martedì 15 dicembre 2009

IL POSSEDERE RENDE GLI UOMINI INFELICI


Il possedere corrompe e rende infelici.
Per poter possedere infatti si deve per forza di cose competere e cercare di sottrarre ad altri quello che si vuole.
Quando poi tutto questo possesso non è neanche il frutto di una scelta intima e convinta,ma è il risultato di un indotto sociale subdolo e strisciante,allora l’infelicità è ancora maggiore.
Non si è infatti infelici nel lottare per una ideologia o per una propria intima convinzione;quegli sforzi appagano,in un certo senso non si “sentono”. Ma quando la competizione ha per oggetto qualcosa scelto da altri,qualcosa che non ha niente di ideale,allora lo sforzo si” sente “ e tutto diventa oneroso se non per il corpo sicuramente per lo spirito.
Gli occhi ridenti di un vecchietto di 72 anni incontrato una notte a Lungomare che vende per strada castagne e pannocchie mi hanno ancor più convinto di questa tesi.
Questi era un uomo felice che comunicava con le persone,che viveva la natura all’aria aperta,che non doveva confrontarsi né competere con nessuno,non doveva apparire in nessun altro modo,in una parola non dipendeva che da se stesso.

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