
In difesa di Daniele Filizola
Il titolo di questo mio articolo è la classica frase che l’avvocato scrive sulla cartella del proprio cliente , ed in effetti rende bene quello che mi riprometto : assumere la difesa di Daniele Filizola , Sindaco di Torraca , balzato agli “onori” della cronaca in questi ultimi giorni per una indagine giudiziaria a carico suo e di altri consiglieri .
Premetto comunque , come è ovvio del resto , che non affronterò alcun argomento strettamente processuale , sia perché non sono il vero difensore di Filizola , sia perché ritengo che i processi “veri” si debbano svolgere solo in Tribunale e non sui giornali.
La mia sarà allora una difesa di questo sindaco “dalle accuse” che in questo frangente gli vengono mosse dai suoi avversari .
Sarà dunque una difesa nel processo umano e politico che sempre si accompagna a quello giudiziario , una difesa più difficile di quella che si fa nelle aule di giustizia perché nel mio processo non ci sarà una sentenza che bene o male deciderà la questione , ma il giudizio sarà solo e sempre di colpevolezza.
Ed infatti il vero problema di Daniele Filizola come di chiunque sbattuto in prima pagina è quello di evitare il giudizio,non il castigo. Il castigo senza giudizio è sopportabile,ha persino un nome,sventura,mentre qui si tratta di evitare d’essere sempre giudicati senza che venga mai pronunciata la sentenza.
Allora come in ogni processo che si rispetti c’è bisogno di una accusa , di uno o più capi di imputazione sui quali muoversi per potersi difendere ; è questo un principio di civiltà giuridica , il diritto di difendersi provando sancito dalla Costituzione ed anche dalla Convenzione dei Diritti dell’Uomo .
Basterebbe questo per assolvere Filizola dalle “accuse” dei suoi nemici : costoro lo giudicano con un processo non giusto perché gli parlano dietro , alle spalle .
Per lo più sono “sentito dire” , “pettegolezzi” che non hanno neanche la dignità del sospetto , in poche parole sono argomenti che non convincono perché sono stati per ben due volte bocciati dalla Giuria popolare che ha eletto questo signore sindaco del proprio paese .
Diciamo allora che l’accusa è quella di essere un leader , di avere una leadership che essi non condividono , non con motivazioni logiche , ma per invidia , oserei dire per borbonica convinzione .
Allora incominciamo a dire subito che Filizola merita la leadership perché in politica i principi sono di impaccio e l’ipocrisia è una virtù !
Certo mi si potrà obiettare che il mio “cliente” non ha la caratteristica che Aristotele e Cicerone ricollegavano al leader e cioè che non si può essere un buon capo senza aver imparato prima a obbedire , ma anche questo è sbagliato.
Filizola infatti non ubbidirà ai suoi denigratori ed avversari , e onestamente mi sembra umano , ma sa ubbidire a chi di dovere .
Loro , i nostri accusatori lo vedono solo in Paese dove è il numero uno , ma che ne sanno delle anticamere , delle borse portate al potente di turno , dei rospi che deve ingoiare in ambienti diversi dal suo paese ?
Egli è leader perché sa circondarsi di gente che è fin troppo contenta di farsi guidare ; spinte da debolezza , ignoranza e pigrizia –soprattutto pigrizia- ,moltissime persone preferiscono lasciare ad altri il compito di prendere decisioni ; i suoi avversari evidentemente non sono altrettanto capaci ed oggi cercano di sostituirlo non con l’aiuto del popolo , ma con l’aiuto di un singolo , il Pubblico Ministero di Sala Consilina .
Ma a questo punto sorge spontanea una domanda perché i nostri accusatori vogliono la punizione del mio “cliente” ?
Vogliono punire per correggere chi ha sbagliato , o vogliono la punizione per vendicarsi?
Voglio esortare i nostri accusatori a riflettere che occorre avere una gran fiducia in se stessi per poter sempre essere sicuri che la propria percezione del misfatto e della punizione sia davvero corretta .
Eppure siamo tutti colpevoli questo sì che è certo , anche voi accusatori .
Spesso il “nemico” è costruito a tavolino e riceve non di rado quei caratteri che odiamo in noi stessi , dentro di voi allora sappiate che vi augurate una punizione uguale : la sentenza che uno pronuncia sugli altri finisce con il rimbalzargli prima o poi in faccia,non senza danno.
Mi avvio comunque a concludere per motivi di spazio , questa mia prima parte della difesa “eccependo la carenza di legittimazione” di alcuni accusatori .
Mi riferisco ai traditori.
Tra chi inneggia alla condanna c’è anche chi ha tradito Daniele Filizola , chi cioè è stato con lui a condividere successi ed obiettivi , è salito sul suo carro del vincitore , e poi si è tirato indietro .
Non importano le ragioni del tradimento , se però si è cambiata casacca per opportunismo o per vantaggio personale (inteso anche come non raggiungimento di un vantaggio) non sono ammissibili questi traditori sul banco dell’accusa .
Se l’editore vorrà “il processo a Filizola” potrà continuare in un prossimo scritto , quello vero però di “processo” , quello politico.
E forse lì ci converrà patteggiare!
Giovanni Falci
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