mancanza , per una volta , dei percorsi lenti della giustizia che fa uscire i colpevoli indenni non c’è stato e quindi non è calato il senso etico.
Chi veramente crede in quei valori della Giustizia e della Legalità con le maiuscole non può nutrire dubbi oggi su come sono andati i fatti , dovrebbe , per coerenza , indire un sit out per bilanciare il sit in organizzato a favore di un colpevole ormai definitivamente accertato.
Caro Travaglio , caro Di Pietro e perché no , caro Santoro c’è sempre il rischio di giudicare l’esteriorità e Voi ci siete caduti . Ammoniva Gesù Cristo “non giudicate secondo le apparenze , ma giudicate con giusto giudizio” ; i vostri sono stati giudizi delle apparenze o peggio ancora di ciò che vi siete sforzati di voler far apparire , quello della Cassazione è stato invece un giusto giudizio , se non altro perchè applicato con regole che valgono per tutti.
E’ tanto universale questo concetto del giudizio feroce nei confronti di un avversario che lo si ritrova in ogni religione : affermava infatti Gandhi nei suoi “pensieri” che “la nostra natura è incline a vedere solo il male dell’avversario , ad attribuirgli solo il male , forse anche quello che non c’è. Il male che vediamo in lui dipende spesso dal nostro modo affrettato e meschino di vedere l’uomo”.
C’è stata in Travaglio , in quei suoi ripetuti e ripetitivi show sul caso Apicella , una tale faziosità nel definire le persone coinvolte nella vicenda – in particolare il Ministro della Giustizia e Berlusconi – da renderlo ridicolo per il furore e l’eccesso con cui ha voluto liquidare chi gli sembrava di ostacolo o semplicemente gli risultava odioso..
Io sarei preoccupato nei panni del trio Travaglio-Di Pietro-Santoro , perché di solito si detesta chi ci assomiglia e i nostri stessi difetti , visti dal di fuori , ci esasperano.
Ma fa che questi tre hanno gli stessi difetti di Berlusconi e quindi come dice Oscar Wilde “nessuno di noi riesce a sopportare negli altri i suoi stessi difetti”?
Quanto siamo tolleranti con noi stessi , per i nostri vizi , tanto siamo implacabili e sferzanti quando li vediamo praticati da altri.
E’ il famoso appello di Gesù alla pagliuzza nell’occhio del fratello e alla trave conficcata nel nostro di occhio ; è questo , caro Travaglio , un esercizio faticoso ma necessario se non si vuole vivere da ciechi a livello morale.
Alla radice c’è una virtù spesso ignorata , l’umiltà.
Essa non è umiliazione di sé , non è masochismo spirituale.
E’ invece lo sforzo di tenere fisso lo sguardo su quella realtà debole e limitata che è in noi , senza andare a cercare altrove per giustificarsi e magari condannare ipocritamente l’altro.
Per questo è indispensabile riflettere più su se stessi che esaminare al microscopio i comportamenti degli altri.
Potrai dire caro Travaglio di conoscere bene te stesso quando ti scoprirai più difetti di quanti gli altri riescano a vedere in te.
Certo per raggiungere questa meta c’è sempre un muro da abbattere , quello dell’orgoglio.
Ma , per tornare alla frase iniziale di Sciascia , l’umiltà di cui parlo è difficile trovarla in un adulterato e sofisticato pseudointellettuale , l’orgoglio invece… .
Giovanni Falci
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