martedì 15 dicembre 2009

AVEVA RAGIONE DANTE


AVEVA RAGIONE DANTE

E capirai sì come sa di sal lo pane altrui e come è duro calle lo scendere e il salir per l’altrui scale.

E’ esattamente quello che faccio in questo periodo,mangio il pane altrui e salgo e scendo l’altrui scale.
Del resto non poteva essere diversamente,è il destino dell’esiliato di ieri di oggi e di domani che Dante,da quel genio che è ha immortalato.
Io sono condannato come Dante e quindi mangio il pane di Sergio e salgo e scendo le scale di Marco e Sergio. Ogni giorno che prendo quegli ascensori mi ridico in mente mia quei versi;ogni giorno che firmo un atto insieme a Sergio mi ridico i versi;ho notato addirittura che la mia firma su quei ricorsi è diversa da altre ma non per mia volontà.
La cosa spiacevole è che io sconto una pena non per qualcosa che avrei fatto,ma per la divulgazione di notizie sulle mie presunte colpe.
La mia condanna all’esilio non è legata ad una colpevolezza,ma all’essere sotto processo.
Il paradosso è che mentre la pena per i fatti commessi è temporanea,che so 1,2,3,10 anni di carcere,quella di essere processato è perpetua:un ergastolo.
Questa pena pesa ancora di più perché la scontano con me i miei cari,i miei figli:è dunque ingiusta,iniqua,illegale.
La responsabilità penale è personale e dunque la pena che segue l’accertamento della responsabilità è anch’esso personale;ma la pena per essere processati,l’esilio dalla civiltà,viene scontata anche da persone che non hanno commesso niente.
La prima pena oltre che giusta viene applicata da un Giudice dopo che ti è stata data la possibilità di difenderti,di dire la tua;la seconda invece viene data dalla stampa,senza processo, contraddittorio e senza poter dire niente in tua difesa.
I miei figli sono in esilio con me senza essere stati interrogati,sono in esilio senza neanche essere conosciuti dai loro giudici aguzzini.
Stanno scontando una pena enorme che è la loro stessa esistenza cambiata da un fatto mai commesso. Essi non sono stati penalizzati da un padre delinquente,arrestato,condannato;essi sono penalizzati da una società che “informata” di questo padre li ha subito qualificati o per lo meno li ha fatti sentire colpevoli.
Con questo non voglio sottrarmi alle mie responsabilità,voglio solo affermare che la pena che sconto mi sembra sproporzionata perché è troppo essere stato condannato a vedere i propri figli infelici e innocenti.
In un certo senso mi sento come i condannati in quei miti greci che per l’eternità devono soffrire un tormento che si rinnova ogni giorno,penso a Sisifo,a Prometeo.
La situazione quindi in cui sono è quella dell’ansia del mio presente-non so come e cosa fare per uscire da questa situazione che coinvolge i figli-;nemico del mio passato-vorrei cancellare tutto quello che ha determinato la condanna dei miei cari-;privo di futuro-non riesco ad immaginare per loro il futuro che avrebbero avuto senza questa pena-.
In una parola sono disperato.
Io devo mangiare lo pane altrui,io devo salire e scendere l’altrui scale ma loro no

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