
Ho letto con attenzione l’articolo “la crisi della giustizia e i mali del processo penale “ dell’Avv. Aurelio Taiani ed ho tratto l’ennesima conferma di quanto aleatorio sia il concetto della giustizia e del processo penale.
Io personalmente,infatti,la penso in modo diametralmente opposto all’Avv. Taiani che ha evocato alcuni principi ed alcuni concetti a mio avviso non al passo con la storia.
Mi riferisco in particolare al concetto di morale e al principio della pretesa punitiva dello Stato in materia penale.
Lo Stato poliziotto che cerca di punire il colpevole appartiene ad un passato caratterizzato da una politica autoritaria e dittatoriale.
Compito principale della norma penale deve infatti essere quello della prevenzione così come compito della pena non può essere quello della retribuzione ma bensì quello del reinserimento sociale attraverso il recupero del trasgressore.
Dichiarare “nobile” il nostro sistema giuridico perché “punisce” mi sembra un assurdo sia giuridico che morale.
Così come mi sembra un errore affermare che le parti del processo siano l’imputato e la parte offesa in quanto quest’ultima,come è giusto che sia,nel rapporto processuale penale,è una parte solo eventuale ma non necessaria in quanto il rapporto di processo penale si instaura correttamente quando siano presenti l’imputato e il Pubblico Ministero e non già la persona offesa che non a caso non si chiama “parte”.
Ma la censura più tecnica va ,a mio avviso ,mossa a quella parte dell’articolo in cui si invoca l’art. 3 della Costituzione per le riforme operate in materia di falso in bilancio,rogatorie e immunità processuali.
A me sembra che l’art. 3 della Costituzione non sia affatto violato da tali riforme che si applicano a tutti i cittadini italiani che dovessero trovarsi nelle condizioni previste dalle nuove norme. L’uguaglianza dei cittadini davanti alla Legge non è violata da una legge che si applica in casi sporadici e marginali ma da leggi che prevedessero discriminazioni tra le persone a parità di situazioni.
Quelle norme dunque potranno essere criticate da un punto di vista politico ma sicuramente non da un punto di vista giuridico.
Che dire poi della sfiducia dell’Avv. Tafani nei confronti dell’Autorità Giudiziaria che traspare da quel passaggio critico sulle norme della remissione dei processi per legittimo sospetto. Se l’imputato infatti riesce a “sfuggire ad un PM o a un Giudice” questo non avviene per la Legge che stabilisce in astratto i casi di legittimo sospetto ma avviene con un provvedimento di un Giudice che applica quella Legge nel contraddittorio delle parti.
Chi leggesse quell’articolo da non addetto ai lavori potrebbe pensare che un qualsiasi imputato ha facoltà di chiedere automaticamente ed immotivatamente la “trasmigrazione” del suo processo presso altro giudice o pm mentre invece questo avviene,come è giusto che sia,solo nei casi espressamente previsti e provati.
Ma l’aspetto più singolare dell’articolo è quel richiamo alla moralità ed anzi alla presunta “attuale crisi radicale della moralità”.
La moralità non può coincidere solo con un sistema di regole.
La comunità morale dipende anche da altri fattori:dipende dai sentimenti di quelli che la costituiscono,dalla capacità di fare gesti spontanei e di sacrificio per il bene altrui.
La gente ha bisogno della sicurezza promessa dalla legge ma anche di legami affettivi e di simpatia che li lega ai propri vicini.
Quando si prende in considerazione una persona molto accorta che adempie a tutti i suoi doveri,che non pretende niente di più di quanto non abbia diritto di avere e che rispetta meticolosamente i diritti degli altri,non si riesce a volerle bene finchè non la si riconosce capace di avere dei sentimenti.
Ed allora quella affermazione categorica che la dignità di una azione risieda in una norma è errata! Così come è errato pensare che attraverso le norme si possa sconfiggere l’egoismo dell’uomo.
E’ il sentimento che ci distingue dagli animali che operano solo in virtù di norme seppure naturali.
La rabbia di una persona incapace di provare compassione deve essere temuta così come l’amicizia di una persona senza gioia.
E’ questa la morale di sempre che non ha niente in comune con processi o norme penali e che è di tutti come lo sono i sentimenti e non solo dei politici e degli “uomini colti”;quest’ultima affermazione dell’articolo è sicuramente in contrasto con l’Art. 3 della Costituzione e propone un modello di società classista che ripugna la coscienza civile attuale.
Giovanni Falci.
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